I Consiglieri Regionali della Campania ormai sono il gruppo di politici più dequalificato che esista. Abbiamo un presidente regionale indagato per reati gravissimi, una presidente del Consiglio che si è fatta diverse settimane di arresti domiciliari, un presidente della commissione Affari Istituzionali (!!!) con obbligo di dimora che ha anche avuto la faccia tosta di richiedere che le riunioni della commissione si tenessero nella sua città senza provare un minimo di vergogna, un consigliere regionale arrestato per legami con la camorra... La lista continua, ma per decenza mi fermo qui.
Che hanno fatto di nuovo i membri della Banda Bassotti campana (salvando la buona pace di qualche galantuomo)? Se la prendono con l'assessore al Turismo Velardi che ha ben pensato di fargli fare una pessima figura raccontando una sua audizione in commissione sul Corriere del Mezzogiorno. Ecco il testo, illuminante:
Caro direttore,
lunedì pomeriggio sono stato convocato dalla III commissione consiliare della Regione per discutere la legge sul turismo, lì giacente da più di due anni. Ho accettato l'invito, rinviando la presentazione di un mio disegno di legge in giunta. Ecco la cronaca della riunione: la sua veridicità potrà essere confermata dal verbale steso da un diligente funzionario che mi sedeva a fianco (e che provvederà — immagino — a tradurre in italiano il dibattito, prevalentemente svoltosi nell'amatissima lingua indigena). Dopo brevi e coloriti scambi di idee tra i consiglieri su come procedere, il presidente della commissione mi ha dato la parola. Io mi sono scusato per una precedente assenza, ho rassicurato tutti sul doveroso «rispetto per il lavoro della commissione e del consiglio», e ho avviato una riflessione sulla legge in discussione, mettendo in rilievo aspetti meritevoli — secondo me — di correzioni: il ruolo dei privati (da allargare), la governance (da restringere), l'esigenza di approvare un testo agile e snello, invece che una legge omnicomprensiva (il cosiddetto testo unico). Mentre mi accingevo a esprimere un concetto più generale («vorrei fare una considerazione più politica che tecnica, se mi consentite...»), un veemente commissario mi ha interrotto («ma che sta dicendo, ma come si permette...»), così ho rinunciato all'alato pensiero che volevo esprimere.
Ma ho dovuto rinunciare anche al resto. Perché da quel momento si è avviata (tra loro) una discussione che provo a sintetizzare, se ci riesco. Prima posizione, radicale: Velardi deve ritirare le due delibere approvate in giunta (sulle guide turistiche e sulle aziende di cura e soggiorno), e poi si potrà parlare del resto, cioè dell'ordine del giorno. Seconda posizione, radicale con variante meteorologica: l'assessore deve «congelare» le delibere per migliorare — appunto — il clima. Terza scuola di pensiero: Velardi non sa di che parla, perché discute la proposta di legge originaria, non quella elaborata in commissione. Di fronte alle mie flebili proteste («Come avrei potuto, se non ce l'ho?»), appare in scena un testo, che leggo e mi dichiaro pronto a discutere. Ma la quarta scuola di pensiero prevede che di questo si parli in una sottocommissione, da mettere subito all'opera con il mio staff tecnico, peraltro nel frattempo malamente offeso («sei uno staffiere, non uno staffista!»).
Siamo così agli ultimi atti. Io mi dico disponibile ad affrontare le asperità della sottocommissione. Si formano piccoli capannelli laterali e trasversali. Un commissario mi chiede di Scabec, grandi eventi, misure 4.5, ma non mi è consentito di rispondere. Qualcuno si alza per andare a fumare. Fino a che torna in scena il veemente consigliere, che dichiara, con un libretto in mano: «Basta così, ai sensi dell'articolo 59 dello statuto chiederò che l'aula discuta la proposta di legge originaria », annullando così due anni e passa di operoso lavoro. Il presidente della commissione dichiara chiusa la seduta. Si ricomincia da capo, ma non si sa quando, dove, come, in un clima di totale confusione, di assenza di indirizzi e strategie. Quale era l'alato concetto generale che stavo per esprimere quando è cominciata la bagarre? «Signori, guardate, bisogna stare molto attenti. La politica è ridotta davvero male. Cerchiamo di dare all'opinione pubblica qualche segnale positivo...».
Claudio Velardi
Assessore regionale al Turismo e ai Beni culturali
Che il livello medio dei consiglieri regionali sia infimo, lo posso confermare personalmente avendo lavorato (a nero, pagato due spiccioli due) lì per quattro anni e mezzo. E qui la "Casta regionale" invece di fare ammenda, una buona volta, cosa decide di fare? Di attaccare Velardi che avrebbe gravemente offeso il suo onore. Insomma, il solito schifo. Ma in realtà la colpa non è loro. E' nostra che eleggiamo una classe politica arrogante, incompetente, talora criminale. Destra o sinistra non fa differenza, come non la faranno le possibili dimissioni di Bassolino: scommettiamo che un'ampia parte di quest'allegra tribù continuerà ad occupare gli stessi scranni che occupa oggi?