venerdì, 24 ottobre 2008

il cardinale Crescenzio sepe

L'arcivescovo di Napoli su Facebook:
piazza virtuale per avvicinare i giovani

La pagina di Facebook del cardinale Sepe

La pagina di Facebook del cardinale Sepe

 

NAPOLI - Chi storceva il naso di fronte al boom di Facebook, il social network più accorsato del momento, ora dovrà ricredersi e, con tutto il rispetto, farsi il segno della croce. Perché tra le faccine della community, da un paio di giorni c'è anche quella del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. Grande comunicatore, sua eminenza, che di quartieri e strade ne attravrsa tanti a piedi, ha subito fiutato che quella era una piazza reale, altro che virtuale, da non disertare. Ha preso tastiera e fotina e si è iscritto al sito www.facebook.com.

Il suo profilo recita: Cardinale Crescenzio Sepe. Uomo. Data di nascita: 2 giugno 1943; istruzione e lavoro: Università pontificia, Università lateranense; scuola superiore: Seminario di Aversa. Amici: 17 (almeno fino a ieri sera ndr); contatti c.grovino@chiesadinapoli.it. Nella foto sorride e stringe le mani come a porgertele per dire: se vuoi, possiamo parlarne, qui c'è una risposta. C.grovino è Carmine Grovino che cura anche il portale della diocesi di Napoli. È lui a ricevere le richieste di amicizia per l'arcivescovo e a sottoporgliele. «Ma poi - dice - è lui che decide. Come sua è stata la scelta di iscriversi a Facebook che ha sempre guardato con interesse».

Perché dove ci sono i giovani, ha detto spesso, vuole esserci anche lui. «Proprio così. La sua presenza su facebook s'iscrive nell'idea ispiratrice del progetto del nuovo portale della diocesi, che non solo vuole mettere in comunicazione tutte le parrocchie, ma creare una rete vera tra persone». E si sa, oggi non c'è niente di più reale che il virtuale. «Soprattutto per le fasce d'età psicologicamente più a rischio, quelle che più preoccuano il cardinale, ovvero i ragazzi dai 13 ai 40 anni. Per affermare concretamente la centralità della parrocchia sul territorio e nel tessuto giovanile, bisogna sperimentare il nuovo. E Facebook è senz'altro una grande occasione».

Per un pulpito virtuale? «Non proprio. Il pulpito continuerà ad essere la chiesa. L'obiettivo è quello di creare un contatto, di dare un messaggio di vicinanza, ma l'augurio è che dopo ci sia un incontro fisico tra persone e parrocchia. Il cardinale sa che i nuovi strumenti telematici devono affiancarsi e non sostituirsi ai luoghi canonici. Certo con Fb sua eminenza intende rilanciare l'opinione della chiesa di Napoli anche a chi ne è più lontano, quei giovani che per risolvere i propri disagi trovano più facile isolarsi dietro uno schermo che andare in chiesa ». Che dire? Geniale. L'apostolato napoletano diventa internettiano, e, con l'arcivescono Sepe, nasce la nuova chiesa «partenettiana».

Natascia Festa
24 ottobre 2008

Da www.corrieredelmezzogiorno.it

lunedì, 20 ottobre 2008
CHIESA: LE ACLI RICORDANO MONS. SANTO QUADRI

Assistente spirituale delle Acli dal 1955 fino al Concilio Vaticano II. Olivero: «uomo e sacerdote di straordinaria levatura»


Roma, 17 ottobre 2008 - «Instancabile promotore di pastorale sociale nelle Acli e nella Chiesa. Uomo e sacerdote di grande levatura e straordinaria formazione, fu capace di entusiasmare e dare obiettivi ad un'intera generazione». Il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero ricorda con queste parole mons. Santo Quadri, arcivescovo emerito di Modena, morto questa notte all'età di 88 anni a Bergamo, sua città natale, dove si trovava in visita ai suoi familiari.

Mons. Quadri su assistente nazionale delle Associazione cristiane dei lavoratori italiani dal 1955 al 1964, quando divenne vescovo e partecipò al Concilio Vaticano II come perito all'elaborazione della Gaudium et spes. La sua attività di assistente nazionale si caratterizzò per l'attenzione alla spiritualità del lavoro e al percorso di autonomia politica che caratterizzò le Acli negli anni successivi. Sacerdote stimato presso l'episcopato e dagli assistenti locali delle Acli, caratterizzò il suo ministero per l'equilibrio delle posizioni in un mondo in profondo mutamento. Ebbe poi da vescovo e da presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e del lavoro uno sguardo pieno di affetto nelle successive vicende delle Acli, di cui difese sempre la "scomoda" democraticità in anni di scelte difficili e anche dolorose.
sabato, 18 ottobre 2008
Su Facebook ho il grande onore di avere tra i miei contatti Maurizio Cerino, un pilastro del giornalismogsiani d'inchiesta napoletano, un profondo conoscitore del sistema camorra e del mondo della criminalità organizzata. Maurizio era un amico stretto di Giancarlo Siani, il mio eroe, l'esempio che mi ha ispirato quando ho deciso di intraprendere la professione giornalistica. Qualche giorno fa Maurizio ha buttato giù due note sul suo vecchio amico. Ne è uscito un pezzo poetico, breve ma struggente, tragico ma bellissimo. Sicuro che Maurizio non si offenderà, lo voglio regalare ai lettori del mio blog.
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La camorra non ti avverte quando viene a mettere una bomba (30 maggio 1985), o viene a prendersi una vita e strappa un sogno, 23 settembre 1985. La mafia non avverte quando decide di far scomparire un giornalista, De Mauro, Rostagno, Fava, Peppino Impastato. Arriva e «opera».
Non vogliamo icone. Abbiamo i nostri ricordi dentro di noi: 23 settembre 1985. Un sol nome Giancarlo Siani, 26 anni compiuti il 19 settembre, giornalista VERO, che andava sui fatti e scriveva di suo, senza copiare. Sempre presente, vigile, acuto osservatore.
I muschilli, gli spacciatori baby, il suo ultimo articolo, esistono per davvero.
Non sono cinesi immaginari che precipitano da un container.
Erano ragazzini di 10 anni che spacciavano eroina, che trasportavano i rifornimenti medi, 1 KG dal grossista al dettagliante. Dieci viaggi e il motorino e tuo.
Ma quale prova dello sparo o stupidaggini simili. Noi abbiamo ancora quegli occhi puliti davani a noi, 23 anni dopo. Ecco chi muore di camorra per aver davvero denunciato fatti veri e nuovi, le alleanze e
i tradimenti dei cosiddetti uomini d'onore.
Noi non vogliamo icone, ma non vogliamo più nemmeno ladri di sogni.
Maurizio Cerino, napoletano, italiano 49 anni, la stessa età che avrebbe avuto Giancarlo.
mercoledì, 15 ottobre 2008

cofferatipNel “caso Cofferati” c’entra Dio. Dopo spiegherò il perché. Prima la notizia: il sindaco di Bologna non si ricandida perché sceglie di stare col figlio piccolo. In sostanza il bambino si è dolcemente “mangiato” il (post) comunista.

Il piccolo Edoardo (neanche un anno di età) ha sciolto l’anima dell’antico compagno, del leader della classe operaia, di colui che aveva in mano la sinistra italiana e, una volta sciolto il papà come un gelato al sole, se l’è bevuto dandogli una splendida e convincente lezione: non è vero che tutto è politica (l’antico dogma sessantottino) e non è vero che la politica è tutto (il dogma comunista). Anzi, la vita che sta fuori dalla politica – per esempio un figlio - è molto, molto più grande e importante. E’ più bello veder crescere Edoardo che veder decrescere il Partito democratico. Meglio farsi “mangiare” (il proprio tempo, le proprie giornate) dal proprio bellissimo bimbo, che dal partito.

Solo qualche anno fa sarebbe stata una bestemmia. Il riflusso nel privato era una deriva piccolo borghese che non sarebbe mai stata perdonata. Il problema di Cofferati forse è che ama la musica e tutta la storia comincia da lì. Il vecchio Lenin aveva avvertito. Un giorno disse testualmente: “E’ l’ora in cui non è più possibile sentire la musica, perché la musica fa venire desiderio di accarezzare la testa ai bambini, mentre è venuto il momento di tagliargliela” (se qualcuno dubitasse della citazione fornisco il riferimento bibliografico: M. Gor’kij, “Lenin”, Editori Riuniti, Roma 1975, pp. 67-68).

Cofferati deve aver ascoltato troppa musica. E il bambino ha fatto perdere la testa a lui. A suo modo l’episodio segna un’epoca: la riabilitazione a Sinistra del padre di famiglia. L’ideologia vedeva in questa figura il simbolo del “piccolo borghese”. Péguy proclamò, al contrario, che il padre di famiglia era il vero eroe del nostro tempo. Perché simbolo dell’amore gratuito e della speranza. Ma l’ideologia non sopportava i padri. Doveva imporre un padrone, il Partito. Era una sorta di religione atea, che pretendeva di amministrare e dominare tutta l’esistenza degli individui. Si pretendeva di ficcarci dentro tutta la realtà.

Siccome c’era sempre qualcosa che dentro quella gabbia non ci stava, si provvedeva a cancellarlo dalla storia. Per esempio Dio. Un’altra cosa eccedente era il mondo degli affetti e si censurò sia l’amore che la famiglia come ferrivecchi borghesi che sarebbero stati travolti e superati nella “società” comunista.

Nel periodo staliniano il partito si frappose pure fra marito e moglie e si aveva terrore di essere denunciati addirittura dai familiari. I figli diventarono sostanzialmente proprietà del partito e specialmente in certi momenti o certi paesi, penso alla Cambogia di Pol Pot o alla Cina della “rivoluzione culturale” o alla Corea del Nord, si andò perfino al di là dell’orrenda frase di Lenin.

L’ideologia era disumana. Ma che significasse pure schizofrenia – perché troppe cose importanti restavano fuori - era chiaro fin dai tempi del vecchio Marx. Il quale scriveva il 21 giugno 1856 alla moglie: “Io mi sento di nuovo un uomo, perché provo una grande passione, e la molteplicità in cui lo studio e la cultura moderna ci impigliano, e lo scetticismo con cui necessariamente siamo portati a criticare tutte le impressioni soggettive e oggettive, sono fatti apposta per renderci tutti piccoli e deboli e lamentosi e irresoluti. Ma l’amore, non per l’uomo di Feuerbach, non per il metabolismo di Moleschott, non per il proletariato, bensì l’amore per l’amata, per te, fa dell’uomo nuovamente un uomo”.

Una lettera emblematica. Dove si vede che, a rispondere alla domanda più importante della vita, quella che Leopardi formulava così: “e io che sono?”, non era l’ideologia, ma l’amore, il volto di un “tu”. Nella lettera di Marx emergeva la schizofrenia fra il mondo dell’utopia e la realtà dove si muovono creature desiderose di amare e di essere amate, esseri umani capaci di male, incapaci di essere se stessi, ma sorpresi di trovare il proprio io e la propria felicità negli occhi della donna amata.

Don Giussani commentava le parole di Marx così: “come si può reggere una antropologia, come si può immaginare una concezione della storia che non nasca, investa e spieghi ciò che l’uomo fa ogni giorno?”. Infatti non ha retto. E’ crollata. Anche la nuova stagione dell’ideologia, quella scatenata dal ’68, naufragò proprio nell’oceano che separa l’utopia dalla drammaticità della vita quotidiana concreta dove – in attesa dell’utopico paradiso comunista – si cercavano le scorciatoie dei paradisi artificiali delle droghe o si sprofondava nella disperazione, alla ricerca del senso dell’esistenza. Si corse ai ripari teorizzando che anche il “personale” aveva un valore politico (era l’ideologia radicale). Ma si era incapaci di dare risposta davanti alla scoperta del male e anche al male di vivere.

Resta – come epitaffio di quella generazione – una lettera di un militante, pubblicata sul giornale “Lotta Continua” il 30 settembre 1977, all’indomani dell’ennesimo suicidio di un compagno. Diceva: “nel 1968 si affermava che ‘tutto è politica’. Lo si diceva dando alla frase semplicemente il significato opposto a quello che ha ora l’espressione ‘il personale è politico’. Voleva dire che per fare una rivoluzione si doveva rinunciare ai nostri bisogni personali, voleva dire nascondere i nostri sentimenti”.

Una volta allontanatasi la “rapida vittoria” iniziò il dolore di “riscoprire insieme le nostre individualità represse, ritrovare l’umiltà per parlare dei propri problemi” e diventò “facile rendersi conto di essere soli, a volte disperati”. La lettera continuava così: “Questa morte non è il frutto del caso. Egli è morto anche perché siamo stati ‘disumani’, tutti noi, Roberto incluso, vittime di un certo modo di fare politica. Disumano è stato mandare allo sbaraglio i compagni davanti alle fabbriche; è stato il modo in cui si sono trattati i compagni ‘silenziosi’… disumani sono stati i piccoli e grandi leader depositari del sapere e del potere; disumani sono stati i nostri rapporti ai cancelli con gli operai che per noi erano di volta in volta o fonti di notizie o lettori dei nostri volantini o persone cui spiegare la rivoluzione… Fra i tanti motivi che ci spingono a modificare il nostro comportamento politico e personale, c’è anche il desiderio che nessun compagno sia costretto più ad andarsene così; c’è il desiderio che tra la nostra splendida teoria piena di futuri paesi delle meraviglie e la nostra ‘squallida’ pratica quotidiana non si lasci più aperto un varco così grande dove un uomo possa perdersi”.

Vi è stato un poeta comunista, Louis Aragon, per il quale l’incontro (due mesi dopo aver tentato il suicidio, a Venezia) con la donna della sua vita, Elsa Triolet, ha significato uscire dalla disperazione e trovare la ragione dell’impegno politico. Elsa simbolizzava ogni amore, compreso quello per la patria e per gli sfruttati. Ma la più bella delle poesie a lei dedicata s’intitola “Non esistono amori felici”. E basta la prima strofa per capire: “Nulla appartiene all’uomo. Né la sua forza/ Né la sua debolezza, né il suo cuore. E quando crede/ di aprire le braccia, la sua ombra è quella di una croce/ e quando crede di stringere la felicità la stritola./ La sua vita è uno strano e doloroso divorzio./ Non esistono amori felici”.

E’ come se mancasse sempre il centro di gravità, qualcosa che sia capace di dare senso a tutto (senza censurare niente), all’essere padre e al fare politica, all’innamorarsi e all’impegno sociale, alla bellezza della musica, al vivere e al morire, qualcosa che dia valore pure al soffrire, che vinca il male personale e il male del mondo, senza la violenza dell’utopia e senza il cinismo della legge del più forte. Un “centro” che non sia travolto dal tempo che passa. Devo ancora dirvi che c’entra Dio. Ma di cosa abbiamo parlato finora?

Antonio Socci

Da “Libero”, 11 ottobre 2008

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martedì, 14 ottobre 2008

Tre giorni dopo la mia iscrizione posso dare un primo giudizio di Facebook. Innanzitutto c'è da dire che in logo_facebook-rgb-7inchpoche ore ho superato la soglia dei cento amici, che ho rintracciato persone che non vedevo da anni (talvolta anche da quindici anni) o che vedo molto, molto di rado ed avrei sempre avuto voglia di rivedere più spesso e sapere che fanno nella vita di ogni giorno e se stanno bene. Facebook, da questo punto di vista, ha realizzato un mio sogno. Tuttavia c'è un lato altamente negativo: se uno volesse star dietro a tutte le persone che sono in rete costantemente, la giornata andrebbe via in un battito di ciglia: è impossibile tenere aperto Facebook in ufficio, ad esempio, a meno che si decida di non lavorare (e con questi chiari di luna per me è assolutamente improponibile). Per ora sono ancora ipotizzato da questo nuovo strumento di social network. Spero di stancarmene presto. Ne va di mezzo la mia salute e la qualità del mio lavoro...

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domenica, 12 ottobre 2008
logo_facebook-rgb-7inchAnche io sono su Facebook da stamattina... Ieri sera ne ho discusso con alcuni cari amici ed ecco che oggi mi sono iscritto. Non ho la benchè minima idea di cosa verrà fuori e di quanto tempo potrò dedicarmi (il dubbio era: sottrarrò anche quel poco tempo che dedico al mio blog?). Poi mi sono detto: ormai nel mondo i contatti si tengono attraverso i social network, che sono agili e semplici. Perchè rimanere fuori da circuiti in cui ci sono ormai tantissimi amici? Vediamo un pò come mi troverò... Nel frattempo, AGGIUNGETEMI TUTTI!!!
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sabato, 11 ottobre 2008

Peggiorate all'improvviso le condizioni della donna di 36 anni in coma da quasi 17
Finora vano l'intervento dei medici. Il padre le ha fatto visita in clinica

Eluana Englaro in fin di vita
"Condizioni gravissime"

di PIERO COLAPRICO

Eluana Englaro in fin di vita "Condizioni gravissime"

Eluana Englaro

LECCO - Sono peggiorate all'improvviso e gravemente le condizioni di salute di Eluana Englaro, la donna di 36 anni in stato vegetativo permanente da quasi diciassette anni. L'intervento dei medici, chiamati dalle suore misericordine che accudiscono la paziente, è per ora vano. Qualsiasi operazione sulla donna, date le condizioni critiche, potrebbe essere accanimento terapeutico, perché non porterebbe alcun miglioramento significativo nella non-vita di Eluana.

Un'emorragia interna sta compromettendo la situazione clinica di Eluana, secondo quanto ha confermato il professor Carlo Alberto Defanti, neurologo dell'ospedale Niguarda di Milano e medico curante della donna, ricoverata nella Casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco. Per una strana vicenda del destino, mai nulla di grave le era accaduto in tutti questi anni. Ora la sua vita è appesa a un filo per una causa imprevista, diversa dalla sospensione dell'alimentazione forzata, al centro di una disputa giuridica che dura da una decina d'anni.

Le condizioni di Eluana sono gravissime. Il padre Beppino, che da anni si batte per una "morte dignitosa", si è recato in ospedale. Si è allontanato un'ora ed è poi tornato per stare accanto alla figlia. Secondo Franca Alessio, curatrice speciale della donna per la quale la Corte d'Appello civile di Milano ha autorizzato e poi congelato la richiesta di sospendere il trattamento di idratazione e alimentazione forzata, Eluana è "in fin di vita". "Sono andata a trovarla intorno alle tredici - ha raccontato - e le suore mi hanno detto che le sue condizioni sono gravissime. Ci si aspetta che possa spegnersi nel giro di poco tempo. Siamo in una fase critica. Aspettiamo solo il progredire della situazione" ha detto l'avvocato lasciando la casa di cura. "E' stato concordato con i medici di non fare trasfusioni - ha concluso - e non c'è stato un rifiuto da parte del padre".

"E' chiaro che la ragazza non sta bene, ora vedremo cosa succede" ha detto Vittorio Angiolini, legale della famiglia Englaro. "Che il padre sia andato a trovare Eluana è già accaduto altre volte - ha detto Angiolini - non è che sia qualcosa di eccezionale. Non so bene che cosa sia accaduto: sta male, ora vedremo cosa succederà".

"Di fronte a questo inaspettato e improvviso peggioramento, l'importante è che le decisioni da prendere siano lasciate al tutore. Dunque al papà Beppino" è stato il commento di Mario Riccio, l'anestesista che ha assistito Piergiorgio Welby. Quanto è avvenuto, ha aggiunto, "è un chiaro esempio dell'importanza della figura del fiduciario".

Per l'anestesista, assolto dall'accusa di aver aiutato a morire l'esponente radicale, "la situazione è radicalmente cambiata. Eravamo abituati a considerare statiche le condizioni di Eluana, ma ora il peggioramento conferisce realmente al padre la possibilità di decidere. Perché molti atti medici, altrimenti necessari per mantenere in vita chi viene colpito da emorragia cerebrale, nel caso di Eluana possono configurarsi come accanimento terapeutico".

giovedì, 09 ottobre 2008

Il sindaco di Bologna Sergio Cofferati ha ritirato oggi a sorpresa la propria candidatura per le elezioni cofferatipamministrative del 2009. "Una rinuncia -- ha spiegato l'ex segretario della Cgil durante una conferenza stampa --dettata da motivi prettamente privati", e dalla necessità di stare accanto al figlio nato un anno fa e alla compagna che vive a Genova. Cofferati aveva deciso per il bis appena quattro mesi fa, "fidando -- ha spiegato oggi -- sulle possibilità di gestire senza problemi insormontabili la mia famiglia". Nelle settimane successive, però, è arrivata la retromarcia, ufficializzata oggi dopo essere stata comunicata martedì al leader del Pd Walter Veltroni. "Nel corso di un mese e mezzo ho verificato il sacrificio che ricade sulla mia compagna e su mio figlio, un sacrificio enorme e insopportabile specie se proiettato su sei anni", ha spiegato il sindaco.

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categoria:politica, famiglia, giornalismo, sindacati, pubblica amministrazione, partito democratico
martedì, 07 ottobre 2008
Al via il progetto di ACLI E CTA, che organizzeranno gite gratuite per centinaia di immigrati che lavorano a Napoli 
Napoli, 7 ottobre 2008 - Le ACLI e il Centro Turistico Acli di Napoli organizzeranno una serie di gite gratuite riservate agli immigrati che lavorano a Napoli. Il progetto è denominato "Emigrante? No! Turista", nome che prende spunto dalla famosa battuta del grande Massimo Troisi.
 
"Tanti lavoratori stranieri lavorano a Napoli senza sosta in diversi settori. Noi delle ACLI veniamo in contatto con molti di loro grazie ai nostri servizi di collocamento per le colf, agli sportelli per l'immigrazione e al Patronato Acli.- afferma Pasquale Orlando, presidente delle ACLI di Napoli - vogliamo far sì che conoscano le bellezze di Napoli e della sua provincia, per sentirsi non solo lavoratori ma cittadini di questi luoghi".
 
Le ACLI ed il CTA di Napoli organizzeranno le attività turistiche nell'ambito di un progetto di sostegno all'associazionismo di promozione sociale (legge 383 del 2000). "Si tratta - continua Orlando - di attività che hanno come primo obiettivo quello di combattere il clima montante di xenofobia con una azione di integrazione e inclusione sociale. Vogliamo partire dalle piccole cose:  viaggiare insieme per amare un territorio in cui non vivono più solo italiani, e, così facendo, ringraziare con una azione concreta chi lavora per il nostro benessere a partire dalle tante badanti che sostengono le famiglie napoletane."
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categoria:lavoro, campania, immigrazione, razzismo, acli, xenofobia
sabato, 04 ottobre 2008

Città Solidali, senza futuro. La scelta coraggio del sindaco Giorgiano: “Pagherà l’amministrazione gli stipendi. I lavoratori prima di tutto”.

SAN GIORGIO A CREMANO – Un atto di coraggio dell’Amministrazione Giorgiano che non garantisce futuro occupazionale ai dipendenti della Municipalizzata, ma garantisce comunque il pagamento degli stipendi ai dipendenti di Città Solidali, impegnati comunque nell’esercizio delle loro attività. I lavoratori di Città Solidali riceveranno nei prossimi giorni gli stipendi di agosto e settembre, il cui pagamento era stato messo a rischio a causa di un pignoramento effettuato da Equitalia.

Nelle scorse ore il Consiglio Comunale ha infatti approvato all’unanimità (24 su 24), con il voto favorevole di maggioranza ed opposizione, un atto di indirizzo per la giunta comunale guidata dal sindaco Mimmo Giorgiano, che impegna l’esecutivo a pagare direttamente i 140 dipendenti della società mista per i lavori svolti negli ultimi mesi a favore dei cittadini, in particolar modo di anziani, disabili e bambini. Giorgiano ha convocato la giunta per lunedì mattina con l’impegno di approvare una delibera immediatamente esecutiva che obblighi il dirigente settore Finanze a versare gli stipendi ai lavoratori. La decisione del Consiglio Comunale pone fine ad una annosa querelle che ha portato i dipendenti di Città Solidali e i loro familiari a istituire un presidio permanente presso l’ingresso della casa comunale di piazza Vittorio Emanuele II.  “Compiremo un atto di responsabilità. – afferma il sindaco Giorgiano – Ribadiamo con forza che il nostro primo obiettivo è salvaguardare la stabilità occupazionale ed economica dei dipendenti e delle loro famiglie e con l’atto approvato in Consiglio Comunale, sulla base di un ordine del giorno presentato dalla maggioranza che mi sostiene, abbiamo dato una ulteriore dimostrazione di serietà e di volontà di perseguire il bene comune. Il fatto che l’opposizione abbia appoggiato il nostro documento è un atto di grande rilevanza politica ed istituzionale. Ringrazio i consiglieri che hanno condiviso con me questa scelta difficile ma necessaria.”. Città Solidali al momento è in liquidazione. Il Consiglio Comunale ha inoltre dato mandato al Sindaco di diffidare i liquidatori in modo da indurli ad avviare le procedure fallimentari per la società mista nata nel 1999 e che si occupa di servizi alla persona. Subito dopo la maggioranza, compatta, con 17 voti su 17, ha approvato il conto consuntivo, i debiti fuori bilancio ed il riequilibrio di bilancio dando prova, secondo Giorgiano “di grande maturità e correttezza istituzionale”. Al voto non ha partecipato il partito dei Verdi, il cui capogruppo Luigi Esposito ha deciso di uscire dall’aula dopo aver letto un documento in cui attaccava l’operato dell’Amministrazione Giorgiano.

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categoria:politica, lavoro, partito democratico, san giorgio a cremano, mimmo giorgiano, alfonso raho