sabato, 18 ottobre 2008
Su Facebook ho il grande onore di avere tra i miei contatti Maurizio Cerino, un pilastro del giornalismogsiani d'inchiesta napoletano, un profondo conoscitore del sistema camorra e del mondo della criminalità organizzata. Maurizio era un amico stretto di Giancarlo Siani, il mio eroe, l'esempio che mi ha ispirato quando ho deciso di intraprendere la professione giornalistica. Qualche giorno fa Maurizio ha buttato giù due note sul suo vecchio amico. Ne è uscito un pezzo poetico, breve ma struggente, tragico ma bellissimo. Sicuro che Maurizio non si offenderà, lo voglio regalare ai lettori del mio blog.
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La camorra non ti avverte quando viene a mettere una bomba (30 maggio 1985), o viene a prendersi una vita e strappa un sogno, 23 settembre 1985. La mafia non avverte quando decide di far scomparire un giornalista, De Mauro, Rostagno, Fava, Peppino Impastato. Arriva e «opera».
Non vogliamo icone. Abbiamo i nostri ricordi dentro di noi: 23 settembre 1985. Un sol nome Giancarlo Siani, 26 anni compiuti il 19 settembre, giornalista VERO, che andava sui fatti e scriveva di suo, senza copiare. Sempre presente, vigile, acuto osservatore.
I muschilli, gli spacciatori baby, il suo ultimo articolo, esistono per davvero.
Non sono cinesi immaginari che precipitano da un container.
Erano ragazzini di 10 anni che spacciavano eroina, che trasportavano i rifornimenti medi, 1 KG dal grossista al dettagliante. Dieci viaggi e il motorino e tuo.
Ma quale prova dello sparo o stupidaggini simili. Noi abbiamo ancora quegli occhi puliti davani a noi, 23 anni dopo. Ecco chi muore di camorra per aver davvero denunciato fatti veri e nuovi, le alleanze e
i tradimenti dei cosiddetti uomini d'onore.
Noi non vogliamo icone, ma non vogliamo più nemmeno ladri di sogni.
Maurizio Cerino, napoletano, italiano 49 anni, la stessa età che avrebbe avuto Giancarlo.
domenica, 21 settembre 2008

ilmattino-bigNon ho mai avuto la velleità di diventare un redattore del Mattino, mi basta la mia collaborazione da pochi pezzi al mese per farmi felice (veramente felice, era il sogno che avevo da bambino!) però ci sono colleghi bravissimi che da anni sono precari al giornale. Quando dico "precari da anni" intendo riferirmi a periodi superiori ai dieci anni con guadagni che si aggirano sui 3-400 euro netti al mese. Eppure, nonostante tutto questo, quando si libera un posto in redazione a nessuno viene in mente di darlo ad uno di loro. E' una ingiustizia profonda che fa venire anche meno la voglia di lavorare e fa perdere risorse importanti ad un giornale che ha bisogno di persone che hanno fatto gavetta e che hanno dimostrato di conoscere i trucchi del mestiere.

Su www.ilbarbieredellasera.it è stato pubblicato un bel post che racconta in maniera sarcastica quanto poco considerati siano i precari del Mattino. Buona lettura.

17.09.2008
Il Mattino. Non c'è trippa per precari
di Pseudoparagiornalista

Il buongiorno si vede dal Cdr

Nella redazione de Il Mattino il Cdr comincia a fare sul serio. Nella redazione di via Chiatamone siedono i precursori di ieri e i paladini di oggi, delle nuove norme poste a tutela dei "precari", in particolare freelance e collaboratori, che la FNSI vorrebbe far inserire nel nuovo CCNL. Tanto che alla FNSI hanno già deciso: in tutte le strategie future si prenderà ad esempio l'impegno de Il Mattino.

Le ragioni? Nei fatti. Lo scorso anno emerse in via Chiatamone la necessità di rimpinguare la redazione economica centrale con una nuova assunzione. Il Cdr prima ancora che affiorasse una qualche ipotesi, alzò delle barricate che bloccarono la circolazione stradale nel capoluogo e fino a Frattamaggiore. "I precari sono un patrimonio del giornale. E' giusto - tuonò il Cdr - e lo rivendichiamo con forza, che nelle assunzioni il direttore Mario Orfeo verifichi preliminarmente che non vi siano, tra i precari, colleghi in grado di ricoprire le carenze di organico. Su questo siamo irremovilibi".

Orfeo rimase impressionato dalla durissima presa di posizione. Ci pensò su e per non scontentare la redazione, avviò subito questa verifica preliminare ovviamente autocondotta, autogestita ed autocoordinata, con la diretta autosupervisione del direttore Orfeo. Conclusione: in tutto il parco di collaboratori e precari de Il Mattino, in tutte e cinque le province della Campania, nessuno capisce un tubo di economia. Percorso obbligato per il direttore in lacrime: l'assunzione fu fatta all'esterno. Al Cdr non rimase che allargare le braccia e rimuovere le barricate in via Chiatamone.

Manco il tempo per l'amministrazione di sbrigare i vari adempimenti legati all'assunzione, e per il collega economista di prender posto sulla sua nuova poltrona, che ecco aprirsi un nuovo buco in politica.

Orfeo, che evidentemente non riesce a tenere gli occhi ancorati tra quanti già lavorano per Il Mattino, già pensava in quale redazione attingere. Ma ecco che il Cdr stringeva accordi con i protestanti della monnezza e fermava la circolazione autostradale, aerea e ferroviaria a Napoli e in provincia. "No! - tuonò il rappresentante dei collaboratori nel Cdr - stavolta non si passa! L'assunzione tocca ad un precario. E se no che c...o di tutela blateriamo per i precari? Va a finire che non ci crederà neppure la Fnsi".

Nuovo tavolo di confronto e nuova intesa: una apposita commissione avrebbe preliminarmente verificato la sussistenza dei requisiti in capo a qualche collaboratore esterno. A far parte della commissione vengono nominati Mario Orfeo, Orfeo Mario e il direttore responsabile de "Il Mattino" nel ruolo di garante e supervisore.

La verifica anche in questo caso fu quanto mai flash: no, tra i collaboratori di Napoli, Benevento, Caserta, Salerno, Avellino, nessuno capisce un'acca di politica. Ineluttabile anche in questo caso il ricorso all'esterno. I rappresentanti del Cdr, in lacrime, hanno dovuto abbandonare ancora una volta il presidio.

Le lacrime non erano ancora asciutte quando dalla cronaca di Napoli fecero presente che urgeva un redattore in pianta stabile. "Stavolta assumo all'esterno", pensò Orfeo. Non importa se a Repubblica, al Gazzettino parrocchiale o al Corriere degli ammogliati. A costo di arrivare a Milano. L'importante è che l'assunzione sia dall'esterno.

"Niet - tuonò nuovamente il Cdr - uno corno! di qui non si passa. Stavolta è cronaca, l'abc di tanti collaboratori. Prima la verifica interna. Se no sti ragazzi come li motiviamo? E poi, via, c'è anche un discorso di correttezza, di trasparenza". "C'avete rotto con 'ste verifiche" pensò tra se e se Mario Orfeo.

Che anche stavolta però dovette attenersi ai desiderata del Cdr. "Nomino una commissione formata da me, da Mario Orfeo e dal direttore de Il Mattino", disse "che dovrà relazionare non oltre i sette giorni". Ne passò uno soltanto e la relazione fu di appena un rigo: nessuno tra i collaboratori de Il Mattino capisce un cavolo di cronaca. Ovviamente anche quest'assunzione fu fatta, non senza delusione e sofferenza, esternamente. 

Tanti collaboratori e freelance "ignoranti" de Il Mattino sono ovviamente passati ad altre testate, dove cureranno l'oroscopo, le previsioni del tempo e, i più preparati, il block notes degli appuntamenti. Maggiori aspirazioni non ne possono avere giacché per ben tre volte una qualificata commissione super partes ha accertato e certificato l'ignoranza assoluta in materia di cronaca, di economia e di politica (ma di che cavolo hanno scritto fino ad oggi? Bho!).

Ma nel panico, con loro, c'è anche il Cdr, che allorquando si parlerà di tutela dei precari nel rinnovo del CCNL, non avrà un solo interlocutore su cui far valere il proprio impegno e le proprie ragioni.

Meglio guardare ai contrattualizzati,  ha suggerito qualcuno. Del resto, come sindacato, non abbiamo mai saputo fare altro.

giovedì, 10 luglio 2008

Da www.iustitia.it

AL MATTINO È ferma la campagna acquisti, mentre sul versante cessioni continuano uscite annunciate e colpi a sorpresa. Dal primo settembre lascia via Chiatamone, diretto a Roma, Giampaolo Longo, che dal novembre 2006 è il numero uno della cronaca di Napoli.
“A fine maggio – racconta a Iustitia - mi ha chiamato Michele Guardì (storico facitore di programmi televisivi, ndr) per affidarmi il coordinamento giornalistico di un nuovo programma della fascia mattutina, ‘Ad alta voce’. Aveva bisogno di un giornalista che guidasse una squadra di una dozzina di redattori e l’ha cercato in una realtà difficile e turbolenta come Napoli. E io ho detto subito sì perché a quarantaquattro anni voglio continuare a imparare e, dopo venti anni di carta stampata, misurarmi con altri media; non posso pensare già oggi di imbalsamarmi al desk, continuando tutta la vita a passare pezzi e a fare titoli”.

Ad alta voce, o Insieme sul due, il titolo è ancora provvisorio, partirà l’otto settembre su Rai Due, la rete guidata da Antonio Marano, andrà in onda dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 13, avrà come conduttore Milo Infante e occuperà lo spazio che era di Piazza grande, il programma di Giancarlo Magalli. Avrà comunque un taglio del tutto diverso da Piazza grande, con due ore interamente dedicate all’informazione con ospiti in studio chiamati a confrontarsi su un tema caldo con sondaggi e un piccolo spazio riservato all’approfondimento di un avvenimento storico, che potrà anche essere collegato al tema della giornata; il programma entrerà in una fase operativa nella prima decade di agosto e soltanto allora avrà contorni nitidi, ma, per citare qualche precedente, Ad alta voce guarda un po’ alla trasmissione ‘A bocca aperta’ di Gianfranco Funari e, per l’angolo sul passato, a ‘Un minuto di storia’ di Gianni Bisiach.

Longo ha chiesto al Mattino un’aspettativa di sei mesi e avrà dalla Rai un contratto di consulenza di dieci mesi; in ogni caso, salvo sorprese sempre possibili, il biglietto che stacca per Roma sembra un biglietto di sola andata.

La notizia della partenza del capo cronista è giunta a via Chiatamone del tutto a sorpresa e sono subito partite le esercitazioni dietrologiche; i rumors parlano di improbabili collegamenti con cause di lavoro promosse da precari o di attriti con l’azienda dovuti ai fogli di presenza dei redattori in servizio la domenica. C’è chi invece, con maggiore concretezza, dà una lettura preoccupata per il futuro dell’azienda. “Longo – fa notare uno degli anziani del giornale – è giovane, è in carriera e già occupa una posizione di rilievo. Eppure fa una scelta di vita e decide di andare via. Per il Mattino è un brutto segnale perché significa che anche per un giornalista ancora giovane non c’è più gusto a stare al giornale, non ci sono più motivazioni. E a niente sono servite le parole del direttore per trattenerlo”. Intanto l’unica certezza è che con l’uscita di Longo si rompe un asse solido, di stima e di amicizia, che legava il capo del dorso cronache del Mattino Claudio Scamardella al responsabile della cronaca cittadina. ilmattino-big

Natali partenopei e studi a Portici con maturità al liceo classico Orazio Flacco e esami a Giurisprudenza abbandonati quando il traguardo non era lontano, Longo comincia a venti anni scrivendo per l’Ansa e per il Giornale di Napoli come corrispondente da Ercolano e Torre del Greco, nel 1987 passa al Mattino e collabora con le redazioni di Torre e, dal ’90, di Castellamare, guidate negli anni da Vinni Volpe, Marco Pellegrini e Raffaele
Schiavone
. Nel febbraio del ’94, direttore Sergio Zavoli, l’azienda dà l’ok per tre assunzioni: con Longo, ci sono Antonella Laudisi e Francesco Vastarella.

Il contratto da praticante arriva dopo sei mesi di lavoro nella squadra (con Pietro Perone e Maria Rosaria Carbone) messa insieme dal redattore capo Pietro Gargano per lavorare in parallelo a magistratura (il pm D’Alterio) e polizia (il capo della Mobile Rinaldi) alle indagini sull’omicidio Siani, rilanciate nell’agosto del ‘93 dal pentimento di Salvatore Migliorino. Nel ’95 Longo lascia Castellammare,  approda a via Chiatamone e viene assegnato alla Grande Napoli; l’anno dopo passa in cronaca, con Ciacco responsabile e Cicelyn vice; nel 2000 arriva la promozione a capo servizio e nel triennio successivo è, con Nicotera, vice della cronaca guidata da Scamardella; nel 2004 viene nominato responsabile della Grande Napoli, incarico che mantiene fino al novembre 2006 quando viene promosso capo cronista con i gradi di vice redattore capo.

Ma a settembre Longo a chi cederà la guida della cronaca? Con la linea del risparmio imposta dall’azienda appare improbabile l’arrivo di un capo cronista esterno. Per la soluzione interna la scelta si dovrebbe restringere a chi in cronaca già lavora, a cominciare dai due vice (Vittorio Del Tufo e Paolo Russo) che Longo ha avuto fino ai primi di giugno quando Del Tufo è passato all’ufficio di coordinamento del dorso cronache. E tra i vice il favorito è Del Tufo per tre motivi: ha una maggiore anzianità aziendale e di settore; è vice redattore capo, mentre Paolo Russo è capo servizio dal 9 giugno; la scelta di Russo costringerebbe Orfeo a dargli una seconda promozione nel giro di poche settimane, ipotesi del tutto improbabile.

Ad maiora Grande Capo Giampaolo!!!! :)

postato da: micheleippolito alle ore 18:49 | Permalink | commenti
categoria:televisione, il mattino
giovedì, 03 luglio 2008

Non ho mai amato gli appelli e le catene di solidarietà perché sono ancora convinto che, per quanto bello e utile possa essere lo slancio volontario, è alla politica e alle istituzioni che spetta il compito di risolvere le emergenze.

Visto però come stiamo messi in Italia e a Napoli riprendo e rilancio, invitando a fare altrettanto, l'appello del Wwf e di Radio Dimensione Suono per salvare una delle aree più belle in città, gli Astroni.

Attorno al cratere c'è la più antica e ricca foresta italiana, assediata dal cemento, dove la viticoltura di aziende di qualità come le Cantine degli Astroni e Raffaele Moccia resiste integerrima alle sollecitazioni e ad alcune scelte come la tristemente famosa discarica di Pianura.

Basta poco: un sms al 48854 per offrire un euro, oppure due usando il vostro telefono fisso!

Contribuirete a sostenere uno dei più straordinari patrimoni ambientali del nostro paese, l'unico grande polmone verde di Napoli e darete un segnale verso quale direzione guardare per il futuro. E contribuirete alla prima scuola ambientale italiana.

Spero che tutti voi che frequentate questo sito abbiate un euro da dedicare agli Astroni, ai vigneti di falanghina e piedirosso dei suoi contadini.

Se solo ciascuno di voi facesse questo gesto una volta sarebbero raccolte parecchie migliaia di euro sino al termine della iniziativa, fissato per il 4 luglio.

L'Ais di Napoli ha già rilanciato l'appello facendolo proprio.

Non avevo dubbi ma le conferme sono sempre belle.

Forza, quanti più blog e siti si impegnano maggiore sarà il risultato.

Luciano Pignataro

(dal sito www.lucianopignataro.it)

postato da: micheleippolito alle ore 20:40 | Permalink | commenti
categoria:il mattino
sabato, 14 giugno 2008

Io amo essere un giornalista. E' quello che volevo fare fin da bambino. Non molte persone riescono, da grandi, a diventare quello che volevano essere da piccoli!!! E' un lavoro spesso sacrificato ed i miei colleghi che lavorano nelle redazione lo sanno benissimo, ma riesce a dare grandi soddisfazioni. Oggi ne ho avuto una, con un mio articolo pubblicato sull'edizione nazionale del Mattino, nella prima pagina del dorso napoletano, in una ottima posizione. Ho scritto su una notizia interessante e curiosa, che ho fornito in esclusiva al giornale, e che ho ho raccontato con grande piacere ed amore per questo lavoro. E' una storia bella, una piccola favola dei nostri giorni. Sì, in giorni come questo sono proprio orgoglioso di essere un giornalista e di poter raccontare alla gente non solo omicidi, furti, rapine e palazzi che crollano, ma anche vicende a lieto fineNapolitano con Peppe Ballo.

Michele Ippolito «Caro Giorgio, tu sei bravissimo e preparatissimo: un giorno diventerai presidente della Repubblica. Quando ciò accadrà mi farebbe piacere essere invitato a visitare il Quirinale». Quando Peppe Ballo, il factotum del Pci, poi del Pds, poi dei Ds di San Giorgio a Cremano scrisse queste parole in un messaggio consegnato a Giorgio Napolitano oltre dieci anni fa, mai avrebbe pensato che il suo desiderio si sarebbe tramutato in realtà. Invece ieri Peppe, insieme alla moglie, è stato ricevuto con tutti gli onori dal Presidente. Eppure Ballo non è un capo di Stato e neppure un diplomatico: è un semplice militante di partito che per Napolitano ha sempre nutrito un particolare affetto. Qualche settimana fa è squillato il telefono a casa di Peppe. «Pronto, qui è la segreteria del Quirinale» ha detto una donna dall’altro capo della cornetta. Peppe, uomo semplice, andato in pensione dopo una vita di lavoro nel sindacato, ha pensato a uno scherzo ma la voce femminile ha proseguito: «Il Presidente ha trovato tra le sue carte il suo messaggio e si è ricordato di lei. Si scusa per il ritardo con cui le risponde e vorrebbe invitarla al Quirinale per farle vedere il palazzo e i giardini». E a Peppe Ballo è tornato in mente quel foglietto scritto a penna e consegnato a Napolitano a metà anni Novanta, a margine di uno dei tanti convegni che il partito organizzava a San Giorgio: non ci pensava ormai da moltissimo tempo. «Gli avevo scritto - ricorda adesso - che lui aveva la statura morale e politica nonché le competenze per ricoprire la carica più alta dello Stato». Così ieri mattina alle 11,30 Peppe Ballo e la consorte si sono presentati al Quirinale. E il vecchio militante, commosso, ha incontrato Napolitano. Pochi minuti, tanta emozione. E dopo la premonizione, un invito: «Caro Giorgio, vieni a trovarci, a San Giorgio ci sono tanti amici che ti aspettano».

Infine, una nota simpatica: Ieri pomeriggio ho avuto anche il piacere di ricevere una telefonata dal Quirinale: era la segretaria di Giorgio Napolitano che mi chiedeva di girarle l'articolo "perchè il Presidente avrebbe il piacere di leggerlo prima che esca sul giornale." Cose che non capitano tutti i giorni...

postato da: micheleippolito alle ore 16:55 | Permalink | commenti (3)
categoria:giornalismo, il mattino