sabato, 29 novembre 2008

Social card: a Napoli è corsa all'Isee ai Caf Acli

Napoli, 29 novembre 2008 - A poche ore dall'annuncio 'ufficiale' da parte del governo dei requisiti per l'assegnazione della social card, con l'arrivo nelle case degli italiani delle prime lettere dei ministeri dell'Economia e del Lavoro, è partita la corsa all'Isee, l'indicatore della situazione economica familiare, che deve attestare un reddito complessivo inferiore ai 6000 euro come primo requisito per l'accesso alla 'carta acquisti'.

Agli sportelli del Caf Acli della provincia di Napoli, oltre quaranta, tantissime telefonate e decine di pratiche Isee nella sola giornata di giovedì, con un aumento del 40% rispetto ai numeri del giorno precedente. Il 60% dei moduli Isee compilati soddisfa il requisito del reddito (rimane cioè sotto la soglia dei 6000 euro) ma oltre la metà di questi (52%) resta comunque fuori dalla partita della social card perché non soddisfa i requisiti dell'età: o i richiedenti hanno meno di 65 anni o hanno figli con più di tre anni. Complessivamente, meno di una dichiarazione Isee su 5, tra quelle compilate ieri nei Caf Acli, riconosceva i requisiti di reddito e di età necessari per 'tentare' di ottenere la carta acquisti del governo.

Gli operatori di sportello dei Caf Acli, in particolare nelle sedi più periferiche, raccontano la «delusione» degli anziani che erano convinti di potere accedere al sussidio e la «rassegnazione» degli stranieri regolarmente residenti che scoprono di non poter chiedere la 'carta' perché non italiani.

«Da parte nostra - afferma il presidente delle Acli di Napoli Pasquale Orlando - assicuriamo come sempre la massima disponibilità e assistenza alle persone che verranno a chiedere in questi giorni la compilazione del modello Isee e di tutta la modulistica necessaria per inoltrare correttamente la pratica agli uffici postali».

postato da: micheleippolito alle ore 10:52 | Permalink | commenti
categoria:governo, silvio berlusconi, acli, povertà, pasquale orlando
sabato, 01 novembre 2008

Rischio liquidazione di Sviluppo Italia Campania: politica allo sbaraglio

Il licenziamento dei primi 60 lavoratori a tempo e la liquidazione ormai alle porte dell'intera società Sviluppo Italia Campania (di seguito SIC) con conseguente licenziamento dei 64 lavoratori a tempo indeterminato, interroga le coscienze della politica e delle istituzioni civili e religiose di questa regione ma anche a livello nazionale.

Il Governo di centro sinistra nella ricerca dell'efficienza e della razionalizzazione (magari con troppo zelo) ragionò su Sviluppo Italia e le società regionali ignorando che alcune di queste, come Sviluppo Italia Campania, è capace di produrre utili netti per 1 milione di euro e di assicurare margini del 100% per la casa madre. Aveva comunque previsto il trasferimento delle società regionali alle Regioni ed avviato la trattativa per accompagnare tale percorso con il trasferimento di risorse per consentire la salvaguardia dei livelli occupazionali delle realtà territoriali.

Il Governo di centro destra sta andando oltre. Mentre in tutti i campi sta rinnegando le precedenti strategie, qui si sta dicendo mero esecutore di una sciagurata direttiva, senza però provvedere a trasferire risorse ed attività alle Regioni con il vincolo di salvaguardare il lavoro degli attuali dipendenti, come l'applicazione di un sano federalismo richiede.

E allora a nostro avviso questo atteggiamento nasconde un obiettivo più grande e più grave: eliminare ogni supporto per il Meridione.

Mentre il Governo è impegnato a perfezionare il piano a sostegno delle banche e delle grandi imprese in crisi, pressoché negli stessi giorni si appresta a cancellare con un colpo di spugna l'unica misura che consente ai giovani disoccupati del mezzogiorno di realizzare i loro progetti di autoimpiego e di autoimprenditorialità.

In un momento storico in cui lo Stato rientra a piene mani nell'economia non solo nazionale ma mondiale, è davvero tragicomico che solo il prestito d'onore debba essere immolato all'ideologia liberista!!!

Il prestito d'onore, fin dalla sua nascita nel 1996, rappresenta, ancora oggi, soprattutto nella versione del dlgs. 185/2000 che estende i benefici dalle ditte individuali anche alle società di persone, l'unica opportunità per quanti, giovani ma non solo, nelle regioni del Sud e in alcuni territori disagiati del Centro-Nord, vogliano scongiurare il pericoloso paradigma niente lavoro=niente accesso al credito ordinario=manovalanza per la malavita organizzata.

Il prestito d'onore è stato considerato un valido strumento di supporto anche nell'attuazione del progetto POLICORO, rilanciato di recente anche dal Cardinale Sepe da sempre attento alle opportunità di riscatto dei giovani.

A onor del vero il Governo si appresta a cogliere i classici 2 piccioni con una fava: decidere di non rifinanziare in modo consistente il dlgs 185/00 significa non solo togliere speranze agli aspiranti imprenditori, ma significa, del pari, togliere lavoro anche ai giovani finora impegnati nell'attuazione della misura la cui gestione è affidata a Sviluppo Italia (ora Invitalia).

In apertura ho citato il caso della Campania perché è proprio qui che il Presidente Berlusconi sta impiegando molte sue energie, almeno a livello mediatico. Ma allora vorrei chiedere al Presidente Berlusconi: pensa forse che la "munnezza" sia l'unico male di questa martoriata regione? E davvero crede che l'esercito sia l'unico baluardo contro la criminalità organizzata? O forse non è il lavoro la prima risposta per fermare il dilagare della sfiducia e la deriva verso l'illegalità dei giovani della Campania, della Calabria e di tutte le Regioni meridionali?

A me sembra che i lavoratori delle società regionali di Sviluppo Italia (oggi Invitalia) sono le prime vittime di un federalismo fiscale senza rete.

Tanto più se si considera il recente emendamento approvato dalla Commissione lavoro della Camera che chiude l'accesso dei giovani meridionali alla Pubblica Amministrazione.

Le ACLI non hanno mai innalzato barriere ideologiche nei confronti del Federalismo ma hanno sempre richiesto che qualunque progetto in tal senso dovesse essere accompagnato da misure capaci di impedire un'ulteriore spaccatura del paese, capaci di assicurare quella solidarietà nazionale a favore dei territori svantaggiati in modo da eliminare il gap di sviluppo tra Nord e Sud.

Negare l'accesso al credito ai giovani del Sud, distruggere i sogni di impresa di giovani creativi ma non ricchi, licenziare giovani produttivi e volenterosi, negare l'accesso dei giovani meridoniali ai concorsi nella Pubblica Amministrazione, sono questi i termini dell'azione a favore dello sviluppo del Mezzogiorno che il Governo Berlusconi vuole mettere in campo?

Io, non credo, e spero che il Presidente Berlusconi voglia presto darci segnali di chiarimento e di distensione.

Pasquale Orlando

presidente Acli di Napoli