domenica, 07 dicembre 2008

Non c’è peggior sordo

Dicembre 6, 2008

Non ho la rabbia di molti, che oggi sui giornali accusano il governo di avere detto “sì ai vescovi e no agli studenti”. Forse perché reputo un atto dovuto il ripristino dei fondi alle scuole non statali (attenzione: non statali), così come ritenevo uno scempio il loro taglio qualche giorno fa. Il problema non è, infatti, scegliere fra i vescovi e gli studenti, ma garantire un servizio pubblico a tutti: le scuole non statali (cioè le paritarie, fra le quali molte cattoliche, ma anche le comunali) arrivano lì dove lo Stato non riesce ad arrivare e dunque è giusto che il loro servizio pubblico venga riconosciuto. Se privatizzo il gruppo Tirrenia, tanto per fare un esempio, ho due possibilità: o lascio la gestione interamente alla volontà dei privati - che quindi, divenendo i nuovi proprietari, sceglieranno quante corse fare e soprattutto quali - oppure lego questa privatizzazione ad alcune regole, per garantire agli abitanti di Procida la possibilità di andare a lavorare a Napoli alle 7 del mattino e di tornare a casa alle 22 pure a novembre. È un servizio pubblico anche questo, nonostante sia gestito da privati, e come servizio pubblico va trattato: i proprietari del gruppo Tirrenia sottoscrivono una convenzione con lo Stato e ricevono contributi pubblici in cambio dell’impegno ad assicurare ai cittadini anche le corse “fuori mercato”. Lo stesso discorso vale per le scuole non statali: tanto gli asili comunali quanto le elementari delle suore,  per esempio, sono in molte zone d’Italia l’unica ancora di salvezza per milioni di famiglie; offrono dunque un servizio pubblico, al pari (non a caso si chiamano scuole paritarie) degli asili e delle elementari statali, ed hanno l’obbligo di rispettare regole precise (i giorni di lezione in un anno, le ore a settimana, i programmi, i criteri di valutazione…) uguali per tutti. Affermare dunque, come fa un ex docente della Sapienza su Repubblica di oggi, che “gli istituti privati dovrebbero finanziarsi facendo leva sulle regole di mercato” è una fesseria abnorme, perché se così fosse - ritorno al paragone di poco fa - gli abitanti di Procida avrebbero il traghetto per Napoli solo da giugno a settembre, quando ci sono i turisti, e farsela in gommone d’inverno non è proprio il massimo. Detto questo, torniamo al punto di partenza: il governo ieri non ha detto “sì ai vescovi e no agli studenti”; ha detto “sì ai vescovi e no ai partiti dell’opposizione”, visto che avevamo presentato in Aula emendamenti volti a ripristinare questi fondi per le scuole non statali e che la maggioranza, naturalmente, ce li ha bocciati. Ci abbiamo provato anche con un ordine del giorno: niente. Poi la Cei ha alzato la voce - mi era giunta notizia addirittura di una protesta clamorosa, con possibile coinvolgimento delle parrocchie - e Berlusconi se l’è fatta sotto. La cosa che mi turba di più non è che abbiano dato retta alle sacrosante ragioni della Chiesa, ma che ancora una volta non abbiano dato retta a noi per puri motivi ideologici: sono sordi a priori, non ci sentono dall’orecchio sinistro, e qualsiasi cosa diciamo la rifiutano solo perché l’ha detta il Pd.

sabato, 22 novembre 2008
15.11.2008
Ordine e illegalità
di Vittorio Gennari

Radicali: l'esame di Stato non si può fare, se prima non s'è fatto il praticantato

Rita Bernardini (PD): "L’Ordine dei giornalisti deve essere commissariato"

La deputata PD Rita Bernardini ha presentato un'interrogazione parlamentare sottoscritta anche dagli altri cinque parlamentari radicali del gruppo del Pd alla Camera, chiedendo al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, di chiarire quella che appare una vera e propria violazione della legge 69 del 1963.

A infrangere le norme, secondo i parlamentari radicali, è proprio l’organismo che ne dovrebbe curare l’osservanza da parte di tutti, vale a dire l’Ordine dei giornalisti, per il quale la Bernardini chiede il commissariamento per giungere alla revoca delle convenzioni con ben 21 istituti di formazione al giornalismo.

“A parere degli interroganti – si legge nell’interrogazione depositata lunedì scorso - è evidente che l'Ordine dei giornalisti sta tentando di affermare surrettiziamente una modalità d'accesso alla professione non conforme alla legge, modalità peraltro simile solo a quelle partorite dalle dittature della Repubblica democratica tedesca e della Spagna di Franco; è evidente che l'Ordine dei giornalisti, ad avviso degli interroganti, si è reso in sostanza responsabile di una grave violazione di legge”.

Ciò premesso, gli interroganti chiedono al Ministro della Giustizia

se “sia a conoscenza del fatto che sono ammessi all'esame di Stato per l'abilitazione alla professione giornalistica soggetti privi del requisito previsto dall'articolo 34 della legge stessa, vale a dire l'aver svolto un periodo di 18 mesi di praticantato in una redazione giornalistica autentica;

quali provvedimenti intenda adottare il Ministro per ripristinare il rispetto di una legge approvata dal Parlamento repubblicano e violata dall'ordine dei giornalisti; se non intenda commissariare i consigli dell'Ordine responsabili di quanto segnalato in premessa;

se il Ministro non ritenga opportuno porre in atto gli interventi necessari affinché siano revocate tutte le convenzioni stipulate tra Ordine dei giornalisti e istituti di formazione al giornalismo e università che autorizzano l'ammissione all'esame per l'abilitazione all'esercizio della professione giornalistica a chi è privo dei requisiti previsti dall'articolo 34 della legge n. 69 del 1963, ovvero gli allievi dei corsi di giornalismo riconosciuti”.

(da Affaritaliani.it)

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sabato, 15 novembre 2008

Il principio di precauzione


Per i fedelissimi del blog, questa è la terza puntata: ho già parlato di Eluana a luglio in occasione della sentenza d’appello e, venti giorni dopo, quando si votò in Aula. Credo di aver detto tutto, ma ho bisogno di ripetermelo, e mi perdonerete. Mi perdonerà chi mi giudica un mollaccione e chi mi giudica un talebano, ma tutti - spero - mi riconosceranno un percorso, anche se non coincide con il loro. Comincio col dire che - ancora una volta - una parte del mondo cattolico sta sbagliando i toni: parlare di condanna a morte, onestamente, mi sembra una forzatura. Perché questo presupporrebbe una volontà di vivere da parte di Eluana. Così come non si può parlare di suicidio assistito, perché vorrebbe dire che diamo per certa la sua volontà di morire. Il problema serio - che è anche il vulnus della sentenza, secondo me - è che, a differenza di Piergiorgio Welby (e so per certo che una parte della Chiesa si sta rendendo conto di avere esagerato con lui), qui manca una manifestazione chiara di volontà. I giudici affermano che questo stato vegetativo è inconciliabile con “la concezione (di Eluana) sulla dignità della vita”; di Eluana Englaro a 21 anni, aggiungerei io, che ho la sua stessa età e che nel 1992 mi sarei quasi suicidato per la fine di una storia d’amore. Primo punto debole, repetita iuvant: in questo caso specifico la volontà del paziente non è certa, ma è stata ricostruita dai giudici attraverso indizi di una vita fa. C’è poi il solito problema, quello cruciale, della definizione di accanimento terapeutico, che dipende dal concetto di terapia: su questo punto io sto con la Chiesa, nel dire che acqua e cibo non sono medicine e dunque finché do da bere a qualcuno non mi sto accanendo contro di lui. Anche qui ci sono posizioni diverse, nessuna con la verità in tasca: pure su questo punto, dunque, manca una certezza assoluta, e non mi sembra un dettaglio trascurabile. Due dubbi (o “non certezze”, fate voi) del genere, secondo me, obbligherebbero al principio di precauzione: meglio un passo indietro che un passo in avanti. Che poi è lo stesso principio applicato dalla giustizia quando stabilisce che “è meglio un colpevole fuori piuttosto che un innocente in galera”. Ecco perché, pur non gridando alla condanna a morte, non mi sento di parlare di vittoria della libertà: vedo invece - e concordo con parte del mondo cattolico - il rischio serio di introdurre in Italia l’eutanasia, perché a questo punto se mio nonno, ridotto in stato vegetativo persistente, diventerà un peso insopportabile per tutta la famiglia, saremo noi a poter decidere quando toglierlo di mezzo. Ma per fortuna una sentenza non è una legge: sulla legge dovremo confrontarci in Parlamento ed avremo sorprese, ne sono certo. Sorprese forse amare per la Chiesa, perché - al di là della compattezza di facciata mostrata dall’attuale maggioranza - le sensibilità sull’argomento sono diverse all’interno di ogni schieramento.

mercoledì, 15 ottobre 2008

cofferatipNel “caso Cofferati” c’entra Dio. Dopo spiegherò il perché. Prima la notizia: il sindaco di Bologna non si ricandida perché sceglie di stare col figlio piccolo. In sostanza il bambino si è dolcemente “mangiato” il (post) comunista.

Il piccolo Edoardo (neanche un anno di età) ha sciolto l’anima dell’antico compagno, del leader della classe operaia, di colui che aveva in mano la sinistra italiana e, una volta sciolto il papà come un gelato al sole, se l’è bevuto dandogli una splendida e convincente lezione: non è vero che tutto è politica (l’antico dogma sessantottino) e non è vero che la politica è tutto (il dogma comunista). Anzi, la vita che sta fuori dalla politica – per esempio un figlio - è molto, molto più grande e importante. E’ più bello veder crescere Edoardo che veder decrescere il Partito democratico. Meglio farsi “mangiare” (il proprio tempo, le proprie giornate) dal proprio bellissimo bimbo, che dal partito.

Solo qualche anno fa sarebbe stata una bestemmia. Il riflusso nel privato era una deriva piccolo borghese che non sarebbe mai stata perdonata. Il problema di Cofferati forse è che ama la musica e tutta la storia comincia da lì. Il vecchio Lenin aveva avvertito. Un giorno disse testualmente: “E’ l’ora in cui non è più possibile sentire la musica, perché la musica fa venire desiderio di accarezzare la testa ai bambini, mentre è venuto il momento di tagliargliela” (se qualcuno dubitasse della citazione fornisco il riferimento bibliografico: M. Gor’kij, “Lenin”, Editori Riuniti, Roma 1975, pp. 67-68).

Cofferati deve aver ascoltato troppa musica. E il bambino ha fatto perdere la testa a lui. A suo modo l’episodio segna un’epoca: la riabilitazione a Sinistra del padre di famiglia. L’ideologia vedeva in questa figura il simbolo del “piccolo borghese”. Péguy proclamò, al contrario, che il padre di famiglia era il vero eroe del nostro tempo. Perché simbolo dell’amore gratuito e della speranza. Ma l’ideologia non sopportava i padri. Doveva imporre un padrone, il Partito. Era una sorta di religione atea, che pretendeva di amministrare e dominare tutta l’esistenza degli individui. Si pretendeva di ficcarci dentro tutta la realtà.

Siccome c’era sempre qualcosa che dentro quella gabbia non ci stava, si provvedeva a cancellarlo dalla storia. Per esempio Dio. Un’altra cosa eccedente era il mondo degli affetti e si censurò sia l’amore che la famiglia come ferrivecchi borghesi che sarebbero stati travolti e superati nella “società” comunista.

Nel periodo staliniano il partito si frappose pure fra marito e moglie e si aveva terrore di essere denunciati addirittura dai familiari. I figli diventarono sostanzialmente proprietà del partito e specialmente in certi momenti o certi paesi, penso alla Cambogia di Pol Pot o alla Cina della “rivoluzione culturale” o alla Corea del Nord, si andò perfino al di là dell’orrenda frase di Lenin.

L’ideologia era disumana. Ma che significasse pure schizofrenia – perché troppe cose importanti restavano fuori - era chiaro fin dai tempi del vecchio Marx. Il quale scriveva il 21 giugno 1856 alla moglie: “Io mi sento di nuovo un uomo, perché provo una grande passione, e la molteplicità in cui lo studio e la cultura moderna ci impigliano, e lo scetticismo con cui necessariamente siamo portati a criticare tutte le impressioni soggettive e oggettive, sono fatti apposta per renderci tutti piccoli e deboli e lamentosi e irresoluti. Ma l’amore, non per l’uomo di Feuerbach, non per il metabolismo di Moleschott, non per il proletariato, bensì l’amore per l’amata, per te, fa dell’uomo nuovamente un uomo”.

Una lettera emblematica. Dove si vede che, a rispondere alla domanda più importante della vita, quella che Leopardi formulava così: “e io che sono?”, non era l’ideologia, ma l’amore, il volto di un “tu”. Nella lettera di Marx emergeva la schizofrenia fra il mondo dell’utopia e la realtà dove si muovono creature desiderose di amare e di essere amate, esseri umani capaci di male, incapaci di essere se stessi, ma sorpresi di trovare il proprio io e la propria felicità negli occhi della donna amata.

Don Giussani commentava le parole di Marx così: “come si può reggere una antropologia, come si può immaginare una concezione della storia che non nasca, investa e spieghi ciò che l’uomo fa ogni giorno?”. Infatti non ha retto. E’ crollata. Anche la nuova stagione dell’ideologia, quella scatenata dal ’68, naufragò proprio nell’oceano che separa l’utopia dalla drammaticità della vita quotidiana concreta dove – in attesa dell’utopico paradiso comunista – si cercavano le scorciatoie dei paradisi artificiali delle droghe o si sprofondava nella disperazione, alla ricerca del senso dell’esistenza. Si corse ai ripari teorizzando che anche il “personale” aveva un valore politico (era l’ideologia radicale). Ma si era incapaci di dare risposta davanti alla scoperta del male e anche al male di vivere.

Resta – come epitaffio di quella generazione – una lettera di un militante, pubblicata sul giornale “Lotta Continua” il 30 settembre 1977, all’indomani dell’ennesimo suicidio di un compagno. Diceva: “nel 1968 si affermava che ‘tutto è politica’. Lo si diceva dando alla frase semplicemente il significato opposto a quello che ha ora l’espressione ‘il personale è politico’. Voleva dire che per fare una rivoluzione si doveva rinunciare ai nostri bisogni personali, voleva dire nascondere i nostri sentimenti”.

Una volta allontanatasi la “rapida vittoria” iniziò il dolore di “riscoprire insieme le nostre individualità represse, ritrovare l’umiltà per parlare dei propri problemi” e diventò “facile rendersi conto di essere soli, a volte disperati”. La lettera continuava così: “Questa morte non è il frutto del caso. Egli è morto anche perché siamo stati ‘disumani’, tutti noi, Roberto incluso, vittime di un certo modo di fare politica. Disumano è stato mandare allo sbaraglio i compagni davanti alle fabbriche; è stato il modo in cui si sono trattati i compagni ‘silenziosi’… disumani sono stati i piccoli e grandi leader depositari del sapere e del potere; disumani sono stati i nostri rapporti ai cancelli con gli operai che per noi erano di volta in volta o fonti di notizie o lettori dei nostri volantini o persone cui spiegare la rivoluzione… Fra i tanti motivi che ci spingono a modificare il nostro comportamento politico e personale, c’è anche il desiderio che nessun compagno sia costretto più ad andarsene così; c’è il desiderio che tra la nostra splendida teoria piena di futuri paesi delle meraviglie e la nostra ‘squallida’ pratica quotidiana non si lasci più aperto un varco così grande dove un uomo possa perdersi”.

Vi è stato un poeta comunista, Louis Aragon, per il quale l’incontro (due mesi dopo aver tentato il suicidio, a Venezia) con la donna della sua vita, Elsa Triolet, ha significato uscire dalla disperazione e trovare la ragione dell’impegno politico. Elsa simbolizzava ogni amore, compreso quello per la patria e per gli sfruttati. Ma la più bella delle poesie a lei dedicata s’intitola “Non esistono amori felici”. E basta la prima strofa per capire: “Nulla appartiene all’uomo. Né la sua forza/ Né la sua debolezza, né il suo cuore. E quando crede/ di aprire le braccia, la sua ombra è quella di una croce/ e quando crede di stringere la felicità la stritola./ La sua vita è uno strano e doloroso divorzio./ Non esistono amori felici”.

E’ come se mancasse sempre il centro di gravità, qualcosa che sia capace di dare senso a tutto (senza censurare niente), all’essere padre e al fare politica, all’innamorarsi e all’impegno sociale, alla bellezza della musica, al vivere e al morire, qualcosa che dia valore pure al soffrire, che vinca il male personale e il male del mondo, senza la violenza dell’utopia e senza il cinismo della legge del più forte. Un “centro” che non sia travolto dal tempo che passa. Devo ancora dirvi che c’entra Dio. Ma di cosa abbiamo parlato finora?

Antonio Socci

Da “Libero”, 11 ottobre 2008

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giovedì, 09 ottobre 2008

Il sindaco di Bologna Sergio Cofferati ha ritirato oggi a sorpresa la propria candidatura per le elezioni cofferatipamministrative del 2009. "Una rinuncia -- ha spiegato l'ex segretario della Cgil durante una conferenza stampa --dettata da motivi prettamente privati", e dalla necessità di stare accanto al figlio nato un anno fa e alla compagna che vive a Genova. Cofferati aveva deciso per il bis appena quattro mesi fa, "fidando -- ha spiegato oggi -- sulle possibilità di gestire senza problemi insormontabili la mia famiglia". Nelle settimane successive, però, è arrivata la retromarcia, ufficializzata oggi dopo essere stata comunicata martedì al leader del Pd Walter Veltroni. "Nel corso di un mese e mezzo ho verificato il sacrificio che ricade sulla mia compagna e su mio figlio, un sacrificio enorme e insopportabile specie se proiettato su sei anni", ha spiegato il sindaco.

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sabato, 04 ottobre 2008

Città Solidali, senza futuro. La scelta coraggio del sindaco Giorgiano: “Pagherà l’amministrazione gli stipendi. I lavoratori prima di tutto”.

SAN GIORGIO A CREMANO – Un atto di coraggio dell’Amministrazione Giorgiano che non garantisce futuro occupazionale ai dipendenti della Municipalizzata, ma garantisce comunque il pagamento degli stipendi ai dipendenti di Città Solidali, impegnati comunque nell’esercizio delle loro attività. I lavoratori di Città Solidali riceveranno nei prossimi giorni gli stipendi di agosto e settembre, il cui pagamento era stato messo a rischio a causa di un pignoramento effettuato da Equitalia.

Nelle scorse ore il Consiglio Comunale ha infatti approvato all’unanimità (24 su 24), con il voto favorevole di maggioranza ed opposizione, un atto di indirizzo per la giunta comunale guidata dal sindaco Mimmo Giorgiano, che impegna l’esecutivo a pagare direttamente i 140 dipendenti della società mista per i lavori svolti negli ultimi mesi a favore dei cittadini, in particolar modo di anziani, disabili e bambini. Giorgiano ha convocato la giunta per lunedì mattina con l’impegno di approvare una delibera immediatamente esecutiva che obblighi il dirigente settore Finanze a versare gli stipendi ai lavoratori. La decisione del Consiglio Comunale pone fine ad una annosa querelle che ha portato i dipendenti di Città Solidali e i loro familiari a istituire un presidio permanente presso l’ingresso della casa comunale di piazza Vittorio Emanuele II.  “Compiremo un atto di responsabilità. – afferma il sindaco Giorgiano – Ribadiamo con forza che il nostro primo obiettivo è salvaguardare la stabilità occupazionale ed economica dei dipendenti e delle loro famiglie e con l’atto approvato in Consiglio Comunale, sulla base di un ordine del giorno presentato dalla maggioranza che mi sostiene, abbiamo dato una ulteriore dimostrazione di serietà e di volontà di perseguire il bene comune. Il fatto che l’opposizione abbia appoggiato il nostro documento è un atto di grande rilevanza politica ed istituzionale. Ringrazio i consiglieri che hanno condiviso con me questa scelta difficile ma necessaria.”. Città Solidali al momento è in liquidazione. Il Consiglio Comunale ha inoltre dato mandato al Sindaco di diffidare i liquidatori in modo da indurli ad avviare le procedure fallimentari per la società mista nata nel 1999 e che si occupa di servizi alla persona. Subito dopo la maggioranza, compatta, con 17 voti su 17, ha approvato il conto consuntivo, i debiti fuori bilancio ed il riequilibrio di bilancio dando prova, secondo Giorgiano “di grande maturità e correttezza istituzionale”. Al voto non ha partecipato il partito dei Verdi, il cui capogruppo Luigi Esposito ha deciso di uscire dall’aula dopo aver letto un documento in cui attaccava l’operato dell’Amministrazione Giorgiano.

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lunedì, 11 agosto 2008

pistole_fumantiStasera, non avendo altro di meglio da fare nella canicola estiva, me ne sono andato a Ponticelli a fare un giro tra le bancarelle sistemate in occasione della festa della Madonna della Neve.

Con mia grande sorpresa ho subito notato una grande quantità di bambini e ragazzini intenti a "spararsi" con pistole giocattolo. Camminando per corso Ponticelli ho poi notato due bancarelle che vendevano pistole giocattolo ai prezzi ridicoli di tre e cinque euro. Diversi papò stavano scegliendo le pistole più belle da regalare ai figli. Qualche bambino imparava ad infilare il caricatore nella pistola e si metteva in posizione per sparare. Uno poteva avere sei o sette anni, ma si posizionava proprio come un killer professionista... Inutile dire che sono rimasto esterrefatto anche perchè la polizia municipale si trovava a qualche decina di metri (e a non più di mezzo metro da un africano che vendeva cd contraffatti in piena tranquillità...)

Ponticelli è, notoriamente, uno dei quartieri con il maggior tasso criminale della città di Napoli. Però hai voglia di parlare di legalità e di rivoluzione delle coscienze finchè avremo padri scellerati che comprano pistole giocattolo ai figli, venditori ancora più scellerati che le vendono, deplorevoli vigili urbani che non intervengono nemmeno a ricoprirli d'oro.

Qualche anno fa un deputato propose il divieto di vendita di pistole giocattolo. La proposta non è mai avanzata in Parlamento. Non sarebbe stato la soluzione a tutti i mali, ma almeno un inizio. Chissà, magari qualche esponente delle Camere potrebbe riprendere l'idea. Magari a settembre ne parlo ad Andrea Sarubbi...

martedì, 05 agosto 2008

Oggi è stata una bellissima giornata. Una giornata di lavoro ma non solo. Mi sono ammazzato di fatica, è vero, in un ufficio bello vuoto, ma ho avuto delle grandi soddisfazioni.

 

L’assessore ed il dirigente alle politiche sociali del Comune di San Giorgio a Cremano hanno chiesto al Sindaco Giorgiano che io potessi dare una mano per organizzare le attività estive per minori a rischio ed anziani in città. In pratica ci sto lavorando da quasi un mese ed oggi abbiamo visto i primi frutti.

 

Cinquanta bambini e ragazzi sono partiti alla volta del Magic World di Licola. Per loro acqua, tuffi e divertimento. Appartengono a famiglie economicamente disagiate e socialmente difficili. Sarebbero rimasti a casa, forse non avrebbero fatto un bagno per tutta l’estate. Il Comune ha dato loro questa opportunità, divertirsi, stare con gli altri e non sborsare neppure un centesimo. Splendido. “Che bello, da tanti anni non si organizzavano campi per minori” mi ha detto una madre, piena di gratitudine. Una gratitudine rivolta a me, ma che è destinata tutta al sindaco e all’assessore Luciana Cautela. magic world_1

 

E’ stato pubblicato oggi l’avviso pubblico che offre ad altri 150 bambini la possibilità di partecipare gratuitamente ai campi estivi in villa Bruno intitolati “Bambinincittà” già da lunedì prossimo e ad andare al Magic World l’ultima settimana di agosto. Ho predisposto una campagna di comunicazione alla grande (ogni altra informazione su www.e-cremano.it) e spero che arrivino tante richieste.

 

Infine gli anziani: nei prossimi giorni, grazie ai Fatebenefratelli, distribuiremo 420 biglietti per alcuni spettacoli a fine agosto. Inoltre stiamo lottando contro il tempo per varare un cartellone aggiuntivo, con poca spesa, a cavallo della festa dell’Assunta. Speriamo di riuscirci!

 

Insomma, sono tornato ad immergermi nelle politiche sociali, che è il mio habitat naturale. Giornate piene, intense. Non solo qualche ora da dedicare ai più bisognosi dopo aver scritto un comunicato o aver realizzato la rassegna stampa. Alla fine non c’è soddisfazione più grande di mettersi al servizio di chi è più debole. Come diceva santa Bernadette Soubirous “aiutare gli altri è un privilegio così grande che non merita nessun’altra ricompensa”.

 

Eppure oggi c’è chi ha tentato di rovinarmi la giornata. Non c’è riuscito, povero lui. Messaggi anonimi sul blog, telefonate, minacce, urla. Che è successo? A tutti i costi qualcuno, non ho capito chi, ha cercato di estrapolare dal contesto alcuni miei pensieri pubblicati su questo blog per mettermi in cattiva luce con Enzo Cuomo. Già, parliamo della vicenda Cuomo-Farroni. Qualcuno è stato più garbato, come il segretario cittadino del PD Giovanni Iacone, che mi ha chiamato per spiegarmi il suo punto di vista sulla vicenda. E’ stato civile e pacato come al suo solito ed anche se mi  è dispiace che si ricordi il mio numero cellulare solo per “cazziarmi” ho compreso pienamente il suo punto di vista e l’ho accolto. Altri invece, si sono divertiti a minacciarmi dicendo “che avrebbero informato della vicenda il Sindaco Giorgiano” (che niente c’entra, ma su qualcosa pure si dovevano appigliare…cosa c'entri poi il mio incarico professionale con il Comune di San Giorgio con le mie opinioni personali non l'ho ancora finito: forse hanno cancellato dalla Costituzione la libertà di espressione?). A chi mi ha offeso sul blog (poveretti, come li compatisco…) posso annunciare che domani pomeriggio saranno denunciati alla polizia postale, così imparano l’educazione.  

 

cuomo--140x180Ad Enzo Cuomo, a cui hanno fatto leggere solo quello che era più comodo, posso ribadire solamente quello che ho già scritto: cioè che di quanto accaduto tra lui e Farroni chi ha letto i giornali ha capito solo che c’è stato un litigio, ma nessuno ha capito perché. En passant si è capito che c’entrano i parcheggi: chi ha letto i giornali non ha capito perché. Mi sono stupito della sua veemente reazione contro Fernando così come mi sono stupito del comportamento di Fernando. Ho auspicato che venisse reso noto cosa c’era VERAMENTE dietro il litigio ed oggi sono riuscito a saperlo (e c’era bisogno di fare tutto questo casino??? Non bastava dire ai giornali che il Sindaco Cuomo si è molto offeso - a ragione- per delle becere illazioni personali sul suo conto???). Mi è dispiaciuto vedere nel PD porticese un livello così altro di conflittualità Altro non ho scritto e non ho detto.

 

Al di là di alcune divergenze, provo un grande affetto per Enzo Cuomo, che ho contributo a far eleggere nel 2004. Ad Enzo ho offerto più volte la mia collaborazione, da persona vicina al PD quale sono (e non l’ho mai negato). L’ultima volta gliel’ho ribadito durante un viaggio da Roma a Portici fatto insieme un paio di mesi fa. Credo che stia combattendo delle buone battaglie nell’interesse della città. Sta portando a Portici un fiume di finanziamenti sovraordinati. Senza dubbio molte delle sue politiche incideranno nella vita dei porticeli nei prossimi anni. Non tutto è eccellente, ma nell’amministrare una città complessa come Portici ci può stare.

 

Enzo non ha bisogno di servi sciocchi che per fare vedere quanto sono bravi a difenderlo lo facciano arrabbiare strumentalizzando quanto scritto su un blog letto, sì e no, da una trentina di visitatori al giorno. Mi dicono che oggi i miei post sono stati argomento di discussione al Comune di via Campitelli. Quanta tristezza, vuol dire che il livello di certe discussioni è proprio basso!

 

Eppure, se è necessario un gesto di buona volontà (me l’ha chiesto qualche amico ed io per gli amici faccio ogni cosa), allora quel famoso post lo cancello, comprese le minacce anonime ed offensive nei miei confronti (la denuncia farà comunque il suo seguito)… sicuro che queste al sindaco Cuomo nessuno le ha fatte leggere J    

martedì, 05 agosto 2008

Cari visitatori del mio blog, ci sono cose che non è giusto restino nell’oscurità e che devono essere portate alla luce… Così, dopo quindici giorni un utente anonimo decide di intervenire sulla vicenda Cuomo-Farroni (nonostante qualche castroneria e minacce simil-mafiose) e se lui vuole tornare sulla vicenda, chi sono io per impedirglielo? Ma vediamo cosa mi scrive…

 

Caro Michele....
Alcune considerazioni.
1) Come fa a parlare di stile chi in home page si definisce capo Ufficio Stampa di un Comune e poi insulta il sindaco di un'altra città e l'intera classe dirigente? Ti hanno chiesto di candidarti e tu lo spiattelli sul web e rispondi con il turploquio? e lo stile dov'è? A proposito, è questa la posizione ufficiale del Comune di San Giorgio, che tu rappresenti, sul livello di stile del Comune di Portici?
2) Gli atti dei parcheggi sono pubblici come tutti gli altri... se poi hai qualcosa da denunciare, fallo nelle sedi competenti...
3) Il sindaco Cuomo non è mai stato vicino a Montemarano, anche perchè non ha mai voluto fare il primario...
4) Portici e San Giorgio sono città che dovrebbero camminare insieme, ma i tuoi commenti, in qualità di autorevole esponente del Comune, rischiano seriamente di compromettere i rapporti: sii cauto!

 

Partiamo dall’inizio: nessuno si permetta di chiamarmi “caro” se non firma con il proprio nome. E’ questione di serietà e di buona educazione. Grazie.

 

Insisto: i miei amici Enzo Cuomo (a cui ho fatto una campagna elettorale e che conosco da quando ero rappresentante d’Istituto al liceo Quinto Orazio Flacco) e Fernando Farroni (mio compagno di scuola allo stesso liceo!) non ci hanno fatto bella figura. Fernando ha sbagliato a prendere a calci la porta del Sindaco (si chiamasse Enzo Cuomo o Gennaro Esposito), Enzo ha sbagliato a sfruttare questa occasione per un attacco di carattere personale basato sul fatto che Fernando ha un lavoro ottimamente retribuito e di prestigio in Regione. 

 

Gli atti dei parcheggi: non parlo di cose che non conosco. Non l'ho fatto prima, non lo farò adesso Qualcuno ha la coda di paglia? Fernando Farroni ha presentato una interrogazione su quel tema. Visto le voci che circolano in città sarei curioso anche io, da cittadino e dirigente del terzo settore locale (e quindi soggetto politico del mio territorio), di saperne di più visto che i giornali hanno lasciato cadere la questione. Amico anonimo, visto che sembra che tu sappia molto, illumini noi poveri mortali?

 

Meno male che Cuomo non ha mai voluto fare il primario!!! Visto che non è un medico ma un funzionario amministrativo sarebbe stata una cosa molto, molto grave… J

Ma poi, anonimo, tu chi sei? Il difensore di Enzo Cuomo? Il cavaliere mascherato che difende gli oppressi? Enzo è un politico di razza, uno dei migliori che abbia mai incontrato. Credimi, non ha bisogno di aiutini così pasticciati ed imbarazzati… Soprattutto perchè difendi Enzo Cuomo se il sottoscritto si è limitato a fare considerazioni di carattere generale e non lo ha attaccato? E poi perchè avrei dovuto attaccare il mio sindaco, appartenente al mio partito, a pochi mesi dal voto per delle comunali che ci devono vedere uniti? Mistero...

 

Ringrazio per la qualifica di “autorevole esponente del Comune di San Giorgio” ma, come qualsiasi persona che abbia un rudimento di diritto sa perfettamente, la rappresentanza è in capo esclusivamente alla parte politica. Io sono solo un semplice cittadino che vuole esprimere la propri opinione, ed un giornalista a cui piace che si faccia chiarezza sui temi che interessano alla gente. E non accetto che qualcuno mi metta un bavaglio. Soprattutto uno che non ha nemmeno le palle di firmarsi.   

P.s. Non mi riconosco nella politica della rissa. Con un PD con un così basso livello di democrazia e un clima così burrascoso confermo che non mi candiderò alle comunali, nonostante le pressanti richieste di tanti amici, che non finirò mai di ringraziare per la fiducia costantemente accordatami.

giovedì, 31 luglio 2008

La Procura generale chiede di bloccare la sentenza sullo stop all'alimentazione forzata

Eluana, sì della Camera al conflitto
di attribuzione.

E la Procura fa ricorso

Passa la mozione che solleva il caso davanti alla Consulta. Il Pd non partecipa, Udc con la maggioranza

 

ROMA - La Procura Generale di Milano ha deciso di ricorrere in Cassazione contro il decreto della Corte d'Appello Civile sul caso di Eluana Englaro e ha chiesto di sospendere il provvedimento emesso che, altrimenti, sarebbe esecutivo in qualsiasi momento. Secondo la motivazione che accompagna la decisione, non è stata accertata con sufficiente oggettività l'irreversibilità dello stato vegetativo permanente della ragazza, che vive in coma vegetativo da 16 anni. Per questo la Procura generale si oppone alla sentenza pronunciata dalla corte d'Appello civile di Milano, e confermata in Cassazione, secondo la quale il padre della giovane, Beppino Englaro, può chiedere ai medici di interrompere il trattamento che tiene in vita Eluana. Il sostituto pg, Maria Antonietta Pezza, in accordo con il procuratore generale di Milano, Mario Blandini, ha così firmato e depositato il ricorso contro la decisione dei giudici. Un ricorso sofferto, sul quale - per quel che si sa - gran parte della Procura non era d'accordo. Il sostituto pg ha presentato anche un'istanza di sospensione del decreto di tre settimane fa, per bloccarne l'esecutività. Sulla richiesta di sospensiva sarà di nuovo la Corte d'Appello a doversi pronunciare.

Beppino Englaro, padre di Eluana (Ansa)
Beppino Englaro, padre di Eluana (Ansa)

SI' DELLA CAMERA A CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE - Nel frattempo, sempre sul caso Eluana, la Camera ha approvato la mozione per sollevare un conflitto d'attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale in merito alla vicenda. E' atteso per venerdì, invece il voto del Senato. Hanno votato a favore solo deputati del Pdl, della Lega e dell'Udc; contro hanno votato quelli dell'Idv. I deputati del Pd non hanno preso parte alla votazione.

LEGALE FAMIGLIA, «ANDIAMO AVANTI, NESSUNA SOSPENSIONE» - «Per noi la situazione oggi è uguale a ieri, e identica a tre settimane fa: la Corte d'Appello di Milano, come poi confermato dalla Cassazione, ha autorizzato il signor Englaro a porre fine alle sofferenze della figlia, ed è quello che farà quando lo riterrà opportuno, nè prima nè dopo». Così il legale della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini, commentando il voto della Camera. E sulla decisione della Procura, è intervenuta invece la curatrice di Eluana, Franca Alessio: «Sono motivazioni sconcertanti. Già la Corte d'Appello - ha ricordato Alessio - nel suo decreto ha ritenuto che l'irreversibilità dello stato di Eluana fosse un fatto passato in giudicato. Durante un'udienza fui io stessa a proporre che il dottor Riccardo Massei o il dottor Carlo Alberto Defanti venissero a testimoniare sull'irreversibilità dello stato vegetativo, ma nessuno lo ritenne opportuno». «L'irreversibilità - ha aggiunto la curatrice speciale - non è più discutibile: lo riconoscono tutti, persino i medici della clinica dove Eluana è ospitata». Esprimendo il suo sconcerto per la decisione della Procura generale di Milano, Franca Alessio ha voluto comunque ribadire la scelta della riservatezza adottata dalla famiglia di Eluana. «Questa è e resta una questione privata - ha detto - e riguarda solo il caso specifico di Eluana Englaro. Siamo contrari a qualunque strumentalizzazione in senso differente».

LA LOGGIA, «PARLAMENTO HA DIRITTO DI LEGIFERARE» - A proposito del voto della Camera, invece, molte sono state le reazioni politiche. Per Enrico La Loggia, vice Presidente del Gruppo del Pdl a Montecitorio, «la decisione ha una valenza prettamente tecnica. Si tratta di stabilire, come da noi sostenuto, che il diritto di legiferare su questa, come su qualunque altra materia, appartiene al Parlamento, come prevede l'articolo 70 della Costituzione».

DI PIETRO, «STO CON I GIUDICI» - Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, difende la decisione della magistratura. «Se al Parlamento non va bene questa legge si assuma la responsabilità di cambiarla e non percorra la strada pilatesca e da don Abbondio di attaccare un magistrato che ha applicato una legge che già c'è», spiega Di Pietro.

QUAGLIARIELLO, «PDL NON METTE TESTA SOTTO SABBIA» - Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato, ha espresso grande soddisfazione per il voto favorevole della Camera a elevare il conflitto di attribuzione. Secondo Quagliariello il voto dimostra che il Pdl «non mette la testa sotto la sabbia» quando si tratta di affrontare tematiche che riguardano «il confine tra la vita e la morte, che si affacciano prepotentemente nella dimensione pubblica al punto da condizionare la stessa convivenza civile».

SORO, «CI VUOLE UNA LEGGE» - Il capogruppo democratico Antonello Soro ribadisce che «il Parlamentao non può lamentare la mancanza della normativa ma deve invece fare una legge che disciplini la parte finale della vita». «È del tutto privo di fondamento invece - aggiunge Soro - prendersela con i singoli magistrati che segnalano la mancanza della legge e operano in questo contesto». Il capogruppo democratico nega che ci sia una «spaccatura» nel Pd sul tema: «nessuna divisione chiediamo una legge e abbiamo già comunicato al presidente Fini di inserirla nella programmazione autunnale». Un intervento legislativo, secondo Soro, «consentirebbe di riaffermare con forza nel nostro ordinamento il divieto di ogni forma di eutanasia e di accanimento terapeutico, realizzando nel contempo l'alleanza terapeutica tra medico e paziente e l'equa distribuzione delle cure palliative».

BINETTI, BOBBA E CARRA, «SOFFERTA MEDIAZIONE, MA PD UNITO»- «Oggi il Pd con una sofferta mediazione ha offerto una importante manifestazione di unità e di compattezza non partecipando al voto sul conflitto di attribuzione». Lo affermano i deputati del Pd Binetti, Bobba, Carra, Calgaro, Lusetti, Mosella, Ria, Sarubbi. E aggiungono: «Vogliamo che Eluana viva, riconoscendo anche alla sua esistenza attuale il diritto a vivere e riaffermando che nessuno può assumersi la tragica responsabilità di togliere la vita ad un'altra persona».

mercoledì, 16 luglio 2008

Che dire? Tra Fernando Farroni (che di certo esagerato) ed Enzo Cuomo che, poco cavallerescamente, sfrutta un impeto di rabbia di Fernando per togliersi dei sassolini dalle scarpe ed attaccarlo a livello personale,  il livello di stile al Comune di Portici è ai minimi storici. E tra un anno si torna alle urne... Qualcuno mi ha anche chiesto di candidarmi alle Comunali... Col cavolo!!!!

Da www.metropolisweb.it
Portici: consigliere prende a calci la porta del sindaco, denunciato
PORTICI (Napoli) - Un calcio alla porta blindata dell´ufficio del sindaco, l´intervento dei vigili urbani e una denuncia per danneggiamento di beni pubblici con l´aggravante della qualità di consigliere comunale. E´ accaduto ieri sera in pochi minuti a Portici, nella sede del Municipio in via Campitelli. Secondo quanto si è appreso, intorno alle 21.30 subito dopo la seduta di consiglio comunale svoltasi regolarmente, un consigliere del Pd, identificato in Ferdinando Farroni, avrebbe sferrato un calcio alla porta blindata dell´ufficio del sindaco Vincenzo Cuomo (nella foto), danneggiandola in più punti.

I vigili urbani presenti hanno cercato di riportare la calma,
intervenendo a tutela del primo cittadino che - al momento del
fatto - era all´interno del suo ufficio, e identificando il consigliere che poi è andato via. Sul posto si sono radunati anche altri consiglieri comunali ´increduli´ per l´accaduto.
Sull´episodio interviene oggi il sindaco di Portici.

"Quanto accaduto ieri sera suscita indignazione, sconcerto, grande preoccupazione - fa sapere Cuomo in una nota scritta - . Il gesto compiuto dal Farroni, evidentemente, rappresenta il segnale di come una vita di privilegi, garantita da opportunità di impiego che a tantissimi ragazzi volenterosi sono purtroppo
precluse, possa provocare, nell´animo di un giovane, la perdita del contatto con la realtà e l´assoluta mancanza di rispetto di ogni forma di correttezza istituzionale. Il gesto, già gravissimo di per sé, e che costituisce un reato da perseguire d´ufficio, di sferrare calci alla porta d´ingresso dell´ufficio del sindaco, diventa ancora più sconcertante se compiuto da un consigliere comunale, da un rappresentante delle istituzioni, che dovrebbe essere esempio di serenità e correttezza".

Nella nota Cuomo poi aggiunge: "Il Comune, doverosamente, metterà in campo ogni azione per tutelare la dignità delle istituzioni. Personalmente, in qualità di sindaco, esprimo una grande amarezza e un profondo rammarico nel vedere un giovane consigliere comunale macchiare la sua carriera istituzionale
anche per i suggerimenti di quei cattivi maestri che dovrebbero quanto meno avere la dignità e il coraggio di assumersi la loro parte di responsabilità per quanto accaduto".

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domenica, 29 giugno 2008
foto-nicolaisLuigi Nicolais è il nuovo segretario del Partito Democratico per la provincia di Napoli. Ha prevalso per una manciata di voti su un altro degnissimo candidato, Andrea Cozzolino, grazie soprattutto al passaggio dalla sua parte della corrente che fa capo a Pasquale Sommese e Bruno Cesario. Considero Nicolais un'ottima persona ed un politico con un alto senso delle Istituzioni. Mi fa piacere ricordare che il suo ultimo convegno da ministro è stato a Portici, organizzato da me a villa Savonarola, sul tema del turismo sociale. Ed ora che farà Nicolais? Do per certo che la battaglia per conquistare la Regione è svanita a vantaggio di Vincenzo De Luca, che ha stretto un patto di ferro con il suo ex arcinemico Antonio Bassolino. Credo che sarebbe un ottimo Sindaco di Napoli. E' un obiettivo alla sua portata. E sarebbe la persona giusta per risollevare una città che la Jervolino, mi duole dirlo, non è riuscita ad amministrare in maniera adeguata.
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sabato, 28 giugno 2008

In politica mi definisco un cattolico democratico legato alla Dottrina Sociale della Chiesa ed attualmente, in mancanza di alternative valide, sono vicino al PD anche se senza troppa convinzione. In questi giorni a Napoli c'è un vero e proprio bailamme su chi dovrà essere eletto segretario provinciale. Se si leggono i nomi fatti sulla stampa una cosa salta subito all'occhio: tutti i candidati possibili sono ex diessini. E la vecchia componente della Margherita che fine ha fatto? Chiariampdlogo2oci: a me piacciono moltissimo i due contendenti principali, due politici di razza come Luigi Nicolais ed Andrea Cozzolino eppure sento che loro due non mi rappresenteranno mai pienamente. Possibile che questo PD ormai sia un DS n.2? Se non si invertirà la rotta ho paura che molti, troppi cattolici e moderati lasceranno la nave (in balia delle onde, a quel punto) per veleggiare verso altri lidi.

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venerdì, 20 giugno 2008

Il bacchettone

camera dei deputati

Dopo che ci siamo lasciati, ieri pomeriggio, sono successe diverse cose. La prima è che Fini, con un atto da noi contestato, ha annullato il voto in cui, 4 ore prima, la maggioranza era andata sotto, per un presunto vizio di forma. La seconda è che, 3 ore dopo, il Centrodestra è andato di nuovo sotto, sempre perché la Lega ha votato come l’opposizione. La terza è che, dalle 18 in poi, l’Aula è diventata incontrollabile: ogni intervento per esporre un emendamento, ogni richiesta di chiarimento sull’ordine dei lavori (e dire che non stavamo nemmeno facendo ostruzionismo!) veniva accompagnata da brusii e lamentele. Motivi politici? No, personali: i colleghi della maggioranza scalpitavano, volevano tornare a casa. Noi, invece, volevamo chiudere le votazioni sul decreto-rifiuti, così come era stato programmato dalla conferenza dei capigruppo. Non trovando un accordo, verso le 19.20 abbiamo votato se continuare o no: speravamo anche qui in un accordo con la Lega, ma evidentemente la fretta di prendere l’aereo per la Padania ha avuto la meglio e quindi i lavori sono stati aggiornati a martedì. A quel punto, mentre l’Aula si svuotava, ho chiesto la parola ed ho fatto il bacchettone, perché quando ci vuole ci vuole:

ANDREA SARUBBI. Chiedo di parlare sull’ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANDREA SARUBBI. Signor Presidente, in realtà mi sarebbe piaciuto intervenire prima: non l’ho fatto per non turbare i ritmi dell’Aula. Ciò che mi è dispiaciuto, man mano che la discussione procedeva, era vedere i continui e crescenti segnali di insofferenza da parte del Centrodestra a ogni nostro intervento e richiesta… come se l’unica preoccupazione di noi parlamentari fosse quella di andare a casa! Siccome ciò che sta accadendo qui è registrato, è ripreso dalle telecamere ed è dunque visibile all’Italia, mi sento di dire – a nome mio, ma anche a nome di molti altri che sono qui in buona fede – che forse il Parlamento, questa sera, non ha dato la migliore immagine di sé… perché quando si guarda l’orologio alle sette e un quarto di un giovedì sera, penso alle tante persone che in tutto il resto d’Italia il giovedì sera, a quell’ora, stanno lavorando. Mi sento, quindi, di chiedere scusa al Paese per lo spettacolo indecente che abbiamo mostrato, a mio parere anche con l’ultima votazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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