Aerei fermi negli hangar, clienti che da domani non sapranno a che santo votarsi dopo aver prenotato mesi fa i propri biglietti, sindacati arroccati sulle proprie posizioni, cordate di imprenditori che non mollano, lavoratori che rischiano di andare in mezzo alla strada. Insomma, ormai Alitalia è allo sfascio. La CAI ha già fatto sapere che, rilevando la società, cancellerà moltissime rotte e licenzierà migliaia di piloti, hostess e steward. Il malato è in fin di vita. C'era il tempo per recuperarlo per tempo, con danni limitati. Qualche mese fa era vicino l'accordo con Air France, un colosso del settore, che avrebbe anche evitato la ricaduta sui contribuenti italiani di un mare di debiti. Quella strada non fu percorsa dal Governo Berlusconi in nome della pretesa che Alitalia rimanesse italiana. E così, ecco la frittata.
Io credo che è giusto che Alitalia, come qualsiasi altra società privata farebbe a questo punto, sia lasciata fallire. I lavoratori saranno in parte assorbiti dalle aziende che prenderanno gli hub e le rotte da coprire nel nostro Paese e da esso agli scali internazionali. Soprattutto non sarà l'intera popolazione italiana a pagare per gli sbagli altrui.






