sabato, 20 dicembre 2008
Greta, la speranza dopo 3 anni di coma «Io, sua madre, lotterò sempre con lei»
  
«Non scriva che è un miracolo, la prego non sia come gli altri giornalisti che in queste ore stanno seminando confusione e sciocchezze solo per fare un po’ di clamore. Scriva solo la verità: che miracolo non è, altrimenti sarei stata io la prima a mettere in manifesti per le strade d’Italia. Ma che è un inizio. Soltanto l’inizio, ci auguriamo, di un nuovo cammino. L’esperienza di questi mesi, trascorsi accanto a Greta, ci ha insegnato che non sarebbe giusto illuderci e ancora più illudere molte famiglie che si trovano nella nostra stessa situazione».
Laura Vannucci, la madre di Greta, distilla parole importanti con la parsimonia di chi ha imparato a soffrire. In silenzio. Cercando, minuto dopo minuto, di portare la lanterna della vita dentro l’esistenza di una figlia amatissima che, 35 mesi fa, quando aveva 18 anni, è uscita dalla lamiere contorte di un incidente stradale per entrare nel buio di uno stato vegetativo. Ha alzato un braccio, finalmente, Greta. E subito si è parlato di risveglio dal coma .«E – dice sua madre con una punta di amarezza – per qualcuno, è come se Greta avesse lasciato la sedia a rotelle per prepararsi al cenone di Capodanno, per ballare con suo papà...».
E invece, signora Vannucci?
«Greta, come hanno detto i medici è passata da uno stato vegetativo ad uno stato di minima coscienza. Ciò significa che in alcuni momenti della giornata Greta è cosciente ed esegue dei semplici comandi come muovere il braccio. Ma questo piccolo passo in avanti non ci garantisce che lei possa migliorare sempre di più. Il successo di questa sperimentazione ha permesso ai medici di scoprire che il cervello, se stimolato in modo adeguato, può recuperare alcune funzioni, per esempio dei fasci neuronali, come hanno fatto vedere le immagini delle risonanze. Ma i risultati che vorremmo, i risultati che dei genitori possono sognare guardando i loro figli ridotti così, ovvero sentirli parlare, ridere o vederli camminare, non sono e non possono essere – il professor Canavero è stato chiaro – una conseguenza diretta di ciò che mostrano le risonanze ma devono nascere solo da un miglioramento complessivo e sicuramente più problematico. Quel miglioramento per cui mio marito ed io non abbiamo mai smesso di lottare».
Per questo motivo state pensando all’intervento con le cellule staminali?
«Sì, stiamo valutando l’opportunità di una trasferta in Cina per il trapianto delle staminali. È un operazione sperimentale, che in Italia non è ancora permessa come si sa, e soprattutto non si sa assolutamente se funzionerà e, nel caso funzionasse, a che tipo di miglioramenti ci porterà. Anche in questo caso stiamo davanti ad un bivio perché purtroppo l’intervento non è privo di rischi. In ogni caso se decideremo per il sì, sarà a primavera. Preferiamo aspettare ancora 4 o 5 mesi proprio perché i fasci neuronali stanno ricrescendo. E solo aspettando potremo vedere se Greta riuscirà a fare altri progressi con l’aiuto dello stimolatore».
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martedì, 16 dicembre 2008
Atto di indirizzo del dicastero del Welfare che rende illegale per le strutture del SSN
bloccare l'idratazione e l'alimentazione della donna, in stato vegetativo da 16 anni

Eluana, interviene il ministero
"Vietato interrompere la nutrizione"

La risposta del legale degli Englaro: "L'atto non vale niente"
Il bioeticista Neri: "Crudeltà nei confronti della famiglia"


Eluana, interviene il ministero "Vietato interrompere la nutrizione"

Un'immagine di Eluana Englaro

ROMA - Interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale. A stabilirlo è un atto di indirizzo che il ministero del Welfare ha inviato a tutte le Regioni. E il suo effetto immediato vuole essere un blocco delle procedure che, dopo anni di battaglie legali, hanno portato la famiglia di Eluana Englaro ad ottenere lo stop dell'alimentazione e dell'idratazione che tengono la donna in stato vegetativo da 16 anni.

Immediata arriva la risposta del legale della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini, secondo cui l'atto del ministero "non vale niente, perché la legge non la fa Sacconi'". "Mi lascia letteralmente esterrefatto": sono invece le prime parole di Carlo Alberto Defanti, il neurologo ed ex-primario del Niguarda di Milano che dal 1995 ha in cura Eluana. Defanti osserva che, in base a questo atto, "non si fa quel che bisognerebbe fare: applicare una sentenza del tribunale della Repubblica Italiana".

"Ho firmato questo atto - ha spiegato il ministro Sacconi, illustrando il provvedimento insieme ai sottosegretari Martini e Roccella - perché lo ritengo doveroso, affinché tutto il servizio sanitario nazionale, si uniformi al dovere di garantire a qualunque persona diversamente abile il diritto alla nutrizione e all'idratazione".

Nel concreto questo significa che, se una struttura del Ssn eseguisse la sentenza della Cassazione che autorizza il distacco del sondino per Eluana, "questa struttura opererebbe contro la legge".

Il documento rinvia alla Convenzione sui diritti delle persone disabili approvata dall'Onu il 13 dicembre 2008 e al parere del 30 settembre 2005 del Comitato nazionale di bioetica, secondo cui la sospensione della nutrizione "va valutata come una forma particolarmente crudele di abbandono del malato".

A questo proposito, sulla questione interviene il bioeticista Demetrio Neri, membro del Comitato nazionale di bioetica, anche all'epoca in cui venne approvato quel parere. L'atto d'indirizzo, secondo Neri, non solo va contro una sentenza del Tribunale della Repubblica, ma è anche "una grave crudeltà verso la famiglia, il padre e la madre di Eluana". "Il fatto che un atto sia legale o illegale dipende, mi sembra - aggiunge Neri - dato che non sono un giurista, dall'esistenza di una legge e il ministro Sacconi non può sostituirsi al Parlamento nel fare le leggi".

Della stessa opinione il legale degli Englaro: "Mi sembra una cosa abnorme - dice Angiolini - il parere del Comitato nazionale di bioetica e la convenzione dell'Onu sui diritti dei disabili non c'entrano assolutamente niente con la nostra normativa".

Secondo indiscrezioni, inoltre, Eluana potrebbe arrivare già questa notte alla Casa di cura ''Città di Udine'', che la accoglie per accompagnarla alla morte, anche se, dopo l'intervento del ministero, la questione potrebbe riaprirsi.
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domenica, 16 novembre 2008
Il cardinale ha espresso la sua opinione durante la trasmissione televisiva "A sua immagine"
"L'essere umano non è un oggetto, la penso come le suore che l'hanno accudita"

Eluana, anche Ruini in campo
"Scelta tragicamente sbagliata"

ROMA - La sentenza che autorizza a staccare il sondino che alimenta Eluana Englaro è, secondo il cardinale Camillo Ruini "una decisione tragicamente sbagliata, alla base della quale c'è un grande equivoco: guardare all'Eluana di oggi come se fosse quella di ieri, invece che alla luce di quel che Eluana è oggi, con le sue esigenze molto modeste, con il suo bisogno solo di un pò di cibo e di un pò di acqua".

Ruini è intervenuto sulla vicenda questa mattina alla trasmissione "A Sua Immagine", in onda su RaiUno. Il porporato, che al momento è presidente del Comitato per il progetto culturale promosso dalla Chiesa Italiana, ha espresso preoccupazione "certamente per la sorte concreta di Eluana, ma potenzialmente anche per chi è nelle sue stesse condizioni".

"C'è il rischio - ha aggiunto il prelato - che decisioni come questa spingano verso una concezione dell'uomo considerato come un oggetto. Ruini ha anche confidato di aver appreso della decisione su Eluana, "con grande tristezza e smarrimento. Non pensavo - ha spiegato - che si potesse ripetere in Italia un caso come quello di Terry Schiavo. I miei sentimenti - ha rivelato - ricalcano quelli delle suore che l'hanno accudita e che oggi chiedono: 'la lascino a noi che la sentiamo viva. Sentono e capiscono che lei e' viva".

L'atteggiamento della Chiesa, ha concluso, "non poteva essere diverso. Da sempre esistono case della carità che accolgono persone che non hanno uso della ragione e vengono assistite. A loro modo sono contente. La Chiesa non rinuncerà mai a fare questo, nè a pregare per loro nè, infine, al suo impegno culturale e pubblico, affinchè l'uomo capisca di essere soggetto e non soltanto oggetto".

Il cardinale in riferimento al suo nuovo incarico per la promozione del Progetto Culturale, "lavoriamo perché il cattolicesimo non sia un'eredità del passato ma una cultura presente capace di interrogarci". Per Ruini c'è "una frattura" nella cultura secolarizzata, "un restringimento dell'orizzonte della mente umana, troppo concentrata sulle cose che si possono calcolare e misurare, allargare spazi della ragione: se si sanasse - ha osservato - troveremmo le grandi domande e anche Dio come risposta a queste domande".
"Riflettere sulla questione antropologica - ha continuato Ruini - ci ricorda che l'uomo non è un oggetto manipolabile, ma sempre un soggetto, una persona". E' questo il punto fondamentale: se si acclara possiamo usare bene scienza e tecnica, se no esse ci portano a disumanizzarci".

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sabato, 15 novembre 2008

Il principio di precauzione


Per i fedelissimi del blog, questa è la terza puntata: ho già parlato di Eluana a luglio in occasione della sentenza d’appello e, venti giorni dopo, quando si votò in Aula. Credo di aver detto tutto, ma ho bisogno di ripetermelo, e mi perdonerete. Mi perdonerà chi mi giudica un mollaccione e chi mi giudica un talebano, ma tutti - spero - mi riconosceranno un percorso, anche se non coincide con il loro. Comincio col dire che - ancora una volta - una parte del mondo cattolico sta sbagliando i toni: parlare di condanna a morte, onestamente, mi sembra una forzatura. Perché questo presupporrebbe una volontà di vivere da parte di Eluana. Così come non si può parlare di suicidio assistito, perché vorrebbe dire che diamo per certa la sua volontà di morire. Il problema serio - che è anche il vulnus della sentenza, secondo me - è che, a differenza di Piergiorgio Welby (e so per certo che una parte della Chiesa si sta rendendo conto di avere esagerato con lui), qui manca una manifestazione chiara di volontà. I giudici affermano che questo stato vegetativo è inconciliabile con “la concezione (di Eluana) sulla dignità della vita”; di Eluana Englaro a 21 anni, aggiungerei io, che ho la sua stessa età e che nel 1992 mi sarei quasi suicidato per la fine di una storia d’amore. Primo punto debole, repetita iuvant: in questo caso specifico la volontà del paziente non è certa, ma è stata ricostruita dai giudici attraverso indizi di una vita fa. C’è poi il solito problema, quello cruciale, della definizione di accanimento terapeutico, che dipende dal concetto di terapia: su questo punto io sto con la Chiesa, nel dire che acqua e cibo non sono medicine e dunque finché do da bere a qualcuno non mi sto accanendo contro di lui. Anche qui ci sono posizioni diverse, nessuna con la verità in tasca: pure su questo punto, dunque, manca una certezza assoluta, e non mi sembra un dettaglio trascurabile. Due dubbi (o “non certezze”, fate voi) del genere, secondo me, obbligherebbero al principio di precauzione: meglio un passo indietro che un passo in avanti. Che poi è lo stesso principio applicato dalla giustizia quando stabilisce che “è meglio un colpevole fuori piuttosto che un innocente in galera”. Ecco perché, pur non gridando alla condanna a morte, non mi sento di parlare di vittoria della libertà: vedo invece - e concordo con parte del mondo cattolico - il rischio serio di introdurre in Italia l’eutanasia, perché a questo punto se mio nonno, ridotto in stato vegetativo persistente, diventerà un peso insopportabile per tutta la famiglia, saremo noi a poter decidere quando toglierlo di mezzo. Ma per fortuna una sentenza non è una legge: sulla legge dovremo confrontarci in Parlamento ed avremo sorprese, ne sono certo. Sorprese forse amare per la Chiesa, perché - al di là della compattezza di facciata mostrata dall’attuale maggioranza - le sensibilità sull’argomento sono diverse all’interno di ogni schieramento.

venerdì, 14 novembre 2008

Comunicato n° 29 del 14 Novembre 2008


SCIENZA & VITA FA APPELLO ALLE COSCIENZE DI TUTTI:
“NON COOPERATE ALL’UCCISIONE DI ELUANA”

“Ci appelliamo alle coscienze di tutti quelli che nelle prossime ore e nei prossimi giorni si avvicineranno a Eluana Englaro, perché non cooperino alla sua uccisione”. E’ l'appello che l’Associazione Scienza & Vita rivolge a tutti, “al papà Beppino come agli altri familiari, a tutti gli amici ma anche ai medici, ai rappresentanti delle istituzioni dello Stato e delle Regioni. Un invito pressante rivolto a quanti possa essere richiesto di cooperare, a vario titolo, a porre fine all’esistenza terrena di Eluana. Una giovane donna da anni in stato vegetativo persistente, non dunque una malata terminale, che versa in un gravissimo stato di disabilità che necessita solo di un’assistenza elementare nell’idratazione e nell’alimentazione”.
“Non è ancora troppo tardi per fermarsi – ammonisce Scienza & Vita –. Non c’è alcun obbligo di dare attuazione alla sentenza di condanna emanata dal giudice. E’ ancora possibile rispondere al comandamento dell’amore che ama la vita, qualunque vita, anche la più fragile e tormentata. E assecondare quella voce che da secoli viene dal profondo della coscienza di ogni uomo e di ogni donna e che risuona come un comando: non uccidere”.


Associazione Scienza&Vita
Lungotevere dei Vallati 10, 00186 Roma
tel.: 06.6819.2554 fax: 06.6819.5205
e-mail: segreteria@scienzaevita.org

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sabato, 11 ottobre 2008

Peggiorate all'improvviso le condizioni della donna di 36 anni in coma da quasi 17
Finora vano l'intervento dei medici. Il padre le ha fatto visita in clinica

Eluana Englaro in fin di vita
"Condizioni gravissime"

di PIERO COLAPRICO

Eluana Englaro in fin di vita "Condizioni gravissime"

Eluana Englaro

LECCO - Sono peggiorate all'improvviso e gravemente le condizioni di salute di Eluana Englaro, la donna di 36 anni in stato vegetativo permanente da quasi diciassette anni. L'intervento dei medici, chiamati dalle suore misericordine che accudiscono la paziente, è per ora vano. Qualsiasi operazione sulla donna, date le condizioni critiche, potrebbe essere accanimento terapeutico, perché non porterebbe alcun miglioramento significativo nella non-vita di Eluana.

Un'emorragia interna sta compromettendo la situazione clinica di Eluana, secondo quanto ha confermato il professor Carlo Alberto Defanti, neurologo dell'ospedale Niguarda di Milano e medico curante della donna, ricoverata nella Casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco. Per una strana vicenda del destino, mai nulla di grave le era accaduto in tutti questi anni. Ora la sua vita è appesa a un filo per una causa imprevista, diversa dalla sospensione dell'alimentazione forzata, al centro di una disputa giuridica che dura da una decina d'anni.

Le condizioni di Eluana sono gravissime. Il padre Beppino, che da anni si batte per una "morte dignitosa", si è recato in ospedale. Si è allontanato un'ora ed è poi tornato per stare accanto alla figlia. Secondo Franca Alessio, curatrice speciale della donna per la quale la Corte d'Appello civile di Milano ha autorizzato e poi congelato la richiesta di sospendere il trattamento di idratazione e alimentazione forzata, Eluana è "in fin di vita". "Sono andata a trovarla intorno alle tredici - ha raccontato - e le suore mi hanno detto che le sue condizioni sono gravissime. Ci si aspetta che possa spegnersi nel giro di poco tempo. Siamo in una fase critica. Aspettiamo solo il progredire della situazione" ha detto l'avvocato lasciando la casa di cura. "E' stato concordato con i medici di non fare trasfusioni - ha concluso - e non c'è stato un rifiuto da parte del padre".

"E' chiaro che la ragazza non sta bene, ora vedremo cosa succede" ha detto Vittorio Angiolini, legale della famiglia Englaro. "Che il padre sia andato a trovare Eluana è già accaduto altre volte - ha detto Angiolini - non è che sia qualcosa di eccezionale. Non so bene che cosa sia accaduto: sta male, ora vedremo cosa succederà".

"Di fronte a questo inaspettato e improvviso peggioramento, l'importante è che le decisioni da prendere siano lasciate al tutore. Dunque al papà Beppino" è stato il commento di Mario Riccio, l'anestesista che ha assistito Piergiorgio Welby. Quanto è avvenuto, ha aggiunto, "è un chiaro esempio dell'importanza della figura del fiduciario".

Per l'anestesista, assolto dall'accusa di aver aiutato a morire l'esponente radicale, "la situazione è radicalmente cambiata. Eravamo abituati a considerare statiche le condizioni di Eluana, ma ora il peggioramento conferisce realmente al padre la possibilità di decidere. Perché molti atti medici, altrimenti necessari per mantenere in vita chi viene colpito da emorragia cerebrale, nel caso di Eluana possono configurarsi come accanimento terapeutico".

domenica, 28 settembre 2008

Da www.repubblica.it

Intervista al sottosegreatrio Roccella dopo il dibattito con il padre di Eluana
"L'alimentazione e l'idratazione non possono considerarsi delle cure"

"Sì al testamento biologico ma la volontà deve essere chiara"

di CATERINA PASOLINI


"Sì al testamento biologico  ma la volontà deve essere chiara"

VIAREGGIO - La libertà di scegliere e rifiutare le cure, sancita dalla costituzione, non signfica il diritto a morire. Non esiste nella nostra legislazione. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare con delega alla salute e parlamentare Pdl di area cattolica, non ha dubbi.

E il testamento biologico?
"C'è bisogno di una legge sulla fine della vita, è giusto che una persona possa esprimere le sue volontà per quando forse non sarà in grado di farlo, ma il consenso o il rifiuto a determinate cure deve essere informato. Deve decidere dopo aver parlato con un esperto in maniera approfondita e comunque il medico secondo me può rifiutarsi, può obiettare alle scelte del paziente perché forse domani ci sarà una cura. E comunque il volere deve essere scritto, non basta il sentito dire".

Eluana non può parlare.
"Ognuno elabora il dolore in modi diverso, non voglio entrare nel dolore dei familiari ma se quella sentenza facesse giurisprudenza, se passasse il principio che un giudice ricostruisce la mia volontà in base agli stili di vita, a quello che ho detto a 13 anni mi inquieterebbe. Altri potrebbero approfittare per interesse e staccare la spina".

Ma la costituzione stabilisce il diritto a rifiutare le cure.
"Sì, idratazione e nutrizione però non sono terapie secondo me, ma accudimento, sostegno vitale e quindi non sono rifiutabili, non si tratta di accanimento terapeutico. Si immagini se passasse questo principio cosa accadrebbe ad esempio alle giovani anoressiche che non voglion mangiare, i malati di Alzhaimer".

Eluana è in coma da anni, una non vita.
"Lo dice lei, si sa cosi poco, le conoscenze mediche cambiano in continuazione. Per questo stiamo facendo una consulta sugli stati vegetativi per poi dare linee guida alle regioni per le cure riabilitative".

Parla per esperienza?
"Ho curato a lungo mia madre che dopo un'operazione è andata in coma, quando ha riaperto gli occhi era come una bambina, non teneva neanche la testa dritta come un neonato. Ha dovuto ricominciare a imparare tutto".

Ma la qualità della vita?
"È un concetto che mi fa orrore, è consumistico. Comunque uno ha il diritto di rifiutare le cure se è lucido, Welby lo ha detto e ripetuto sino alla fine e così è stato ma credo che si abbia il dovere di cercare di trattenere chi se ne vuole andare. E il medico dovrebbe avere il diritto di obiettare alle scelte del malato".

E la sofferenza?
"Ecco, dobbiamo eliminare la sofferenza, non chi soffre e sulle cure paliative in italia siamo ancora indietro".

mercoledì, 27 agosto 2008
eluana1Pregare e far firmare per difendere la vita di Eluana
 
Cari amici,
nel ringraziarVi per la Vostra continua sottoscrizione dell'appello per la difesa del diritto alla vita di Eluana Englaro Vi invitiamo ad aderire con convinzione all'iniziativa promossa dalla Diocesi di Roma per domenica 20 luglio, e che consiste nel pregare "perché il Signore illumini le coscienze sul valore intangibile di ogni vita umana, particolar-mente nelle situazioni estreme di sofferenza e di dolore, come il caso di Eluana Englaro."
 
Con quanti vorranno unirsi spiritualmente a noi proponiamo la recita del S. Rosario per domenica sera alle ore 21.
Associazione Due minuti per la vita
Casella postale 299 - 10121 Torino TO
mercoledì, 13 agosto 2008

La ginnastica, le uscite in carrozzina. E una valigia pronta

Lecco, una giornata nella stanza di Eluana - Dodici ore con il sondino per nutrirsi, 12 per dissetarsi

 

Eluana in una foto d'archivio
Eluana in una foto d'archivio

 LECCO — Eluana non dorme, ha gli occhi aperti. La tendina rossa che la separa dal corridoio si sposta, papà Beppino entra. Lo fa almeno una volta al giorno. Un bacetto. Il solito saluto, quello degli ultimi 16 anni. Che non cambia la realtà. «Bacio la figlia che ricordo, quella che si vede nelle foto». Casa di cura Lecco. Secondo piano, a destra, poi subito a sinistra. Suor Rosangela aggiusta il copriletto, glielo tira fin sopra la vita. Tapparelle abbassate, penombra. Fa caldo nella stanza, un corridoio, bagnetto, poi lo spazio per il letto, un comodino, sopra un bicchiere con qualche fiore rosso. Due orsacchiotti bianchi sulla testiera, ricordo di cugini gemelli. Foto e poster sulle pareti azzurre: mare e cavalli di un passato lontano, passioni e affetti in decine di immagini sotto vetro, che forse non guarda più nessuno.

Eluana spiritosa in hula hop; sorridente al timone di una barca; tenera con le scarpe del padre; bellissima in una recita scolastica. Infanzia felice, adolescenza impetuosa. La maturità, invece, è tutta lì, quello che si vede su un letto d’ospedale. Trentasette anni, la pelle da bambina. Eluana è dimagrita. Le braccia lungo il corpo, rilassate in un pigiama bianco, leggero; il volto è adagiato sulla guancia sinistra; dal naso spunta il sondino che la nutre, quello che, se la Cassazione rigetterà il ricorso della Procura generale, cesserà di funzionare. L’ultimo appiglio a una vita apparente, «che lei non avrebbe mai scelto». Lo ripete papà Englaro, con un ritornello che suona ormai come un disco rotto: «Era un purosangue della libertà, a dieci anni mi disse "che cosa c’entri tu con la mia vita?"». Sono le 16. Eluana sta mangiando. Il «cibo» scorre da una sacca su una piantana alla destra del letto, attraversa il sondino, le riempie lo stomaco. Un pranzo che dura 12 ore: tanto ci vuole per sfamarla.

E quando smette, alle 5 del mattino, arriva l’acqua. Stessa operazione, per altre 12 ore. Giornata intensa per suor Rosangela. Ora c’è da staccare il sondino «per mobilizzarla», un po’ di stretching a gambe e braccia, poi qualche colpo di mano a torace e schiena, per liberarle i bronchi; infine le gira il corpo, di fianco, prima a destra, dopo a sinistra. E ancora il sondino. In attesa della notte, dell’alba, del risveglio. Domani come sempre. Con i ritmi del convento. Alle 5 le pulizie quotidiane, alle 8 la ginnastica, alle 9 in pantaloncini e polo per la passeggiata in carrozzina. In giardino, tra i fiori. Ma non nelle ultime settimane, con le telecamere puntate dappertutto. Allora meglio un giro in corridoio, la sosta nello studio medico, mentre si fa cambiare l’aria alla cameretta. La routine di Eluana. Tra le visite di papà Beppino, e i battibecchi con Rosangela, la suora misericordina che l’accudisce. Un duello, ad armi pari. Ma dopo 14 anni insieme al secondo piano, forse, qualcosa è cambiato. «Nonostante tutto, Englaro non è un mostro. Ma dico che non si può far morire così una persona: è disumano. Io dico di aspettare, Eluana non vivrà altri 14 anni».

Quel decreto, l’ha letto bene. Non condivide la decisione, ma il resto non lo mette in dubbio: «C’è scritto quello che vedo ogni giorno: in 14 anni lei non è mai cambiata. Non ho mai incrociato il suo sguardo, non mi ha mai guardata». Il 9 luglio, giorno della sentenza, ha preso un treno ed è corsa in clinica. «Credevo che sarebbe andata via subito, così le ho preparato le valigie». I suoi oggetti personali: pigiami e camicie da notte, magliette e pantaloni per la ginnastica, tute e pile quando fa freddo. Anche una felpa rosa che le dona tanto. «Troppi vestiti. Lo dico sempre a sua madre di non comprare altro». La valigia è pronta. Il conto alla rovescia è già scattato. Anche se all’hospice fiorentino sembra essere tutto congelato, qui a Lecco l’ansia è forte. Ma c’è anche la speranza che il decreto venga sospeso: «Se dovesse andare altrimenti, comunque non faremo le barricate. Sapevamo fin dall’inizio che Eluana non sarebbe rimasta qui. Lei non appartiene a noi, ma a suoi genitori». «Non appartiene a nessuno» l’ha corretta una volta Englaro. Discussioni tra le mura dell’istituto, fuori il clamore. Che a volte arriva anche al secondo piano. Fino a pochi giorni fa, c’era ancora chi veniva a depositare bottigliette d’acqua davanti all’ingresso con manifesti contro l’eutanasia: poi suor Rosangela si è svegliata di notte e li ha strappati, la mattina ha cacciato quelli che li distribuivano: «Mi sono sentita dire che sono la suora dell’eutanasia, io ho risposto: «Ma non vi vergognate voi a manifestare qui?"». La tendina rossa si chiude. Ora Eluana deve dormire.

Grazia Maria Mottola
13 agosto 2008

mercoledì, 06 agosto 2008

Sono io!!!Questo blog in media ha 30-40 visitatori al giorno, che da metà luglio, causa ferie, sono scesi ad una ventina. Tra ieri e la mattina di oggi ce ne sono stati circa cento. Suppongo che molti siano stati inviati a leggere quello che scrivo da qualcuno che voleva alzare un polverone sui miei ragionamenti fatti sul litigio tra un consigliere comunale ed Enzo. (a proposito: oggi ho ricevuto una bella telefonata dal Sindaco di Portici). Spero che ritornino per discutere con me dei casi della piccola Sara di Sant'Anastasia o di Eluana Englaro, che il padre vorrebbe uccidere. Purtroppo credo che non accadrà. E questo è assai, assai triste.

giovedì, 31 luglio 2008

La Procura generale chiede di bloccare la sentenza sullo stop all'alimentazione forzata

Eluana, sì della Camera al conflitto
di attribuzione.

E la Procura fa ricorso

Passa la mozione che solleva il caso davanti alla Consulta. Il Pd non partecipa, Udc con la maggioranza

 

ROMA - La Procura Generale di Milano ha deciso di ricorrere in Cassazione contro il decreto della Corte d'Appello Civile sul caso di Eluana Englaro e ha chiesto di sospendere il provvedimento emesso che, altrimenti, sarebbe esecutivo in qualsiasi momento. Secondo la motivazione che accompagna la decisione, non è stata accertata con sufficiente oggettività l'irreversibilità dello stato vegetativo permanente della ragazza, che vive in coma vegetativo da 16 anni. Per questo la Procura generale si oppone alla sentenza pronunciata dalla corte d'Appello civile di Milano, e confermata in Cassazione, secondo la quale il padre della giovane, Beppino Englaro, può chiedere ai medici di interrompere il trattamento che tiene in vita Eluana. Il sostituto pg, Maria Antonietta Pezza, in accordo con il procuratore generale di Milano, Mario Blandini, ha così firmato e depositato il ricorso contro la decisione dei giudici. Un ricorso sofferto, sul quale - per quel che si sa - gran parte della Procura non era d'accordo. Il sostituto pg ha presentato anche un'istanza di sospensione del decreto di tre settimane fa, per bloccarne l'esecutività. Sulla richiesta di sospensiva sarà di nuovo la Corte d'Appello a doversi pronunciare.

Beppino Englaro, padre di Eluana (Ansa)
Beppino Englaro, padre di Eluana (Ansa)

SI' DELLA CAMERA A CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE - Nel frattempo, sempre sul caso Eluana, la Camera ha approvato la mozione per sollevare un conflitto d'attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale in merito alla vicenda. E' atteso per venerdì, invece il voto del Senato. Hanno votato a favore solo deputati del Pdl, della Lega e dell'Udc; contro hanno votato quelli dell'Idv. I deputati del Pd non hanno preso parte alla votazione.

LEGALE FAMIGLIA, «ANDIAMO AVANTI, NESSUNA SOSPENSIONE» - «Per noi la situazione oggi è uguale a ieri, e identica a tre settimane fa: la Corte d'Appello di Milano, come poi confermato dalla Cassazione, ha autorizzato il signor Englaro a porre fine alle sofferenze della figlia, ed è quello che farà quando lo riterrà opportuno, nè prima nè dopo». Così il legale della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini, commentando il voto della Camera. E sulla decisione della Procura, è intervenuta invece la curatrice di Eluana, Franca Alessio: «Sono motivazioni sconcertanti. Già la Corte d'Appello - ha ricordato Alessio - nel suo decreto ha ritenuto che l'irreversibilità dello stato di Eluana fosse un fatto passato in giudicato. Durante un'udienza fui io stessa a proporre che il dottor Riccardo Massei o il dottor Carlo Alberto Defanti venissero a testimoniare sull'irreversibilità dello stato vegetativo, ma nessuno lo ritenne opportuno». «L'irreversibilità - ha aggiunto la curatrice speciale - non è più discutibile: lo riconoscono tutti, persino i medici della clinica dove Eluana è ospitata». Esprimendo il suo sconcerto per la decisione della Procura generale di Milano, Franca Alessio ha voluto comunque ribadire la scelta della riservatezza adottata dalla famiglia di Eluana. «Questa è e resta una questione privata - ha detto - e riguarda solo il caso specifico di Eluana Englaro. Siamo contrari a qualunque strumentalizzazione in senso differente».

LA LOGGIA, «PARLAMENTO HA DIRITTO DI LEGIFERARE» - A proposito del voto della Camera, invece, molte sono state le reazioni politiche. Per Enrico La Loggia, vice Presidente del Gruppo del Pdl a Montecitorio, «la decisione ha una valenza prettamente tecnica. Si tratta di stabilire, come da noi sostenuto, che il diritto di legiferare su questa, come su qualunque altra materia, appartiene al Parlamento, come prevede l'articolo 70 della Costituzione».

DI PIETRO, «STO CON I GIUDICI» - Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, difende la decisione della magistratura. «Se al Parlamento non va bene questa legge si assuma la responsabilità di cambiarla e non percorra la strada pilatesca e da don Abbondio di attaccare un magistrato che ha applicato una legge che già c'è», spiega Di Pietro.

QUAGLIARIELLO, «PDL NON METTE TESTA SOTTO SABBIA» - Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato, ha espresso grande soddisfazione per il voto favorevole della Camera a elevare il conflitto di attribuzione. Secondo Quagliariello il voto dimostra che il Pdl «non mette la testa sotto la sabbia» quando si tratta di affrontare tematiche che riguardano «il confine tra la vita e la morte, che si affacciano prepotentemente nella dimensione pubblica al punto da condizionare la stessa convivenza civile».

SORO, «CI VUOLE UNA LEGGE» - Il capogruppo democratico Antonello Soro ribadisce che «il Parlamentao non può lamentare la mancanza della normativa ma deve invece fare una legge che disciplini la parte finale della vita». «È del tutto privo di fondamento invece - aggiunge Soro - prendersela con i singoli magistrati che segnalano la mancanza della legge e operano in questo contesto». Il capogruppo democratico nega che ci sia una «spaccatura» nel Pd sul tema: «nessuna divisione chiediamo una legge e abbiamo già comunicato al presidente Fini di inserirla nella programmazione autunnale». Un intervento legislativo, secondo Soro, «consentirebbe di riaffermare con forza nel nostro ordinamento il divieto di ogni forma di eutanasia e di accanimento terapeutico, realizzando nel contempo l'alleanza terapeutica tra medico e paziente e l'equa distribuzione delle cure palliative».

BINETTI, BOBBA E CARRA, «SOFFERTA MEDIAZIONE, MA PD UNITO»- «Oggi il Pd con una sofferta mediazione ha offerto una importante manifestazione di unità e di compattezza non partecipando al voto sul conflitto di attribuzione». Lo affermano i deputati del Pd Binetti, Bobba, Carra, Calgaro, Lusetti, Mosella, Ria, Sarubbi. E aggiungono: «Vogliamo che Eluana viva, riconoscendo anche alla sua esistenza attuale il diritto a vivere e riaffermando che nessuno può assumersi la tragica responsabilità di togliere la vita ad un'altra persona».

domenica, 20 luglio 2008

englaro_eluanaOgni tanto bisogna credere a chi dice che ormai il mondo va alla rovescia. Come spiegare altrimenti l'insensato attacco di Liberazione, quotidiano ufficiale del Prc, alle suore che con amore curano Eluana Englaro? Laddove neppure i familiari di Eluana vogliono arrivare, cioè mantenere in vita una ragazza che è viva, dorme, si sveglia, viene nutrita, apre e chiude gli occhi, alcune religiose continuano a non mollare. Con amore. Con gratuità. Eppure la fragilità di Eluana a molti continua a dare fastidio. C'è chi si occuperà di lei, qualsiasi cosa accada. Ma allora, perchè ucciderla togliendole alimentazione ed idratazione? Ancora una volta Antonio Socci ci dà degli spunti per riflettere. Buona lettura.

A proposito di Eluana Englaro, ieri La Stampa, in prima pagina, pubblicava l’articolo di Marina Garaventa che vive “più o meno nella stessa situazione in cui era Piergiorgio Welby”. A un certo punto la signora Garaventa si rivolge polemicamente a chi difende il diritto alla vita di Eluana e scrive: “propongo a questi signori di prendersi un anno sabbatico e offrirlo a Eluana: passare con lei giorni e notti, lavarla, curarle le piaghe, nutrirla, farla evacuare, urinare, girarla nel letto, accarezzarla, parlarle nell’attesa di una risposta che non verrà mai”.

E’ una provocazione salutare (NOTA 1). Ma forse la signora Garaventa non lo sa: ci sono suore, donne cristiane, che per Eluana stanno già facendo tutto questo da 14 anni, in silenzio e con gioia, e chiedono solo di poter continuare ad amarla. Suor Rosangela – leggo in una cronaca del Corriere - la conosce così bene da “intuire all’istante se ha mal di pancia o mal d’orecchio”. Eluana ogni mattina viene “alzata da letto, lavata, messa in poltrona. Quotidianamente la portiamo in palestra dove c’è un fisioterapista che le pratica la riabilitazione passiva”. Poi c’è la musica, le passeggiate in giardino e “qualche volta, soprattutto se le parla suor Rosangela, muove gli occhi”.

Proprio queste suore, queste fantastiche e umili donne del Cielo, senza fare alcuna polemica, senza lanciare “guerre ideologiche”, con dolcezza hanno detto: “vorremmo tanto dire al signor Englaro, se davvero la considera morta, di lasciarla qui da noi. Eluana è parte anche della nostra famiglia”. Le suore per tutti questi anni si sono prese cura di lei “come di una figlia”. Esprimono il “massimo rispetto” per “la sofferenza dei genitori di Eluana”, ma “con discrezione” chiedono loro di poter continuare ad accudirla e amarla. “Liberazione”, giornale di Rc, parla di Eluana come di “un corpo”. Invece la suora dice: “Per noi è semplicemente una persona e viene trattata come tale… E’ una ragazza bellissima”. L’editoriale di “Liberazione”, firmato da Angela Azzaro, ha dell’incredibile. Esordisce accusando la Chiesa di essere venuta meno al sentimento della pietas, “quel sentimento che ci rende partecipi del dolore e delle sofferenze altrui, che non ci fa girare le spalle, ma ci aiuta a uscire dall’egoismo, dal nostro bieco interesse”.

Con questa surreale premessa la Azzaro sentenzia: “Il massimo gesto di crudeltà lo hanno compiuto le suore Misericordine presso cui Eluana si trova. Conoscono il padre. Dicono di rispettarlo. Ma gli hanno chiesto di lasciare lì il corpo della figlia. Come se niente fosse. Come se in tutti questi anni la sua vita non fosse stata appesa a un filo, il filo che tiene in vita un corpo non più senziente e che a lui ha impedito di pensare ad altro, di elaborare il lutto, di ripensare forse più serenamente agli occhi di Eluana quando capivano”.

Viene da chiedersi se il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, non pensa di dover chiedere scusa per questo editoriale intitolato “Il sadismo alla scuola di Benedetto” ? E cosa ne pensano i Bertinotti e i Vendola? Le povere suore bersagliate dall’articolista non hanno sequestrato Eluana: fu portata lì dal padre e dalla madre nel 1994 perché era nata lì. Le suore rimasero perplesse, non sapevano se erano in grado di assisterla. Poi si resero conto che aveva bisogno solo di essere alimentata e amata, accudita come una bimba, e la presero nella loro famiglia, con tenerezza e dedizione.

Queste donne umili, che per 14 anni, in silenzio, l’hanno amata, lavata, alimentata, aiutata, meritano di prendersi lo schiaffo di “Liberazione” che parla di “crudeltà”? Le suore non impongono nulla, non sono loro a disporre della sorte di Eluana, né possono o vogliono trattenerla: hanno semplicemente dichiarato che sarebbero liete di continuare a prendersi cura di lei. Con discrezione e semplicità, rispettando tutti. Queste povere donne non hanno potere di decisione, hanno solo il loro amore da offrire. Ebbene secondo il “giornale comunista” (così si definisce), questo è “il massimo gesto di crudeltà”.

Sarebbe questa la cultura laica? Sulla Stampa si sfidano i “pro life” a prendersi cura di Eluana. Appurato poi che le suore lo fanno, da “Liberazione” si bersagliano con l’accusa di crudeltà. Mi pare evidente che il pregiudizio e l’ideologia accecano, cambiano il Bene in Male e il Male in Bene.

Certo, per chi si dice comunista l’amore cristiano (che è “amore del prossimo” e perfino “amore dei nemici”) è roba pericolosa. Casomai la storia comunista ha trafficato con la categoria e la pratica dell’ “odio di classe”. Loro credevano di poter sistemare il mondo e eliminare l’ingiustizia così, con l’ “odio”, l’antagonismo, la lotta, la rivoluzione. Il marxismo pretendeva di essere una “scienza”, non aveva bisogno di amare nessuno, neanche il proletariato: le stesse leggi ferree dell’economia avrebbero necessariamente portato al comunismo, il “paradiso in terra”. Così hanno costruito i loro inferni (dove sono stati macellati milioni di cristiani).

Oggi i contenuti delle diverse ideologie sembrano accantonati, ma restano certi furori, certi metodi e pregiudizi. Certe astrazioni. Ieri per esempio a pagina 10 dell’Unità, dove si esponevano le discutibili dichiarazioni della “Consulta di bioetica”, si diceva che definire con espressioni come “omicidio di stato” il lasciar morire Eluana significa pronunciare “parole al di là della decenza o della semplice ‘educazione’ ”.

Voltando pagina sempre l’Unità definiva però “assassinio di Stato” l’eventuale condanna a morte ed esecuzione di Tareq Aziz per le imputazioni relative agli anni in cui era dirigente del regime di Saddam Hussein. L’Unità intervista Marco Pannella che si batte perché “nessuno tocchi Caino” e – denunciando lui stesso le responsabilità di Aziz – definisce appunto “assassinio di stato” e “delitto” la sua eventuale esecuzione.

Premesso che siamo tutti contro la pena di morte e che nessuno deve toccare Caino, chiediamo a Pannella e all’Unità: invece Abele sì? Pannella parla di questa sua “battaglia di civiltà”, definisce un “misfatto” l’eventuale esecuzione capitale di Aziz, seppure colpevole, perché la vita umana non è a disposizione degli stati, ma poi, leggo in una agenzia, definisce la sentenza che autorizza la sospensione dell’alimentazione per Eluana come “affermazione della civiltà giuridica, umana e civile”. Stiamo parlando della eventuale morte di una ragazza per fame e per sete. E’ pur vero che non è autosufficiente e non pare cosciente, ma è viva.

Io non posso credere che Pannella e l’Italia, i quali rivendicano la moratoria dell’Onu sulle esecuzioni capitali come una conquista di civiltà, possano poi accettare una simile morte per Eluana. E’ pur vero che in quest’epoca di sbandamento si definisce conquista di civiltà anche l’aborto, ovvero la soppressione – tramite legge di stato – di migliaia e migliaia di piccole vite innocenti. Ma perché la vita di Caino va sempre e comunque protetta, qualunque cosa abbia fatto, e quella di Abele no?

La presenza silenziosa di quelle suore ci fa sapere che da 2000 anni, da quando è venuto Gesù, qualunque essere umano è amato. Un giornalista disse una volta a Madre Teresa di Calcutta che lui non avrebbe fatto ciò che faceva lei per tutto l’oro del mondo e lei rispose: “neanche io”. Ma per Gesù sì. Al di là della sentenza su Eluana, com’è possibile non provare rispetto e ammirazione per queste suore? Non è stupendo che esistano persone così? Sono appassionate a ogni essere umano com’era Gesù che ascoltava tutti, accoglieva tutti e “guariva tutti”. Sono capaci di questo amore per la vita umana perché amano, testimoniano e donano ciò che vale più della vita: Gesù stesso, la Grazia. Cioè la vita eterna, l’unica vera speranza che rende vittoriosi sul dolore e su “sorella morte”.




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categoria:vita, religione, antonio socci, il mondo alla rovescia, eluana englaro diritto alla vita
mercoledì, 16 luglio 2008

La vicenda di Eluana Englaro interpella in maniera assolutamente drammatica le nostre coscienze. Questo soprattutto perchè in questo caso non si tratta di staccare una persona da una macchina che la tiene artificialmente in vita. In questo caso, invece, si tratta di staccare il sondino che alimenta da oltre tre lustri Eluana. Facendola morire di fame e di sete. Non si tratta di una "dolce morte". Si tratta di omicidio, forse la soluzione più semplice non solo per la famiglia e gli "amici" di Eluana (gli stessi che hanno giurato e spergiurato che Eluana, avrebbe chiaramente espresso la sua volontà di morire se si fosse trovata in una situazione simile), ma anche per lo Stato, che oggi non si vuole far carico di aiutare chi negli anni ha ricoperto di cure una ragazza in stato vegetativo. Questo è il momento per alzare la voce ed urlare che Eluana ha diritto a vivere. Possiamo farlo tutti firmando questa petizione: http://www.firmiamo.it/eluanaenglaro

eluana1Appello alla societá civile per la difesa del diritto a vivere di EluanaIl presente appello é in difesa del diritto alla vita di Eluana Englaro e si oppone alla richiesta di interromperne l'idratazione e l'alimentazione.

Tale interruzione provocherebbe infatti la morte di Eluana, e questo solo in seguito ad una lunga e dolorosa agonia, come giá successe per Terri Schiavo nel 2005.

Togliere la vita ad una persona, solo perché malata o disabile o incosciente, é una pratica inaccettabile in ogni paese che voglia continuare a rientrare nel novero di quelli civili.


LA VITA E' UN BENE INVIOLABILE E INDISPONIBILE E NESSUNO si puó arrogare la prerogativa di toglierla a proprio arbitrio.

***
"domanderò conto della vita dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello" (Gn 9,5)

"[...]si fa sempre più forte la tentazione dell'eutanasia, cioè di impadronirsi della morte, procurandola in anticipo e ponendo così fine «dolcemente» alla vita propria o altrui. In realtà, ciò che potrebbe sembrare logico e umano, visto in profondità si presenta assurdo e disumano.

Siamo qui di fronte a uno dei sintomi più allarmanti della «cultura di morte», che avanza soprattutto nelle società del benessere, caratterizzate da una mentalità efficientistica che fa apparire troppo oneroso e insopportabile il numero crescente delle persone anziane e debilitate. Esse vengono molto spesso isolate dalla famiglia e dalla società, organizzate quasi esclusivamente sulla base di criteri di efficienza produttiva, secondo i quali una vita irrimediabilmente inabile non ha più alcun valore." (Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae n.64)

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