Non c’è peggior sordo
Dicembre 6, 2008

Non ho la rabbia di molti, che oggi sui giornali accusano il governo di avere detto “sì ai vescovi e no agli studenti”. Forse perché reputo un atto dovuto il ripristino dei fondi alle scuole non statali (attenzione: non statali), così come ritenevo uno scempio il loro taglio qualche giorno fa. Il problema non è, infatti, scegliere fra i vescovi e gli studenti, ma garantire un servizio pubblico a tutti: le scuole non statali (cioè le paritarie, fra le quali molte cattoliche, ma anche le comunali) arrivano lì dove lo Stato non riesce ad arrivare e dunque è giusto che il loro servizio pubblico venga riconosciuto. Se privatizzo il gruppo Tirrenia, tanto per fare un esempio, ho due possibilità: o lascio la gestione interamente alla volontà dei privati - che quindi, divenendo i nuovi proprietari, sceglieranno quante corse fare e soprattutto quali - oppure lego questa privatizzazione ad alcune regole, per garantire agli abitanti di Procida la possibilità di andare a lavorare a Napoli alle 7 del mattino e di tornare a casa alle 22 pure a novembre. È un servizio pubblico anche questo, nonostante sia gestito da privati, e come servizio pubblico va trattato: i proprietari del gruppo Tirrenia sottoscrivono una convenzione con lo Stato e ricevono contributi pubblici in cambio dell’impegno ad assicurare ai cittadini anche le corse “fuori mercato”. Lo stesso discorso vale per le scuole non statali: tanto gli asili comunali quanto le elementari delle suore, per esempio, sono in molte zone d’Italia l’unica ancora di salvezza per milioni di famiglie; offrono dunque un servizio pubblico, al pari (non a caso si chiamano scuole paritarie) degli asili e delle elementari statali, ed hanno l’obbligo di rispettare regole precise (i giorni di lezione in un anno, le ore a settimana, i programmi, i criteri di valutazione…) uguali per tutti. Affermare dunque, come fa un ex docente della Sapienza su Repubblica di oggi, che “gli istituti privati dovrebbero finanziarsi facendo leva sulle regole di mercato” è una fesseria abnorme, perché se così fosse - ritorno al paragone di poco fa - gli abitanti di Procida avrebbero il traghetto per Napoli solo da giugno a settembre, quando ci sono i turisti, e farsela in gommone d’inverno non è proprio il massimo. Detto questo, torniamo al punto di partenza: il governo ieri non ha detto “sì ai vescovi e no agli studenti”; ha detto “sì ai vescovi e no ai partiti dell’opposizione”, visto che avevamo presentato in Aula emendamenti volti a ripristinare questi fondi per le scuole non statali e che la maggioranza, naturalmente, ce li ha bocciati. Ci abbiamo provato anche con un ordine del giorno: niente. Poi la Cei ha alzato la voce - mi era giunta notizia addirittura di una protesta clamorosa, con possibile coinvolgimento delle parrocchie - e Berlusconi se l’è fatta sotto. La cosa che mi turba di più non è che abbiano dato retta alle sacrosante ragioni della Chiesa, ma che ancora una volta non abbiano dato retta a noi per puri motivi ideologici: sono sordi a priori, non ci sentono dall’orecchio sinistro, e qualsiasi cosa diciamo la rifiutano solo perché l’ha detta il Pd.
categoria:politica, religione, parlamento, silvio berlusconi, dottrina sociale della chiesa, partito democratico, andrea sarubbi








Stasera, non avendo altro di meglio da fare nella canicola estiva, me ne sono andato a Ponticelli a fare un giro tra le bancarelle sistemate in occasione della festa della Madonna della Neve. 
