mercoledì, 05 novembre 2008

PILLOLA GIORNO DOPO: ROCCELLA, E' METODO CONTRACCETTIVO

La pillola del giorno dopo e' sempre piu' usata dalle giovani donne italiane, e c'e' un vero e proprio boom di richieste soprattutto il lunedi', per 'rimediare' a week end imprudenti. C'e' il rischio, segnala il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, 'che diventi un metodo contraccettivo e non un contraccettivo d'emergenza. C'e' un vero problema di emergenza educativa'. Secondo la Roccella, che ha partecipato al primo congresso della Federazione italiana ostetricia e ginecologia a Roma, da cui e' emersa la crescente diffusione dell'utilizzo della pillola del giorno dopo, quest'ultima 'non rappresenta un servizio da garantire come l'aborto, ma un farmaco'. Quindi 'non si puo' rendere il percorso piu' facile: si tratta di un farmaco che presenta dei rischi per la salute della donna. Non e' un caso che l'ex ministro della Salute, Veronesi, ha richiesto la ricetta non ripetibile evitando che diventasse un farmaco da banco'.

postato da: micheleippolito alle ore 20:40 | Permalink | commenti
categoria:politica, giovani, aborto, governo
sabato, 01 novembre 2008

Rischio liquidazione di Sviluppo Italia Campania: politica allo sbaraglio

Il licenziamento dei primi 60 lavoratori a tempo e la liquidazione ormai alle porte dell'intera società Sviluppo Italia Campania (di seguito SIC) con conseguente licenziamento dei 64 lavoratori a tempo indeterminato, interroga le coscienze della politica e delle istituzioni civili e religiose di questa regione ma anche a livello nazionale.

Il Governo di centro sinistra nella ricerca dell'efficienza e della razionalizzazione (magari con troppo zelo) ragionò su Sviluppo Italia e le società regionali ignorando che alcune di queste, come Sviluppo Italia Campania, è capace di produrre utili netti per 1 milione di euro e di assicurare margini del 100% per la casa madre. Aveva comunque previsto il trasferimento delle società regionali alle Regioni ed avviato la trattativa per accompagnare tale percorso con il trasferimento di risorse per consentire la salvaguardia dei livelli occupazionali delle realtà territoriali.

Il Governo di centro destra sta andando oltre. Mentre in tutti i campi sta rinnegando le precedenti strategie, qui si sta dicendo mero esecutore di una sciagurata direttiva, senza però provvedere a trasferire risorse ed attività alle Regioni con il vincolo di salvaguardare il lavoro degli attuali dipendenti, come l'applicazione di un sano federalismo richiede.

E allora a nostro avviso questo atteggiamento nasconde un obiettivo più grande e più grave: eliminare ogni supporto per il Meridione.

Mentre il Governo è impegnato a perfezionare il piano a sostegno delle banche e delle grandi imprese in crisi, pressoché negli stessi giorni si appresta a cancellare con un colpo di spugna l'unica misura che consente ai giovani disoccupati del mezzogiorno di realizzare i loro progetti di autoimpiego e di autoimprenditorialità.

In un momento storico in cui lo Stato rientra a piene mani nell'economia non solo nazionale ma mondiale, è davvero tragicomico che solo il prestito d'onore debba essere immolato all'ideologia liberista!!!

Il prestito d'onore, fin dalla sua nascita nel 1996, rappresenta, ancora oggi, soprattutto nella versione del dlgs. 185/2000 che estende i benefici dalle ditte individuali anche alle società di persone, l'unica opportunità per quanti, giovani ma non solo, nelle regioni del Sud e in alcuni territori disagiati del Centro-Nord, vogliano scongiurare il pericoloso paradigma niente lavoro=niente accesso al credito ordinario=manovalanza per la malavita organizzata.

Il prestito d'onore è stato considerato un valido strumento di supporto anche nell'attuazione del progetto POLICORO, rilanciato di recente anche dal Cardinale Sepe da sempre attento alle opportunità di riscatto dei giovani.

A onor del vero il Governo si appresta a cogliere i classici 2 piccioni con una fava: decidere di non rifinanziare in modo consistente il dlgs 185/00 significa non solo togliere speranze agli aspiranti imprenditori, ma significa, del pari, togliere lavoro anche ai giovani finora impegnati nell'attuazione della misura la cui gestione è affidata a Sviluppo Italia (ora Invitalia).

In apertura ho citato il caso della Campania perché è proprio qui che il Presidente Berlusconi sta impiegando molte sue energie, almeno a livello mediatico. Ma allora vorrei chiedere al Presidente Berlusconi: pensa forse che la "munnezza" sia l'unico male di questa martoriata regione? E davvero crede che l'esercito sia l'unico baluardo contro la criminalità organizzata? O forse non è il lavoro la prima risposta per fermare il dilagare della sfiducia e la deriva verso l'illegalità dei giovani della Campania, della Calabria e di tutte le Regioni meridionali?

A me sembra che i lavoratori delle società regionali di Sviluppo Italia (oggi Invitalia) sono le prime vittime di un federalismo fiscale senza rete.

Tanto più se si considera il recente emendamento approvato dalla Commissione lavoro della Camera che chiude l'accesso dei giovani meridionali alla Pubblica Amministrazione.

Le ACLI non hanno mai innalzato barriere ideologiche nei confronti del Federalismo ma hanno sempre richiesto che qualunque progetto in tal senso dovesse essere accompagnato da misure capaci di impedire un'ulteriore spaccatura del paese, capaci di assicurare quella solidarietà nazionale a favore dei territori svantaggiati in modo da eliminare il gap di sviluppo tra Nord e Sud.

Negare l'accesso al credito ai giovani del Sud, distruggere i sogni di impresa di giovani creativi ma non ricchi, licenziare giovani produttivi e volenterosi, negare l'accesso dei giovani meridoniali ai concorsi nella Pubblica Amministrazione, sono questi i termini dell'azione a favore dello sviluppo del Mezzogiorno che il Governo Berlusconi vuole mettere in campo?

Io, non credo, e spero che il Presidente Berlusconi voglia presto darci segnali di chiarimento e di distensione.

Pasquale Orlando

presidente Acli di Napoli

venerdì, 24 ottobre 2008

il cardinale Crescenzio sepe

L'arcivescovo di Napoli su Facebook:
piazza virtuale per avvicinare i giovani

La pagina di Facebook del cardinale Sepe

La pagina di Facebook del cardinale Sepe

 

NAPOLI - Chi storceva il naso di fronte al boom di Facebook, il social network più accorsato del momento, ora dovrà ricredersi e, con tutto il rispetto, farsi il segno della croce. Perché tra le faccine della community, da un paio di giorni c'è anche quella del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. Grande comunicatore, sua eminenza, che di quartieri e strade ne attravrsa tanti a piedi, ha subito fiutato che quella era una piazza reale, altro che virtuale, da non disertare. Ha preso tastiera e fotina e si è iscritto al sito www.facebook.com.

Il suo profilo recita: Cardinale Crescenzio Sepe. Uomo. Data di nascita: 2 giugno 1943; istruzione e lavoro: Università pontificia, Università lateranense; scuola superiore: Seminario di Aversa. Amici: 17 (almeno fino a ieri sera ndr); contatti c.grovino@chiesadinapoli.it. Nella foto sorride e stringe le mani come a porgertele per dire: se vuoi, possiamo parlarne, qui c'è una risposta. C.grovino è Carmine Grovino che cura anche il portale della diocesi di Napoli. È lui a ricevere le richieste di amicizia per l'arcivescovo e a sottoporgliele. «Ma poi - dice - è lui che decide. Come sua è stata la scelta di iscriversi a Facebook che ha sempre guardato con interesse».

Perché dove ci sono i giovani, ha detto spesso, vuole esserci anche lui. «Proprio così. La sua presenza su facebook s'iscrive nell'idea ispiratrice del progetto del nuovo portale della diocesi, che non solo vuole mettere in comunicazione tutte le parrocchie, ma creare una rete vera tra persone». E si sa, oggi non c'è niente di più reale che il virtuale. «Soprattutto per le fasce d'età psicologicamente più a rischio, quelle che più preoccuano il cardinale, ovvero i ragazzi dai 13 ai 40 anni. Per affermare concretamente la centralità della parrocchia sul territorio e nel tessuto giovanile, bisogna sperimentare il nuovo. E Facebook è senz'altro una grande occasione».

Per un pulpito virtuale? «Non proprio. Il pulpito continuerà ad essere la chiesa. L'obiettivo è quello di creare un contatto, di dare un messaggio di vicinanza, ma l'augurio è che dopo ci sia un incontro fisico tra persone e parrocchia. Il cardinale sa che i nuovi strumenti telematici devono affiancarsi e non sostituirsi ai luoghi canonici. Certo con Fb sua eminenza intende rilanciare l'opinione della chiesa di Napoli anche a chi ne è più lontano, quei giovani che per risolvere i propri disagi trovano più facile isolarsi dietro uno schermo che andare in chiesa ». Che dire? Geniale. L'apostolato napoletano diventa internettiano, e, con l'arcivescono Sepe, nasce la nuova chiesa «partenettiana».

Natascia Festa
24 ottobre 2008

Da www.corrieredelmezzogiorno.it