sabato, 01 novembre 2008

Rischio liquidazione di Sviluppo Italia Campania: politica allo sbaraglio

Il licenziamento dei primi 60 lavoratori a tempo e la liquidazione ormai alle porte dell'intera società Sviluppo Italia Campania (di seguito SIC) con conseguente licenziamento dei 64 lavoratori a tempo indeterminato, interroga le coscienze della politica e delle istituzioni civili e religiose di questa regione ma anche a livello nazionale.

Il Governo di centro sinistra nella ricerca dell'efficienza e della razionalizzazione (magari con troppo zelo) ragionò su Sviluppo Italia e le società regionali ignorando che alcune di queste, come Sviluppo Italia Campania, è capace di produrre utili netti per 1 milione di euro e di assicurare margini del 100% per la casa madre. Aveva comunque previsto il trasferimento delle società regionali alle Regioni ed avviato la trattativa per accompagnare tale percorso con il trasferimento di risorse per consentire la salvaguardia dei livelli occupazionali delle realtà territoriali.

Il Governo di centro destra sta andando oltre. Mentre in tutti i campi sta rinnegando le precedenti strategie, qui si sta dicendo mero esecutore di una sciagurata direttiva, senza però provvedere a trasferire risorse ed attività alle Regioni con il vincolo di salvaguardare il lavoro degli attuali dipendenti, come l'applicazione di un sano federalismo richiede.

E allora a nostro avviso questo atteggiamento nasconde un obiettivo più grande e più grave: eliminare ogni supporto per il Meridione.

Mentre il Governo è impegnato a perfezionare il piano a sostegno delle banche e delle grandi imprese in crisi, pressoché negli stessi giorni si appresta a cancellare con un colpo di spugna l'unica misura che consente ai giovani disoccupati del mezzogiorno di realizzare i loro progetti di autoimpiego e di autoimprenditorialità.

In un momento storico in cui lo Stato rientra a piene mani nell'economia non solo nazionale ma mondiale, è davvero tragicomico che solo il prestito d'onore debba essere immolato all'ideologia liberista!!!

Il prestito d'onore, fin dalla sua nascita nel 1996, rappresenta, ancora oggi, soprattutto nella versione del dlgs. 185/2000 che estende i benefici dalle ditte individuali anche alle società di persone, l'unica opportunità per quanti, giovani ma non solo, nelle regioni del Sud e in alcuni territori disagiati del Centro-Nord, vogliano scongiurare il pericoloso paradigma niente lavoro=niente accesso al credito ordinario=manovalanza per la malavita organizzata.

Il prestito d'onore è stato considerato un valido strumento di supporto anche nell'attuazione del progetto POLICORO, rilanciato di recente anche dal Cardinale Sepe da sempre attento alle opportunità di riscatto dei giovani.

A onor del vero il Governo si appresta a cogliere i classici 2 piccioni con una fava: decidere di non rifinanziare in modo consistente il dlgs 185/00 significa non solo togliere speranze agli aspiranti imprenditori, ma significa, del pari, togliere lavoro anche ai giovani finora impegnati nell'attuazione della misura la cui gestione è affidata a Sviluppo Italia (ora Invitalia).

In apertura ho citato il caso della Campania perché è proprio qui che il Presidente Berlusconi sta impiegando molte sue energie, almeno a livello mediatico. Ma allora vorrei chiedere al Presidente Berlusconi: pensa forse che la "munnezza" sia l'unico male di questa martoriata regione? E davvero crede che l'esercito sia l'unico baluardo contro la criminalità organizzata? O forse non è il lavoro la prima risposta per fermare il dilagare della sfiducia e la deriva verso l'illegalità dei giovani della Campania, della Calabria e di tutte le Regioni meridionali?

A me sembra che i lavoratori delle società regionali di Sviluppo Italia (oggi Invitalia) sono le prime vittime di un federalismo fiscale senza rete.

Tanto più se si considera il recente emendamento approvato dalla Commissione lavoro della Camera che chiude l'accesso dei giovani meridionali alla Pubblica Amministrazione.

Le ACLI non hanno mai innalzato barriere ideologiche nei confronti del Federalismo ma hanno sempre richiesto che qualunque progetto in tal senso dovesse essere accompagnato da misure capaci di impedire un'ulteriore spaccatura del paese, capaci di assicurare quella solidarietà nazionale a favore dei territori svantaggiati in modo da eliminare il gap di sviluppo tra Nord e Sud.

Negare l'accesso al credito ai giovani del Sud, distruggere i sogni di impresa di giovani creativi ma non ricchi, licenziare giovani produttivi e volenterosi, negare l'accesso dei giovani meridoniali ai concorsi nella Pubblica Amministrazione, sono questi i termini dell'azione a favore dello sviluppo del Mezzogiorno che il Governo Berlusconi vuole mettere in campo?

Io, non credo, e spero che il Presidente Berlusconi voglia presto darci segnali di chiarimento e di distensione.

Pasquale Orlando

presidente Acli di Napoli

lunedì, 20 ottobre 2008
CHIESA: LE ACLI RICORDANO MONS. SANTO QUADRI

Assistente spirituale delle Acli dal 1955 fino al Concilio Vaticano II. Olivero: «uomo e sacerdote di straordinaria levatura»


Roma, 17 ottobre 2008 - «Instancabile promotore di pastorale sociale nelle Acli e nella Chiesa. Uomo e sacerdote di grande levatura e straordinaria formazione, fu capace di entusiasmare e dare obiettivi ad un'intera generazione». Il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero ricorda con queste parole mons. Santo Quadri, arcivescovo emerito di Modena, morto questa notte all'età di 88 anni a Bergamo, sua città natale, dove si trovava in visita ai suoi familiari.

Mons. Quadri su assistente nazionale delle Associazione cristiane dei lavoratori italiani dal 1955 al 1964, quando divenne vescovo e partecipò al Concilio Vaticano II come perito all'elaborazione della Gaudium et spes. La sua attività di assistente nazionale si caratterizzò per l'attenzione alla spiritualità del lavoro e al percorso di autonomia politica che caratterizzò le Acli negli anni successivi. Sacerdote stimato presso l'episcopato e dagli assistenti locali delle Acli, caratterizzò il suo ministero per l'equilibrio delle posizioni in un mondo in profondo mutamento. Ebbe poi da vescovo e da presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e del lavoro uno sguardo pieno di affetto nelle successive vicende delle Acli, di cui difese sempre la "scomoda" democraticità in anni di scelte difficili e anche dolorose.
sabato, 18 ottobre 2008
Su Facebook ho il grande onore di avere tra i miei contatti Maurizio Cerino, un pilastro del giornalismogsiani d'inchiesta napoletano, un profondo conoscitore del sistema camorra e del mondo della criminalità organizzata. Maurizio era un amico stretto di Giancarlo Siani, il mio eroe, l'esempio che mi ha ispirato quando ho deciso di intraprendere la professione giornalistica. Qualche giorno fa Maurizio ha buttato giù due note sul suo vecchio amico. Ne è uscito un pezzo poetico, breve ma struggente, tragico ma bellissimo. Sicuro che Maurizio non si offenderà, lo voglio regalare ai lettori del mio blog.
_______
La camorra non ti avverte quando viene a mettere una bomba (30 maggio 1985), o viene a prendersi una vita e strappa un sogno, 23 settembre 1985. La mafia non avverte quando decide di far scomparire un giornalista, De Mauro, Rostagno, Fava, Peppino Impastato. Arriva e «opera».
Non vogliamo icone. Abbiamo i nostri ricordi dentro di noi: 23 settembre 1985. Un sol nome Giancarlo Siani, 26 anni compiuti il 19 settembre, giornalista VERO, che andava sui fatti e scriveva di suo, senza copiare. Sempre presente, vigile, acuto osservatore.
I muschilli, gli spacciatori baby, il suo ultimo articolo, esistono per davvero.
Non sono cinesi immaginari che precipitano da un container.
Erano ragazzini di 10 anni che spacciavano eroina, che trasportavano i rifornimenti medi, 1 KG dal grossista al dettagliante. Dieci viaggi e il motorino e tuo.
Ma quale prova dello sparo o stupidaggini simili. Noi abbiamo ancora quegli occhi puliti davani a noi, 23 anni dopo. Ecco chi muore di camorra per aver davvero denunciato fatti veri e nuovi, le alleanze e
i tradimenti dei cosiddetti uomini d'onore.
Noi non vogliamo icone, ma non vogliamo più nemmeno ladri di sogni.
Maurizio Cerino, napoletano, italiano 49 anni, la stessa età che avrebbe avuto Giancarlo.
martedì, 07 ottobre 2008
Al via il progetto di ACLI E CTA, che organizzeranno gite gratuite per centinaia di immigrati che lavorano a Napoli 
Napoli, 7 ottobre 2008 - Le ACLI e il Centro Turistico Acli di Napoli organizzeranno una serie di gite gratuite riservate agli immigrati che lavorano a Napoli. Il progetto è denominato "Emigrante? No! Turista", nome che prende spunto dalla famosa battuta del grande Massimo Troisi.
 
"Tanti lavoratori stranieri lavorano a Napoli senza sosta in diversi settori. Noi delle ACLI veniamo in contatto con molti di loro grazie ai nostri servizi di collocamento per le colf, agli sportelli per l'immigrazione e al Patronato Acli.- afferma Pasquale Orlando, presidente delle ACLI di Napoli - vogliamo far sì che conoscano le bellezze di Napoli e della sua provincia, per sentirsi non solo lavoratori ma cittadini di questi luoghi".
 
Le ACLI ed il CTA di Napoli organizzeranno le attività turistiche nell'ambito di un progetto di sostegno all'associazionismo di promozione sociale (legge 383 del 2000). "Si tratta - continua Orlando - di attività che hanno come primo obiettivo quello di combattere il clima montante di xenofobia con una azione di integrazione e inclusione sociale. Vogliamo partire dalle piccole cose:  viaggiare insieme per amare un territorio in cui non vivono più solo italiani, e, così facendo, ringraziare con una azione concreta chi lavora per il nostro benessere a partire dalle tante badanti che sostengono le famiglie napoletane."
postato da: micheleippolito alle ore 23:46 | Permalink | commenti
categoria:lavoro, campania, immigrazione, razzismo, acli, xenofobia
sabato, 04 ottobre 2008

Città Solidali, senza futuro. La scelta coraggio del sindaco Giorgiano: “Pagherà l’amministrazione gli stipendi. I lavoratori prima di tutto”.

SAN GIORGIO A CREMANO – Un atto di coraggio dell’Amministrazione Giorgiano che non garantisce futuro occupazionale ai dipendenti della Municipalizzata, ma garantisce comunque il pagamento degli stipendi ai dipendenti di Città Solidali, impegnati comunque nell’esercizio delle loro attività. I lavoratori di Città Solidali riceveranno nei prossimi giorni gli stipendi di agosto e settembre, il cui pagamento era stato messo a rischio a causa di un pignoramento effettuato da Equitalia.

Nelle scorse ore il Consiglio Comunale ha infatti approvato all’unanimità (24 su 24), con il voto favorevole di maggioranza ed opposizione, un atto di indirizzo per la giunta comunale guidata dal sindaco Mimmo Giorgiano, che impegna l’esecutivo a pagare direttamente i 140 dipendenti della società mista per i lavori svolti negli ultimi mesi a favore dei cittadini, in particolar modo di anziani, disabili e bambini. Giorgiano ha convocato la giunta per lunedì mattina con l’impegno di approvare una delibera immediatamente esecutiva che obblighi il dirigente settore Finanze a versare gli stipendi ai lavoratori. La decisione del Consiglio Comunale pone fine ad una annosa querelle che ha portato i dipendenti di Città Solidali e i loro familiari a istituire un presidio permanente presso l’ingresso della casa comunale di piazza Vittorio Emanuele II.  “Compiremo un atto di responsabilità. – afferma il sindaco Giorgiano – Ribadiamo con forza che il nostro primo obiettivo è salvaguardare la stabilità occupazionale ed economica dei dipendenti e delle loro famiglie e con l’atto approvato in Consiglio Comunale, sulla base di un ordine del giorno presentato dalla maggioranza che mi sostiene, abbiamo dato una ulteriore dimostrazione di serietà e di volontà di perseguire il bene comune. Il fatto che l’opposizione abbia appoggiato il nostro documento è un atto di grande rilevanza politica ed istituzionale. Ringrazio i consiglieri che hanno condiviso con me questa scelta difficile ma necessaria.”. Città Solidali al momento è in liquidazione. Il Consiglio Comunale ha inoltre dato mandato al Sindaco di diffidare i liquidatori in modo da indurli ad avviare le procedure fallimentari per la società mista nata nel 1999 e che si occupa di servizi alla persona. Subito dopo la maggioranza, compatta, con 17 voti su 17, ha approvato il conto consuntivo, i debiti fuori bilancio ed il riequilibrio di bilancio dando prova, secondo Giorgiano “di grande maturità e correttezza istituzionale”. Al voto non ha partecipato il partito dei Verdi, il cui capogruppo Luigi Esposito ha deciso di uscire dall’aula dopo aver letto un documento in cui attaccava l’operato dell’Amministrazione Giorgiano.

postato da: micheleippolito alle ore 20:11 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, lavoro, partito democratico, san giorgio a cremano, mimmo giorgiano, alfonso raho
sabato, 27 settembre 2008

La miseria. La guerra di camorra. Gli immigrati "che rubano il lavoro"
Gli italiani tra Napoli e Caserta si sentono assediati, e scappano: 120.000 "i pendolari della fame"

2008, fuga dalla Campania
Ma lo Stato fa finta di nulla

dal nostro inviato GIAMPAOLO VISETTI


2008, fuga dalla Campania Ma lo Stato fa finta di nulla

Immigrati che vivono in uno stabile fatiscente a Napoli

CASERTA - I nove furgoni bianchi, senza sedili posteriori, accendono le luci alle undici di sera. Gli uomini, accovacciati sulla lamiera, ora ci sono tutti. Nel piazzale, fuori dal casello dell'autostrada a Caserta Nord, le donne finiscono di distribuire nel buio il bagaglio per la settimana. Una sporta verde a testa: birre e sette panini con la pancetta, scottata perché si conservi. Sembra tutto pronto e invece la carovana dei nuovi emigranti aspetta sotto la pioggia calda. Non tutti ottantacinque hanno soldi. I bambini che portano le sigarette li vogliono subito. Poi il primo Ducato, senza che qualcuno saluti, si muove. I poveri che ogni notte partono dalla Campania, a centinaia, leggono i biglietti con l'indirizzo di fabbriche e cantieri del Nord.

Venti euro al giorno, in nero. Meno degli immigrati africani, o dell'Est, che cuciono pellami e stoffe nei capannoni abusivi di Casal di Principe. Se non c'è lavoro, niente. "Salire" però è un lusso. Chi "va via", chi "lavora su", acquista il diritto di credere in un imprevisto. "Il sottoproletariato marginale - dice Giovanni Laino, dell'Associazione Quartieri spagnoli di Napoli - è ormai un destino collettivo. Non ci sono più casi di riscatto: la povertà è diventata patrimonio ed eredità tra generazioni". Il fallimento della politica, locale e nazionale, è questa esplosiva paralisi sociale.

Impensabile, per i nuovi emigranti italiani, pagare un affitto, o spostare la famiglia. Mangiano e dormono nei furgoni. Una settimana di fatica e una giornata di sonno, l'unica a casa, prima di tornare al casello. Gli altri, migliaia, fuggono dalla miseria in treno. I vagoni della notte, senza cuccetta, finiscono di riempirsi a Napoli. I giovani, carichi di valige di plastica e di neonati, raggiungono parenti a Bologna, Padova, o Milano. Oltre i quarant'anni invece sono pendolari. Camerieri, braccianti, autisti, operai, soldati: dall'alba alla notte fino a Roma, Firenze, Bologna, nelle Marche.

Il Meridione, per sopravvivere, dopo mezzo secolo si rimette in marcia. Il "rinascimento campano" è finito. In un anno, dal Sud al Nord, sono emigrati in 120 mila. Cinquantamila solo dalla Campania, più 65 mila emigrati pendolari e 26 mila finiti all'estero. Napoli nel 2007 ha perso il 14 per cento degli abitanti. Nel resto del Paese pochi se ne accorgono. Nessuno ne parla. Ma la massa impressionante dei poveri, in maggioranza invisibili alle statistiche, cresce e fa paura. "Più dei rifiuti - dice il sociologo Giovanni Sgritta - più dei tifosi violenti, dei rom o degli immigrati".

Chi resta non ha alternative. Concetta, a Giugliano, alleva sei figli in una stanza di dodici metri quadrati, senza pavimento e priva di intonaco. Ha ventidue anni ed è riuscita a finire le elementari. Quando tutti sono a letto, per qualche ora, fa entrare chi la paga. Antonio, in giugno, ha perduto la pizzeria di Mondragone. Strozzato dal mutuo, non ha pagato le rate all'usuraio cui lo ha indirizzato la sua banca. "Era un amico - dice - per punirmi mi ha fatto violentare la moglie, di cinquant'anni".

È in questo deserto che lo Stato consegna la Campania al "Sistema". La camorra si nutre di vuoto. Ad Acerra, per dare una lezione ai bambini che non volevano diventare "pali", in una notte ha fatto segare panchine, alberi e lampioni. A Benevento ferma i vecchi che rubano scatolette al supermercato. O pagano la metà, o il cibo viene sequestrato. "Ormai - dice Gaetano Romano, direttore della Caritas campana - solo la criminalità ha soldi da investire e lavoro da offrire. La regione si trasforma in una holding camorristica. Migliaia di genitori, in questi giorni, hanno potuto comprare i libri di scuola grazie agli spacciatori. Per la prima volta la stanchezza dei poveri, la rabbia degli immigrati e la concentrazione dei criminali, generano una spinta inarginabile. Così, Napoli e la Campania, precipitano nell'abisso del razzismo".

Non è, purtroppo, un'emergenza. Lo è però la novità generata: i poveri del Sud, in crescita vertiginosa, in Italia non sono più un argomento pubblico e nessuno si muove davanti allo scoppio della loro disperazione. Decenni di allarmi, ingigantiti per battere cassa: e ora che la marea sale davvero, marcita nel razzismo, nessuno che ci badi. "I poveri sono anonimi e faticosi - dice padre Antonio Valletti nel centro Hurtado di Scampia - e ci fanno vergognare. Per il Paese non sono più una voce di spesa. Riconoscerli imporrebbe un intervento. Alla pubblicità, signora dell'opinione pubblica, non piacciono: in tivù, non esistono. Così la politica non ha interesse ad allargare lo spazio dei loro diritti. Dobbiamo prendere atto che siamo l'Africa dell'Europa: con più violenza e meno dignità".

I numeri confermano. La Campania è ormai la regione europea con la concentrazione più alta di famiglie povere, di disoccupati, di donne che non lavorano e di minorenni in miseria. Poco meno di 2 milioni in regione, 240 mila solo a Napoli. Quasi uno su tre non ha il necessario per sopravvivere. Due su dieci non mangiano più di tre volte alla settimana. Otto su dieci non possono pagare l'affitto. I disoccupati sfiorano il 40 per cento. Tra chi lavora, due su dieci guadagna meno di mille euro al mese, uno su dieci meno di 500. Oltre la metà dei residenti accumula almeno 200 euro di debiti al mese. Il pil pro capite è di 16 mila euro all'anno, contro i 33 mila della Lombardia. Un contratto su due è a termine. La dispersione scolastica è del 45 per cento.

Tra le 80 regioni europee più arretrate, occupa la posizione numero 68. I poveri, nel Meridione, sono ormai poco meno di 6 milioni. "L'agghiacciante verità taciuta - dice Luigi Tamburro, presidente del banco alimentare di Caserta, il più grande d'Italia - è che migliaia di persone e di bambini ormai fanno la fame. La società della competitività, fondata sul consumo, ha esaurito il proprio serbatoio di umanità. Siamo soli davanti ad una tragedia italiana di cui si ignora la pericolosità". Centinaia di dibattiti, politici, storici e letterari: retorica sulla "questione meridionale", nessun aiuto concreto. L'Italia, con la Grecia, è l'unica nazione europea a non avere un piano di lotta contro la povertà. L'unica ad aver cancellato ogni sostegno.

Finiti i soldi anche per l'assegno, 350 euro al mese, della Regione Campania. Il rapporto annuale della Commissione contro l'esclusione sociale, è ignorato.
Il nuovo governo non l'ha mai nemmeno riunita. Per questo nel giorno di San Gennaro, patrono di Napoli, la mensa di piazza del Carmine scoppia. In fila, tra anziani e immigrati, anche genitori e figli. Parlano della strage degli africani, nella notte, a Castelvolturno. Condannano la rivolta degli immigrati contro gli omicidi. "Questa volta - dice Gaetano, disoccupato con due bambine in braccio - i Casalesi hanno fatto bene. I negri andavano puniti: rubano i lavori e noi finiamo a mangiare dai preti".

Una guerra nuova: non solo tra i poveri, ma tra questi e la criminalità che, sconfitto lo Stato, deve difendersi dalla rivolta dei propri sicari, o di nuovi concorrenti. "La Campania - dice Alex Zanotelli, missionario alla Sanità - non è più un serbatoio significativo di schiavi per il Nord. Il Paese ha scelto: musulmani e neri, per pagare ancora meno la mano d'opera clandestina e ammorbidire l'islam. Lo scontro esplode qui: italiani poveri contro stranieri poveri. Vincono i secondi, perché la Campania ormai è la piattaforma logistica per le scorie non smaltibili dell'Europa. Solo un africano accetta di vivere in una discarica e riconosce l'affare spietato tra politica e criminalità, il patto massone per la "somalizzazione" del Sud. Lo Stato ci mette terra, uomini e miseria, la camorra soldi e controllo. Non si capisce che siamo prossimi all'esplosione. Chi può scappa: nelle strade si agita una massa di disperati che non ha più nulla da perdere".

Dopo trent'anni di rifiuti tossici che hanno distrutto l'agricoltura, qui si aspettavano i soldati per bonificare i terreni. Invece i militari arrivano per presidiare nuove discariche e nuovi inceneritori. "L'immagine-simbolo - dice Maurizio Braucci, tra gli sceneggiatori di "Gomorra" - è quella di Ponticelli. Una folla di poveri, stracciati e sporchi, nascosti dietro montagne di immondizia, che prende a sassate famiglie di zingari in fuga. È il simbolo della Campania, ma pure del Paese che ha scelto la militarizzazione sociale. Indifferenti all'evidenza dello scandalo: perché i mediatori della miseria vivono di paura, perché chi ha voce e potere appartiene al sistema che trasforma l'emergenza cronica in povertà".

Eppure l'Italia in recessione, che nega o minimizza, con questa miseria che straripa deve fare i conti. L'abisso non è più costruito di casi estremi, ma di normalità. Lucia, a Sant'Angelo dei Lombardi, ritira ogni mese una pensione di 580 euro. Ne spende 360 d'affitto e 100 per aiutare il figlio disoccupato. "Per cibo, bollette, medicine e vestiti - dice - mi restano 4 euro al giorno". Ad Aversa decine di bambini vanno a scuola lunedì, mercoledì e venerdì. Martedì, giovedì e sabato lavorano per la criminalità: 50 euro al giorno, per pagarsi vitto e alloggio in famiglia.

"Il Paese - dice don Luigi Merola, ex parroco a Forcella, costretto a lasciare per le minacce di morte e oggi sotto scorta - alla povertà si è arreso. Taglia i fondi all'istruzione, finge che l'occupazione sia una questione del mercato, condanna i poveri alla delinquenza. L'accelerazione della deriva di Campania e Meridione nella miseria, sotto gli occhi di tutti, è spaventosa. Se non diventa il problema centrale del Paese, il federalismo si tradurrà in una scissione nordista di fatto. L'unico esercito che al Sud faceva paura era quello degli insegnanti: toglierli significa ammettere di mirare al consenso attraverso il controllo della camorra".

La gente, resa apatica da una storia di prepotenze e umiliazioni, è scossa da una paura nuova. "Anche la solidarietà - dice la sociologa Enrica Morlicchio - è allo stremo. Città e paesi sono in mano agli usurai, che riciclano denaro sporco ricattando i poveri. Le case della Campania sono depositi di armi e droga: unica fonte di sostentamento anche per le famiglie oneste".

Nei salotti ci si consola ricordando la miseria del dopoguerra. Ma lo spettro ormai ha un profilo preciso: "l'assalto ai forni", la rivolta dei poveri contro lo Stato assente che li ignora. "Il governo - dice Antonio Mattone della comunità di Sant'Egidio - non lotta più contro la povertà, ma contro i poveri. La violenza di quest'anno a Napoli, contro le discariche, contro i rom e contro gli immigrati, è stata premiata. La lezione è semplice: se è filmata dalle tivù, in base alle opportunità elettorali, la violenza della piazza decide. Un cortocircuito civile che in Campania può travolgere tutti. I poveri ormai sono la maggioranza, non rispondono più a nessuno, cominciano a unirsi. Il Sud in miseria, fondato su emigranti, immigrati e criminali, sta spazzando via la politica ostaggio della finanza: l'Italia rischia di smarrire la fiducia non nella ripresa, ma nella democrazia".

Come Marina. Da trent'anni vive in un sottoscala a Villa Literno grazie ai 600 euro concessi alla figlia colpita da un'encefalite. È mezzogiorno e il figlio più grande, disoccupato, dorme davanti al focolare spento. L'altra figlia, separata, oggi non ha cibo per i tre bambini. Questa notte l'hanno presa mentre stava per tuffarsi dal balcone nel vicolo. "Se l'assisto - dice - non posso lavorare. Se lavoro, perdo il diritto al suo assegno".

Una frattura storica, la rottura del vincolo tra miserabile, favore e potere. Migliaia di fantasmi, in Campania, si chiedono cosa significhi, se ancora abbia una valore, essere liberi. "La scure che sta tagliando il Paese - dice Marco Rossi Doria, maestro di strada - è la fine dell'interesse della politica per chi ha bisogno di giustizia. La vigliaccheria dell'italietta, la rimozione collettiva della povertà, consente alle istituzioni di confrontarsi esclusivamente con l'economia. I tagli alla scuola, che ricacciano i bambini del Sud nelle strade, sono il simbolo di una condanna definitiva alle mafie. Questo accanimento particolare contro i poveri, con l'arma dell'istruzione negata nel nome del rigore, è il via libera pubblico alla criminalità".

Nessuno, in Campania, invoca il fallito assistenzialismo clientelare del passato. In una terra divisa tra fuga e guerra, non ci si vergogna però più di lanciare un "allarme nazionale sui poveri". "Ogni settimana - dice il sociologo Enrico Rebeggiani - se ne vanno centinaia di donne sole. Non era mai accaduto. La regione, come il resto del Sud, si svuota di giovani intraprendenti. La politica è ridotta a reclutamento dei leader prepotenti delle moltiplicate ribellioni possibili: solitamente accade quando i regimi autoritari sono al tramonto".

Per questo, affrontare il cambiamento con l'emergenza che mobilita esercito, polizia e ronde, alimenta la ritirata. "Il Paese - dice Andrea Morniroli della cooperativa Dedalus - deve riconoscere una responsabilità nuova verso i poveri. Sacrificare la Campania e il Meridione alla paranoia della sinistra contro Berlusconi, non legittima solo la corruzione del potere: distrae una coscienza civile e trascina l'Italia dalla povertà regionale alla cultura nazionale dell'arretratezza armata". In via S. Maria Ante Saecula 109, rione Sanità a Napoli la casa grigia di Totò, chiusa e quasi introvabile, è abbandonata. Sembra crollare. Nel "basso" hanno aperto un'officina abusiva. Il Comune aveva promesso al mondo un museo. È stata venduta a un anonimo privato. Un vigile tira un lenzuolo blu, steso ad asciugare dalla casa di fronte. Copre anche la targa, sporca e illeggibile. Forse vuol cancellare chi, anticipando una tragedia, faceva ridere. Ed è stato confuso con un comico.

(27 settembre 2008)

venerdì, 26 settembre 2008
LAVORO: ACLI, COLMARE DEFICIT RAPPRESENTANZA

Giovani precari, immigrati, lavoratori a bassa qualifica: intere fasce di popolazione a rischio marginalità sociale e politica

Roma, 24 settembre 2008 - Un «nuovo progetto di rappresentanza» per quella fascia di lavoratori e di popolazione «sempre più a rischio di marginalità sociale»: giovani precari, uomini e donne a bassa qualifica professionale, immigrati. E' questo l'ambizioso programma delle Acli per i prossimi anni, come è stato presentato questa mattina, nel corso di un seminario a Roma sul lavoro e l'identità sociale, dal presidente nazionale delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani Andrea Olivero e dal nuovo responsabile del dipartimento lavoro Maurizio Drezzadore.

«Per molti ceti popolari - ha spiegato Drezzadore - prima ancora della tutela manca oggi la rappresentanza e l'accompagnamento dentro i meandri della nuova e competitiva società dei lavori. Nell'era della globalizzazione e delle grandi trasformazioni, le fasce lavoratrici meno qualificate sono quelle più esposte ai rischi di marginalità sociale. Il lavoro, perdendo progressivamente senso e peso sociale, non contribuisce più a creare le forti identità collettive che hanno segnato la storia degli ultimi due secoli».

«Per questo motivo - ha aggiunto Dreazzadore - il compito delle Acli per i prossimi anni non potrà non essere quello di rappresentare i ceti popolari e quella parte del mondo del lavoro che oggi fatica a stare al passo con i cambiamenti, e per questo è meno protetto e resta ai margini della società e della stessa democrazia». Non è un caso - sottolineano le Acli - se il tasso più alto di "antipolitica" (22%, secondo l'ultima ricerca Iref) cioè di passività, lontananza e rifiuto della politica e della partecipazione democratica, si registra proprio nei ceti popolari a basso reddito. «Senza fornire adeguate tutele e rappresentanze a questo pezzo del mondo del lavoro e a questi ceti popolari - ha concluso Dreazzadore - si rischia di creare profonde e insanabili fratture nel tessuto sociale e democratico del nostro Paese».
postato da: micheleippolito alle ore 15:35 | Permalink | commenti
categoria:lavoro, formazione, precariato, acli, dottrina sociale della chiesa, aps , andrea olivero
mercoledì, 24 settembre 2008
Nelle ultime settimane ho imparato molte cose sulla gestione amministrativa del Comune di San Giorgio a Cremano e degli enti locali in generale. Un il mio collega Clemente (non fate battute stupide, non ha gli occhiali…), un paio di giorni fa, vedendomi trafficare con delle carte ha cominciato a scherzare dicendomi: “Caspita, sai fare pure le determina! Sta gente che lavora qui da trent’anni e non le sa fare!!!” La verità è che ancora molte cose mi sono poco chiare, devo riscrivere i documenti più volte e spesso combino dei veri e propri casini.
burocrazia
Una cosa interessante che ho imparato è la procedura per spendere i soldi: è talmente farraginosa che me la sono dovuta ripetere una decina di volte a mò di filastrocca per impararla. Facciamo un esempio. Diciamo che avete chiesto un patrocinio morale e la stampa di una cinquantina di manifesti per una manifestazione culturale. Spesa complessiva: sessanta euro più iva.
La giunta comunale, Sindaco ed assessori, si riunisce e prenota la spesa con una delibera. A quel punto viene chiamato in causa il dirigente del settore a cui si riferisce la manifestazione che deve impegnare la spesa con una determina. Voi poi fate stampare i manifesti e li fate affiggere (spendendo venti euro e spiccioli di tasca vostra). Il tipografo vi dà la fattura e la presentate al Comune. La fattura arriva all’ufficio economato, che la passa in ragioneria, dove viene scaricata l’iva. A quel punto viene rimandata al settore di competenza, dove è necessario redigere una determina di liquidazione della spesa. La pratica torna in ragioneria, dove viene effettuato il mandato di pagamento. Passerà qualche settimana. E voi dovrete andare in banca a ritirare i soldi in contanti.
Mal di testa, vero? E’ venuto anche a me mentre cercavo di capire tutto il meccanismo. Quando qualcuno vi dice che uno dei problemi dell’Italia è la burocrazia… Credetegli!!! Ha ragione!!!
postato da: micheleippolito alle ore 20:11 | Permalink | commenti (1)
categoria:lavoro, pubblica amministrazione, san giorgio a cremano, michele m ippolito
domenica, 21 settembre 2008

ilmattino-bigNon ho mai avuto la velleità di diventare un redattore del Mattino, mi basta la mia collaborazione da pochi pezzi al mese per farmi felice (veramente felice, era il sogno che avevo da bambino!) però ci sono colleghi bravissimi che da anni sono precari al giornale. Quando dico "precari da anni" intendo riferirmi a periodi superiori ai dieci anni con guadagni che si aggirano sui 3-400 euro netti al mese. Eppure, nonostante tutto questo, quando si libera un posto in redazione a nessuno viene in mente di darlo ad uno di loro. E' una ingiustizia profonda che fa venire anche meno la voglia di lavorare e fa perdere risorse importanti ad un giornale che ha bisogno di persone che hanno fatto gavetta e che hanno dimostrato di conoscere i trucchi del mestiere.

Su www.ilbarbieredellasera.it è stato pubblicato un bel post che racconta in maniera sarcastica quanto poco considerati siano i precari del Mattino. Buona lettura.

17.09.2008
Il Mattino. Non c'è trippa per precari
di Pseudoparagiornalista

Il buongiorno si vede dal Cdr

Nella redazione de Il Mattino il Cdr comincia a fare sul serio. Nella redazione di via Chiatamone siedono i precursori di ieri e i paladini di oggi, delle nuove norme poste a tutela dei "precari", in particolare freelance e collaboratori, che la FNSI vorrebbe far inserire nel nuovo CCNL. Tanto che alla FNSI hanno già deciso: in tutte le strategie future si prenderà ad esempio l'impegno de Il Mattino.

Le ragioni? Nei fatti. Lo scorso anno emerse in via Chiatamone la necessità di rimpinguare la redazione economica centrale con una nuova assunzione. Il Cdr prima ancora che affiorasse una qualche ipotesi, alzò delle barricate che bloccarono la circolazione stradale nel capoluogo e fino a Frattamaggiore. "I precari sono un patrimonio del giornale. E' giusto - tuonò il Cdr - e lo rivendichiamo con forza, che nelle assunzioni il direttore Mario Orfeo verifichi preliminarmente che non vi siano, tra i precari, colleghi in grado di ricoprire le carenze di organico. Su questo siamo irremovilibi".

Orfeo rimase impressionato dalla durissima presa di posizione. Ci pensò su e per non scontentare la redazione, avviò subito questa verifica preliminare ovviamente autocondotta, autogestita ed autocoordinata, con la diretta autosupervisione del direttore Orfeo. Conclusione: in tutto il parco di collaboratori e precari de Il Mattino, in tutte e cinque le province della Campania, nessuno capisce un tubo di economia. Percorso obbligato per il direttore in lacrime: l'assunzione fu fatta all'esterno. Al Cdr non rimase che allargare le braccia e rimuovere le barricate in via Chiatamone.

Manco il tempo per l'amministrazione di sbrigare i vari adempimenti legati all'assunzione, e per il collega economista di prender posto sulla sua nuova poltrona, che ecco aprirsi un nuovo buco in politica.

Orfeo, che evidentemente non riesce a tenere gli occhi ancorati tra quanti già lavorano per Il Mattino, già pensava in quale redazione attingere. Ma ecco che il Cdr stringeva accordi con i protestanti della monnezza e fermava la circolazione autostradale, aerea e ferroviaria a Napoli e in provincia. "No! - tuonò il rappresentante dei collaboratori nel Cdr - stavolta non si passa! L'assunzione tocca ad un precario. E se no che c...o di tutela blateriamo per i precari? Va a finire che non ci crederà neppure la Fnsi".

Nuovo tavolo di confronto e nuova intesa: una apposita commissione avrebbe preliminarmente verificato la sussistenza dei requisiti in capo a qualche collaboratore esterno. A far parte della commissione vengono nominati Mario Orfeo, Orfeo Mario e il direttore responsabile de "Il Mattino" nel ruolo di garante e supervisore.

La verifica anche in questo caso fu quanto mai flash: no, tra i collaboratori di Napoli, Benevento, Caserta, Salerno, Avellino, nessuno capisce un'acca di politica. Ineluttabile anche in questo caso il ricorso all'esterno. I rappresentanti del Cdr, in lacrime, hanno dovuto abbandonare ancora una volta il presidio.

Le lacrime non erano ancora asciutte quando dalla cronaca di Napoli fecero presente che urgeva un redattore in pianta stabile. "Stavolta assumo all'esterno", pensò Orfeo. Non importa se a Repubblica, al Gazzettino parrocchiale o al Corriere degli ammogliati. A costo di arrivare a Milano. L'importante è che l'assunzione sia dall'esterno.

"Niet - tuonò nuovamente il Cdr - uno corno! di qui non si passa. Stavolta è cronaca, l'abc di tanti collaboratori. Prima la verifica interna. Se no sti ragazzi come li motiviamo? E poi, via, c'è anche un discorso di correttezza, di trasparenza". "C'avete rotto con 'ste verifiche" pensò tra se e se Mario Orfeo.

Che anche stavolta però dovette attenersi ai desiderata del Cdr. "Nomino una commissione formata da me, da Mario Orfeo e dal direttore de Il Mattino", disse "che dovrà relazionare non oltre i sette giorni". Ne passò uno soltanto e la relazione fu di appena un rigo: nessuno tra i collaboratori de Il Mattino capisce un cavolo di cronaca. Ovviamente anche quest'assunzione fu fatta, non senza delusione e sofferenza, esternamente. 

Tanti collaboratori e freelance "ignoranti" de Il Mattino sono ovviamente passati ad altre testate, dove cureranno l'oroscopo, le previsioni del tempo e, i più preparati, il block notes degli appuntamenti. Maggiori aspirazioni non ne possono avere giacché per ben tre volte una qualificata commissione super partes ha accertato e certificato l'ignoranza assoluta in materia di cronaca, di economia e di politica (ma di che cavolo hanno scritto fino ad oggi? Bho!).

Ma nel panico, con loro, c'è anche il Cdr, che allorquando si parlerà di tutela dei precari nel rinnovo del CCNL, non avrà un solo interlocutore su cui far valere il proprio impegno e le proprie ragioni.

Meglio guardare ai contrattualizzati,  ha suggerito qualcuno. Del resto, come sindacato, non abbiamo mai saputo fare altro.

domenica, 14 settembre 2008

alitaliaAerei fermi negli hangar, clienti che da domani non sapranno a che santo votarsi dopo aver prenotato mesi fa i propri biglietti, sindacati arroccati sulle proprie posizioni, cordate di imprenditori che non mollano, lavoratori che rischiano di andare in mezzo alla strada. Insomma, ormai Alitalia è allo sfascio. La CAI ha già fatto sapere che, rilevando la società, cancellerà moltissime rotte e licenzierà migliaia di piloti, hostess e steward. Il malato è in fin di vita. C'era il tempo per recuperarlo per tempo, con danni limitati. Qualche mese fa era vicino l'accordo con Air France, un colosso del settore, che avrebbe anche evitato la ricaduta sui contribuenti italiani di un mare di debiti. Quella strada non fu percorsa dal Governo Berlusconi in nome della pretesa che Alitalia rimanesse italiana. E così, ecco la frittata.

Io credo che è giusto che Alitalia, come qualsiasi altra società privata farebbe a questo punto, sia lasciata fallire. I lavoratori saranno in parte assorbiti dalle aziende che prenderanno gli hub e le rotte da coprire nel nostro Paese e da esso agli scali internazionali. Soprattutto non sarà l'intera popolazione italiana a pagare per gli sbagli altrui.

postato da: micheleippolito alle ore 22:56 | Permalink | commenti
categoria:politica, lavoro, sindacati, alitalia, governo, silvio berlusconi
giovedì, 11 settembre 2008

Oggi propongo ai lettori del mio blog un'altra battaglia per cui vale la pena combattere, una di quelle che forse San Paolo avrebbe definite "buone battaglie". Invito tutti i miei colleghi giornalisti (ma non solo) ad aderire.

Una firma per Meris

Un gesto di umanità: “Datele la tessera di giornalista professionista”
Noi sottoscritti - giornalisti professionisti iscritti all’ordine e semplici cittadini - chiediamo all'Ordine Nazionale dei Giornalisti di rilasciare la tessera di giornalista professionista a Meris Andreani, giornalista della Repubblica di San Marino. Si tratterebbe di un atto di grande umanità nei confronti di una ragazza colpita da una grave malattia che lotta da anni per la vita. Sarebbe un gesto che potrà aiutare Melis a superare questo momento di crisi; un gesto di rispetto verso la dignità di una persona che lavora da anni come giornalista in uno Stato, dove non esiste un ordine dei giornalisti. Meris ha sempre desiderato la tessera di giornalista professionista. Purtroppo la malattia l'ha costretta più volte a rinunciare agli esami.

Lei mi ha scritto (settembre 2006): “Sono praticante dal 1999: alla faccia dei 18 mesi! Lavoro alla tivù di stato della Repubblica di San Marino, ma coincidendo gli esami con i cicli di radioterapia, non sono mai riuscita a sostenerli. Questa sessione [fine ottobre 2006] ci provo. Non ho alcuna speranza. Sarò sotto preparazione per la terapia. Sarò in assenza di metabolismo cerebrale, quindi rallentata nei movimenti... in tutto. Sono tentata di lasciar perdere tutto, nonostante i soldi spesi. Ma questa è la volta che sto meglio (pensa un po'!!) a confronto delle altre! Seguirò qualcuno dei tuoi consigli, ma sarà dura”.

Meris ci è andata nell’ottobre del 2006 a Roma, nonostante avesse chiesto di sostenere l’esame ad Ancona (lei è iscritta all’Odg delle Marche). Meris ci è andata sulla sedia a rotella. Meris è stata bocciata. Meris avrebbe ancora la possibilità di sostenere l’esame, ma la malattia glielo impedisce.

Una firma

Aiutarci in questa “impresa” è molto semplice. Mandate una mail all’Ordine Nazionale dei Giornalisti (odg@odg.it) oppure lasciate il vostro messaggio sul forum di www.micheleaglio.it.

Per info
Michele Aglio
info@micheleaglio.it

Giovanna Sisti
info@marchenews.it

postato da: micheleippolito alle ore 22:57 | Permalink | commenti (1)
categoria:lavoro, giornalismo, ordine dei giornalisti, il barbiere della sera
venerdì, 15 agosto 2008

Dal blog di Simone C. Tolomelli, http://www.sasakifujika.net/

Due ragazze peruviane, catechiste (dovesse servire per muovere maggiore indignazione ci mettiamo pure questo), ballerine, studentesse universitarie a Roma sono state scambiate per prostitute ed una di loro ha passato la famosa “notte in guardina”. Succede che per aspettare l’altra si fosse seduta sui gradini di una chiesa, si ferma una volante e le dice: “ma che fai? ma ti devi mettere proprio qui? guarda che questa è una chiesa non ti puoi mettere a lavorare qui”; lei resta allibita, alcuni passanti assistono alla scena e consigliano di andare a denunciare la cosa. Entrambe, sono state trattate decisamente male da due agenti di Polizia. Si recano in commissariato e trovano lo stesso agente che le aveva pesantemente insultate, ne prende una per il braccio (quella senza documenti) e la porta al centro immigrazione, la chiude lì e ne uscirà il mattino dopo alle 10.30. Insomma, le danno della mignotta, la trattano di merda in mezzo ad una piazza pubblica che addirittura i passanti le danno manforte, vuole denunciare l’accaduto e la infilano in mezzo alle mignotte (quelle vere), spacciatori e ladri. Adesso noi possiamo trovare un sacco di motivazioni, indubbiamente. Possiamo dire che con quella gonna così corta lo stupro un po’ se lo cercava. Oppure possiamo dire che l’agente di Polizia stava scherzando e che un po’ la cosa fa sorridere. Eppure, vi giuro, nonostante voi pensiate a cose da film hollywoodiano e masse oceaniche in fuga per l’Europa, e cani che ti mordono al solo passare, insomma sebbene pensiate che sia fatto così, ebbene no: il razzismo è molto più semplice. C’hai la faccia da peruviana? Sei una zoccola. In prigione, senza passare dal via. Ora, io vorrei dirvi che Famiglia Cristiana nel suo essere l’unica -unica- voce che parla apertamente di fascimo, in realtà la sta facendo più brutta di quella che è. Io vorrei nel profondo pensare che se non stiamo attenti allora. Io vorrei pure arrivare a dire che questo paese sta “prendendo una brutta piega” e che dobbiamo correre ai ripari perché se no altrimenti. Ma la realtà è che è troppo tardi. E che voi siete al mare e sia io, per quello che vale e vale poco, che Famiglia Cristiana, parliamo al vento.

sabato, 05 luglio 2008

S.Giorgio a C. – I manager di numerose aziende turistiche campane, tra cui alberghi a cinque stelle, agenzie di viaggi e tour operator, saranno a San Giorgio lunedì mattina per incontrare inoccupati e disoccupati del territorio a cui offrire stage e tirocini formativi retribuiti.
L'iniziativa è frutto dell'accordo tra il Comune e l'associazione stabiese ScuolaLavoroTurismo proporrà un evento nella biblioteca di villa Bruno che sarà diviso in due parti. A partire dalle 9.30 si terrà un convegno di presentazione delle attività di ScuolaLavoroTurismo, con la partecipazione, tra gli altri, del sindaco Mimmo Giorgiano, del vicesindaco Giorgio Zinno, l'assessore comunale alle politiche del lavoro Luciana Cautela, il presidente del consiglio comunale Ciro Sarno, il presidente dell'associazione ScuolaLavoroTurismo Pasquale Bruno, il direttore del Centro per l'Impiego di Portici (a cui fa capo la città di San Giorgio a Cremano) Luigi Scognamiglio e l'assessore provinciale alle politiche del lavoro e della formazione Bernardino Tuccillo. Inoltre, ci saranno, manager di note aziende, quali Raffaele Palumbo di Carpet Travel Tour Operator (Nocera Inferiore); Pasquale Guerrieri della Fondazione Ras (Castellammare di Stabia); Anna Genovino dell'Istituto Internazionale Vesuviano (Castellammare di Stabia); Rosario Arciprete del Grand Hotel Nastro Azzurro (Piano di Sorrento); Massimo Tridici del Mar Hotel Alimuri (Meta di Sorrento); Stefania Criscuolo dell'Agenzia Mille Miglia e Piu'(Castellammare di Stabia).
Alle 11 i manager delle aziende incontreranno quanti siano interessati ad effettuare uno stage formativo nei mesi estivi. Nel corso dell'evento offriranno la loro testimonianza persone che stanno attualmente svolgendo degli stage formativi presso strutture ricettive alberghiere della penisola sorrentina. Sarà inoltre proiettato un video di tre minuti che racconterà il perché dell'iniziativa. Agli interessati che avranno superato il colloqui sarà offerta un'esperienza di stage formativi retribuiti presso aziende turistiche della zona vesuviana, stabiese e sorrentinScuolaLavoroTurismo a San Giorgio a Cremanoa. Ad ogni stagista sarà affiancato un tutor formativo. Potranno accedere a tale opportunità soggetti regolarmente iscritti al Centro per l'Impiego, inoccupati e disoccupati.
"Abbiamo voluto dare una importante opportunità a tutta la platea delle persone senza lavoro della nostra zona. – dichiara il sindaco Mimmo Giorgiano - Si tratta di una operazione di altissima valenza sociale che qualifica in maniera forte l'impegno della mia Amministrazione a risolvere i problemi principali della vita dei sangiorgesi, soprattutto di quelli che vivono uno stato di disagio. Non è una cosa da tutti i giorni che manager di aziende leader nel proprio settore si spostino dalle proprie sedi per incontrare i disoccupato, giovani e meno giovani, e per questo ringrazio l'associazione ScuolaLavoroTurismo che ha reso possibile l'organizzazione di questo evento, che non resterà isolato."
"I disoccupati che saranno selezionati dalle aziende – chiariscono Giorgio Zinno, vicesindaco con delega alle politiche formative, e Luciana Cautela, assessore alle politiche del lavoro – avranno la possibilità di dimostrare tutto il loro valore e la loro capacità di interagire con il pubblico in un settore professionale che oggi è in netta espansione. I più bravi saranno stabilizzati dalle aziende al termine degli stage e dei tirocini retribuiti."