domenica, 07 dicembre 2008

Non c’è peggior sordo

Dicembre 6, 2008

Non ho la rabbia di molti, che oggi sui giornali accusano il governo di avere detto “sì ai vescovi e no agli studenti”. Forse perché reputo un atto dovuto il ripristino dei fondi alle scuole non statali (attenzione: non statali), così come ritenevo uno scempio il loro taglio qualche giorno fa. Il problema non è, infatti, scegliere fra i vescovi e gli studenti, ma garantire un servizio pubblico a tutti: le scuole non statali (cioè le paritarie, fra le quali molte cattoliche, ma anche le comunali) arrivano lì dove lo Stato non riesce ad arrivare e dunque è giusto che il loro servizio pubblico venga riconosciuto. Se privatizzo il gruppo Tirrenia, tanto per fare un esempio, ho due possibilità: o lascio la gestione interamente alla volontà dei privati - che quindi, divenendo i nuovi proprietari, sceglieranno quante corse fare e soprattutto quali - oppure lego questa privatizzazione ad alcune regole, per garantire agli abitanti di Procida la possibilità di andare a lavorare a Napoli alle 7 del mattino e di tornare a casa alle 22 pure a novembre. È un servizio pubblico anche questo, nonostante sia gestito da privati, e come servizio pubblico va trattato: i proprietari del gruppo Tirrenia sottoscrivono una convenzione con lo Stato e ricevono contributi pubblici in cambio dell’impegno ad assicurare ai cittadini anche le corse “fuori mercato”. Lo stesso discorso vale per le scuole non statali: tanto gli asili comunali quanto le elementari delle suore,  per esempio, sono in molte zone d’Italia l’unica ancora di salvezza per milioni di famiglie; offrono dunque un servizio pubblico, al pari (non a caso si chiamano scuole paritarie) degli asili e delle elementari statali, ed hanno l’obbligo di rispettare regole precise (i giorni di lezione in un anno, le ore a settimana, i programmi, i criteri di valutazione…) uguali per tutti. Affermare dunque, come fa un ex docente della Sapienza su Repubblica di oggi, che “gli istituti privati dovrebbero finanziarsi facendo leva sulle regole di mercato” è una fesseria abnorme, perché se così fosse - ritorno al paragone di poco fa - gli abitanti di Procida avrebbero il traghetto per Napoli solo da giugno a settembre, quando ci sono i turisti, e farsela in gommone d’inverno non è proprio il massimo. Detto questo, torniamo al punto di partenza: il governo ieri non ha detto “sì ai vescovi e no agli studenti”; ha detto “sì ai vescovi e no ai partiti dell’opposizione”, visto che avevamo presentato in Aula emendamenti volti a ripristinare questi fondi per le scuole non statali e che la maggioranza, naturalmente, ce li ha bocciati. Ci abbiamo provato anche con un ordine del giorno: niente. Poi la Cei ha alzato la voce - mi era giunta notizia addirittura di una protesta clamorosa, con possibile coinvolgimento delle parrocchie - e Berlusconi se l’è fatta sotto. La cosa che mi turba di più non è che abbiano dato retta alle sacrosante ragioni della Chiesa, ma che ancora una volta non abbiano dato retta a noi per puri motivi ideologici: sono sordi a priori, non ci sentono dall’orecchio sinistro, e qualsiasi cosa diciamo la rifiutano solo perché l’ha detta il Pd.

sabato, 22 novembre 2008
15.11.2008
Ordine e illegalità
di Vittorio Gennari

Radicali: l'esame di Stato non si può fare, se prima non s'è fatto il praticantato

Rita Bernardini (PD): "L’Ordine dei giornalisti deve essere commissariato"

La deputata PD Rita Bernardini ha presentato un'interrogazione parlamentare sottoscritta anche dagli altri cinque parlamentari radicali del gruppo del Pd alla Camera, chiedendo al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, di chiarire quella che appare una vera e propria violazione della legge 69 del 1963.

A infrangere le norme, secondo i parlamentari radicali, è proprio l’organismo che ne dovrebbe curare l’osservanza da parte di tutti, vale a dire l’Ordine dei giornalisti, per il quale la Bernardini chiede il commissariamento per giungere alla revoca delle convenzioni con ben 21 istituti di formazione al giornalismo.

“A parere degli interroganti – si legge nell’interrogazione depositata lunedì scorso - è evidente che l'Ordine dei giornalisti sta tentando di affermare surrettiziamente una modalità d'accesso alla professione non conforme alla legge, modalità peraltro simile solo a quelle partorite dalle dittature della Repubblica democratica tedesca e della Spagna di Franco; è evidente che l'Ordine dei giornalisti, ad avviso degli interroganti, si è reso in sostanza responsabile di una grave violazione di legge”.

Ciò premesso, gli interroganti chiedono al Ministro della Giustizia

se “sia a conoscenza del fatto che sono ammessi all'esame di Stato per l'abilitazione alla professione giornalistica soggetti privi del requisito previsto dall'articolo 34 della legge stessa, vale a dire l'aver svolto un periodo di 18 mesi di praticantato in una redazione giornalistica autentica;

quali provvedimenti intenda adottare il Ministro per ripristinare il rispetto di una legge approvata dal Parlamento repubblicano e violata dall'ordine dei giornalisti; se non intenda commissariare i consigli dell'Ordine responsabili di quanto segnalato in premessa;

se il Ministro non ritenga opportuno porre in atto gli interventi necessari affinché siano revocate tutte le convenzioni stipulate tra Ordine dei giornalisti e istituti di formazione al giornalismo e università che autorizzano l'ammissione all'esame per l'abilitazione all'esercizio della professione giornalistica a chi è privo dei requisiti previsti dall'articolo 34 della legge n. 69 del 1963, ovvero gli allievi dei corsi di giornalismo riconosciuti”.

(da Affaritaliani.it)

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sabato, 15 novembre 2008
Il Papa: servono politici cattolici coerenti
Ratzinger
Il Papa ha rilanciato la sua richiesta di formare una nuova generazione di politici cattolici, coerenti con la fede e a servizio del bene comune. "Ribadisco - ha detto ricevendo i partecipanti alla assemblea plenaria del Pontificio consiglio per i laici - la necessita' e l'urgenza della formazione evangelica e dell'accompagnamento pastorale di una nuova generazione di cattolici impegnati nella politica, che siano coerenti con la fede professata, che abbiano rigore morale, capacit… di giudizio culturale, competenza professionale e passione di servizio per il bene comune".

Ai laici, ha ricordato Benedetto XVI, "spetta di farsi carico della testimonianza della carita' specialmente con i piu' poveri, sofferenti e bisognosi, come anche di assumere ogni impegno cristiano volto a costruire condizioni di sempre maggiore giustizia e pace nella convivenza umana, cos da aprire nuove frontiere al Vangelo". "Chiedo dunque - ha aggiunto - al Pontificio Consiglio per i Laici di seguire con diligente cura pastorale la formazione, la testimonianza e la collaborazione dei fedeli laici nelle pi- diverse situazioni in cui sono in gioco l'autentica qualita' umana della vita nella societa"'.

Benedetto XVI ha voluto ribadire oggi "quanto la Chiesa riconosca, apprezzi e valorizzi la partecipazione delle donne alla sua missione di servizio alla diffusione del Vangelo". "L'uomo e la donna - ha ricordato nel discorso al Pontificio Consiglio per i laici - uguali in dignita', sono chiamati ad arricchirsi vicendevolmente in comunione e collaborazione, non solo nel matrimonio e nella famiglia, ma anche nella societa' in tutte le sue dimensioni".

 In particolare, ha aggiunto, "alle donne cristiane si richiedono consapevolezza e coraggio per affrontare compiti esigenti, per i quali tuttavia non manca loro il sostegno di una spiccata propensione alla santita', di una speciale acutezza nel discernimento delle correnti culturali del nostro tempo, e della particolare passione nella cura dell'umano che le caratterizza". Il ruolo delle donne nella Chiesa e nella societa' era stato esaltato venti anni fa da Giovanni Paolo II con la lettera apostoolica "Mulieris dignitatem" che Papa Ratzinger ha citato oggi esortando i cardinali, vescovi e sacerdoti ma anche i responsabili delle associazioni e movimenti laicali presenti all'incontro in Vaticano a trarne spunto per la loro azione.

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sabato, 15 novembre 2008

Il principio di precauzione


Per i fedelissimi del blog, questa è la terza puntata: ho già parlato di Eluana a luglio in occasione della sentenza d’appello e, venti giorni dopo, quando si votò in Aula. Credo di aver detto tutto, ma ho bisogno di ripetermelo, e mi perdonerete. Mi perdonerà chi mi giudica un mollaccione e chi mi giudica un talebano, ma tutti - spero - mi riconosceranno un percorso, anche se non coincide con il loro. Comincio col dire che - ancora una volta - una parte del mondo cattolico sta sbagliando i toni: parlare di condanna a morte, onestamente, mi sembra una forzatura. Perché questo presupporrebbe una volontà di vivere da parte di Eluana. Così come non si può parlare di suicidio assistito, perché vorrebbe dire che diamo per certa la sua volontà di morire. Il problema serio - che è anche il vulnus della sentenza, secondo me - è che, a differenza di Piergiorgio Welby (e so per certo che una parte della Chiesa si sta rendendo conto di avere esagerato con lui), qui manca una manifestazione chiara di volontà. I giudici affermano che questo stato vegetativo è inconciliabile con “la concezione (di Eluana) sulla dignità della vita”; di Eluana Englaro a 21 anni, aggiungerei io, che ho la sua stessa età e che nel 1992 mi sarei quasi suicidato per la fine di una storia d’amore. Primo punto debole, repetita iuvant: in questo caso specifico la volontà del paziente non è certa, ma è stata ricostruita dai giudici attraverso indizi di una vita fa. C’è poi il solito problema, quello cruciale, della definizione di accanimento terapeutico, che dipende dal concetto di terapia: su questo punto io sto con la Chiesa, nel dire che acqua e cibo non sono medicine e dunque finché do da bere a qualcuno non mi sto accanendo contro di lui. Anche qui ci sono posizioni diverse, nessuna con la verità in tasca: pure su questo punto, dunque, manca una certezza assoluta, e non mi sembra un dettaglio trascurabile. Due dubbi (o “non certezze”, fate voi) del genere, secondo me, obbligherebbero al principio di precauzione: meglio un passo indietro che un passo in avanti. Che poi è lo stesso principio applicato dalla giustizia quando stabilisce che “è meglio un colpevole fuori piuttosto che un innocente in galera”. Ecco perché, pur non gridando alla condanna a morte, non mi sento di parlare di vittoria della libertà: vedo invece - e concordo con parte del mondo cattolico - il rischio serio di introdurre in Italia l’eutanasia, perché a questo punto se mio nonno, ridotto in stato vegetativo persistente, diventerà un peso insopportabile per tutta la famiglia, saremo noi a poter decidere quando toglierlo di mezzo. Ma per fortuna una sentenza non è una legge: sulla legge dovremo confrontarci in Parlamento ed avremo sorprese, ne sono certo. Sorprese forse amare per la Chiesa, perché - al di là della compattezza di facciata mostrata dall’attuale maggioranza - le sensibilità sull’argomento sono diverse all’interno di ogni schieramento.

domenica, 09 novembre 2008

Articolo di Marco Travaglio dall'ESPRESSO del 7 novembre 2008

Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Per una coincidenza , il 30 ottobre, la  GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI A PROCEDERE DEL SENATO RINVIAVA AL MITTENTE LA RICHIESTA DEL GIP DI PALERMO DI AUTORIZZARE A USARE UNA TELEFONATA TRA DELL'UTRI  E LA SORELLA  DEL BOSS MAFIOSO LATITANTE IN SUD AFRICA  VITO PALAZZOLO. Condannato al processo Pizza Connection (istruito da Falcone) per traffico di droga, Palazzolo vive da anni in Sudafrica, dov'è stato raggiunto da un'altra condanna in primo grado per mafia (9 anni anche a lui). La telefonata dimostra, secondo la Dda di Palermo, che "Dell'Utri accetta di incontrarsi con Palazzolo, uomo d'onore di Partinico allora latitante, tramite la sorella Sara". E "PALAZZOLO AFFERMA CON CERTEZZA DI SAPERE CHE DELL'UTRI HA RAPORTI RISALENTI CON COSA NOSTRA E SA COSA DEVE FARE . PALAZZOLO USA LA FRASE CONVENZIONALE: " NON DEVI CONVERTIROLO E' GIA' CONVERTITO". A  COSA NOSTRA
Perché Palazzolo cerca Dell'Utri? Perché, tramite lui e "il Presidente" (Berlusconi), conta di "alleggerire la sua posizione processuale e ammorbidire le richieste di rogatoria e di estradizione" pendenti sul suo capo. La telefonata-clou è quella intercettata fra Dell'Utri e Sara Palazzolo (anche lei imputata per mafia) sull'utenza della donna il 26 giugno 2003. Ma per la legge Boato, incredibilmente approvata sei giorni prima, il 20 giugno 2003, la conversazione non può essere trascritta né usata senza il permesso del Senato. Ora, qualche ingenuo potrebbe pensare che Palazzo Madama abbia dato l'ok all'utilizzo del nastro: se non c'è nulla di grave, tanto meglio; in caso contrario, Schifani potrebbe chiedere le dimissioni del senatore che era pronto a incontrare un boss latitante.
Invece no. La giunta, con la sola (e solita) eccezione del dipietrista Luigi Ligotti, ha proposto all'aula di rispedire al mittente la richiesta del gip, sostenendo che avrebbe dovuto inoltrarla la Corte d'appello. Peccato che la legge Boato parli inequivocabilmente di gip (art.6: ". il giudice per le indagini preliminari decide... e richiede l'autorizzazione delle Camere."). Così, grazie a un cavillo, la telefonata resterà un mistero per tutti: Senato, cittadini, giudici.

venerdì, 07 novembre 2008

Ci sono certi amministratori pubblici che veramente mi fanno vergognare. Uno di questi è Salvatore Ricci, sindaco di Volla, eletto con il centrodestra. Beccato da Striscia la Notizia in fallo (ha una collaboratrice "a nero" nel suo studio medico, la quale pretende un euro di tangente da ogni paziente che si presenta), intervistato dall'Ora Vesuviana sull'accaduto, risponde con arroganza e disprezzo. In altri paesi civili per molto meno un qualsiasi personaggio politico si sarebbe dimesso.  Qui, invece, nessuno grida allo scandalo e neppure i quotidiani hanno ripreso lo scoop di Striscia. Che tristezza.

Striscia la notizia a Volla. Bacchettato il sindaco Ricci per le mance dei pazienti alla segretaria. Tutta pubblicità, replica lui

ricci-volla-striscia-la-notiziaVOLLA - Striscia la notizia, il popolare programma satirico di Antonio Ricci, torna a Volla per occuparsi nuovamente del fenomeno tutto napoletano della “tassa” di un euro che si paga negli studi medici alle segretarie alla porta.

“La cosa più assurda” dice l’inviato Luca Abete, nel servizio andato in onda durante la puntata di ieri sera, “è che il sindaco di Volla, il dottor Salvatore Ricci, è medico, ed anche nel suo studio si paga la mancia alla signora alla porta”.

Detto fatto, Abete si reca nello studio di Ricci, per rimproverarlo del fatto che essendo lui non solo medico ma anche primo cittadino è tenuto a dare il buon esempio.

Il sindaco replica negando che nel suo studio si paghi la mancia alla segretaria, ma le immagini riprese dalle telecamere di Striscia la Notizia mostrano chiaramente un suo paziente pagare la segretaria. Abete rincara la dose chiedendo al primo cittadino se la sua segretaria sia stata regolarizzata dal punto di vista dei contributi. La collaboratrice, gli viene risposto, è in fase di sistemazione perché lavora nello studio da poco.

Proprio alla segretaria del dottor Ricci, la signora Giulia, l’inviato di Striscia la Notizia consegna un avviso da appendere alla parete con su scritto che in quello studio non si paga alcuna mancia. “E’ tutta pubblicità che ho guadagnato “ replica il giorno dopo il sindaco “ ho ricevuto le telefonate di tanti colleghi medici che mi hanno manifestato la loro solidarietà”.

“Mi risulta che nessun medico a Volla imponga la monetina alla porta” continua Ricci “non è mai stata un’imposizione e io dico che nessuno dovrebbe pagarla. Ci tengo a dire che sia io che i miei colleghi siamo persone perbene e con la coscienza a posto”.

E riguardo l’avviso che è stato affisso? Rimarrà lì dove è stato messo?

Su questo Ricci è categorico: “Lo toglierò. L’ho messo in quel momento perché non potevo sottrarmi, ma nessuno può venire ad imporci le cose”.

 

Ilaria Campanile

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mercoledì, 05 novembre 2008

PILLOLA GIORNO DOPO: ROCCELLA, E' METODO CONTRACCETTIVO

La pillola del giorno dopo e' sempre piu' usata dalle giovani donne italiane, e c'e' un vero e proprio boom di richieste soprattutto il lunedi', per 'rimediare' a week end imprudenti. C'e' il rischio, segnala il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, 'che diventi un metodo contraccettivo e non un contraccettivo d'emergenza. C'e' un vero problema di emergenza educativa'. Secondo la Roccella, che ha partecipato al primo congresso della Federazione italiana ostetricia e ginecologia a Roma, da cui e' emersa la crescente diffusione dell'utilizzo della pillola del giorno dopo, quest'ultima 'non rappresenta un servizio da garantire come l'aborto, ma un farmaco'. Quindi 'non si puo' rendere il percorso piu' facile: si tratta di un farmaco che presenta dei rischi per la salute della donna. Non e' un caso che l'ex ministro della Salute, Veronesi, ha richiesto la ricetta non ripetibile evitando che diventasse un farmaco da banco'.

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categoria:politica, giovani, aborto, governo
sabato, 01 novembre 2008

Rischio liquidazione di Sviluppo Italia Campania: politica allo sbaraglio

Il licenziamento dei primi 60 lavoratori a tempo e la liquidazione ormai alle porte dell'intera società Sviluppo Italia Campania (di seguito SIC) con conseguente licenziamento dei 64 lavoratori a tempo indeterminato, interroga le coscienze della politica e delle istituzioni civili e religiose di questa regione ma anche a livello nazionale.

Il Governo di centro sinistra nella ricerca dell'efficienza e della razionalizzazione (magari con troppo zelo) ragionò su Sviluppo Italia e le società regionali ignorando che alcune di queste, come Sviluppo Italia Campania, è capace di produrre utili netti per 1 milione di euro e di assicurare margini del 100% per la casa madre. Aveva comunque previsto il trasferimento delle società regionali alle Regioni ed avviato la trattativa per accompagnare tale percorso con il trasferimento di risorse per consentire la salvaguardia dei livelli occupazionali delle realtà territoriali.

Il Governo di centro destra sta andando oltre. Mentre in tutti i campi sta rinnegando le precedenti strategie, qui si sta dicendo mero esecutore di una sciagurata direttiva, senza però provvedere a trasferire risorse ed attività alle Regioni con il vincolo di salvaguardare il lavoro degli attuali dipendenti, come l'applicazione di un sano federalismo richiede.

E allora a nostro avviso questo atteggiamento nasconde un obiettivo più grande e più grave: eliminare ogni supporto per il Meridione.

Mentre il Governo è impegnato a perfezionare il piano a sostegno delle banche e delle grandi imprese in crisi, pressoché negli stessi giorni si appresta a cancellare con un colpo di spugna l'unica misura che consente ai giovani disoccupati del mezzogiorno di realizzare i loro progetti di autoimpiego e di autoimprenditorialità.

In un momento storico in cui lo Stato rientra a piene mani nell'economia non solo nazionale ma mondiale, è davvero tragicomico che solo il prestito d'onore debba essere immolato all'ideologia liberista!!!

Il prestito d'onore, fin dalla sua nascita nel 1996, rappresenta, ancora oggi, soprattutto nella versione del dlgs. 185/2000 che estende i benefici dalle ditte individuali anche alle società di persone, l'unica opportunità per quanti, giovani ma non solo, nelle regioni del Sud e in alcuni territori disagiati del Centro-Nord, vogliano scongiurare il pericoloso paradigma niente lavoro=niente accesso al credito ordinario=manovalanza per la malavita organizzata.

Il prestito d'onore è stato considerato un valido strumento di supporto anche nell'attuazione del progetto POLICORO, rilanciato di recente anche dal Cardinale Sepe da sempre attento alle opportunità di riscatto dei giovani.

A onor del vero il Governo si appresta a cogliere i classici 2 piccioni con una fava: decidere di non rifinanziare in modo consistente il dlgs 185/00 significa non solo togliere speranze agli aspiranti imprenditori, ma significa, del pari, togliere lavoro anche ai giovani finora impegnati nell'attuazione della misura la cui gestione è affidata a Sviluppo Italia (ora Invitalia).

In apertura ho citato il caso della Campania perché è proprio qui che il Presidente Berlusconi sta impiegando molte sue energie, almeno a livello mediatico. Ma allora vorrei chiedere al Presidente Berlusconi: pensa forse che la "munnezza" sia l'unico male di questa martoriata regione? E davvero crede che l'esercito sia l'unico baluardo contro la criminalità organizzata? O forse non è il lavoro la prima risposta per fermare il dilagare della sfiducia e la deriva verso l'illegalità dei giovani della Campania, della Calabria e di tutte le Regioni meridionali?

A me sembra che i lavoratori delle società regionali di Sviluppo Italia (oggi Invitalia) sono le prime vittime di un federalismo fiscale senza rete.

Tanto più se si considera il recente emendamento approvato dalla Commissione lavoro della Camera che chiude l'accesso dei giovani meridionali alla Pubblica Amministrazione.

Le ACLI non hanno mai innalzato barriere ideologiche nei confronti del Federalismo ma hanno sempre richiesto che qualunque progetto in tal senso dovesse essere accompagnato da misure capaci di impedire un'ulteriore spaccatura del paese, capaci di assicurare quella solidarietà nazionale a favore dei territori svantaggiati in modo da eliminare il gap di sviluppo tra Nord e Sud.

Negare l'accesso al credito ai giovani del Sud, distruggere i sogni di impresa di giovani creativi ma non ricchi, licenziare giovani produttivi e volenterosi, negare l'accesso dei giovani meridoniali ai concorsi nella Pubblica Amministrazione, sono questi i termini dell'azione a favore dello sviluppo del Mezzogiorno che il Governo Berlusconi vuole mettere in campo?

Io, non credo, e spero che il Presidente Berlusconi voglia presto darci segnali di chiarimento e di distensione.

Pasquale Orlando

presidente Acli di Napoli

mercoledì, 15 ottobre 2008

cofferatipNel “caso Cofferati” c’entra Dio. Dopo spiegherò il perché. Prima la notizia: il sindaco di Bologna non si ricandida perché sceglie di stare col figlio piccolo. In sostanza il bambino si è dolcemente “mangiato” il (post) comunista.

Il piccolo Edoardo (neanche un anno di età) ha sciolto l’anima dell’antico compagno, del leader della classe operaia, di colui che aveva in mano la sinistra italiana e, una volta sciolto il papà come un gelato al sole, se l’è bevuto dandogli una splendida e convincente lezione: non è vero che tutto è politica (l’antico dogma sessantottino) e non è vero che la politica è tutto (il dogma comunista). Anzi, la vita che sta fuori dalla politica – per esempio un figlio - è molto, molto più grande e importante. E’ più bello veder crescere Edoardo che veder decrescere il Partito democratico. Meglio farsi “mangiare” (il proprio tempo, le proprie giornate) dal proprio bellissimo bimbo, che dal partito.

Solo qualche anno fa sarebbe stata una bestemmia. Il riflusso nel privato era una deriva piccolo borghese che non sarebbe mai stata perdonata. Il problema di Cofferati forse è che ama la musica e tutta la storia comincia da lì. Il vecchio Lenin aveva avvertito. Un giorno disse testualmente: “E’ l’ora in cui non è più possibile sentire la musica, perché la musica fa venire desiderio di accarezzare la testa ai bambini, mentre è venuto il momento di tagliargliela” (se qualcuno dubitasse della citazione fornisco il riferimento bibliografico: M. Gor’kij, “Lenin”, Editori Riuniti, Roma 1975, pp. 67-68).

Cofferati deve aver ascoltato troppa musica. E il bambino ha fatto perdere la testa a lui. A suo modo l’episodio segna un’epoca: la riabilitazione a Sinistra del padre di famiglia. L’ideologia vedeva in questa figura il simbolo del “piccolo borghese”. Péguy proclamò, al contrario, che il padre di famiglia era il vero eroe del nostro tempo. Perché simbolo dell’amore gratuito e della speranza. Ma l’ideologia non sopportava i padri. Doveva imporre un padrone, il Partito. Era una sorta di religione atea, che pretendeva di amministrare e dominare tutta l’esistenza degli individui. Si pretendeva di ficcarci dentro tutta la realtà.

Siccome c’era sempre qualcosa che dentro quella gabbia non ci stava, si provvedeva a cancellarlo dalla storia. Per esempio Dio. Un’altra cosa eccedente era il mondo degli affetti e si censurò sia l’amore che la famiglia come ferrivecchi borghesi che sarebbero stati travolti e superati nella “società” comunista.

Nel periodo staliniano il partito si frappose pure fra marito e moglie e si aveva terrore di essere denunciati addirittura dai familiari. I figli diventarono sostanzialmente proprietà del partito e specialmente in certi momenti o certi paesi, penso alla Cambogia di Pol Pot o alla Cina della “rivoluzione culturale” o alla Corea del Nord, si andò perfino al di là dell’orrenda frase di Lenin.

L’ideologia era disumana. Ma che significasse pure schizofrenia – perché troppe cose importanti restavano fuori - era chiaro fin dai tempi del vecchio Marx. Il quale scriveva il 21 giugno 1856 alla moglie: “Io mi sento di nuovo un uomo, perché provo una grande passione, e la molteplicità in cui lo studio e la cultura moderna ci impigliano, e lo scetticismo con cui necessariamente siamo portati a criticare tutte le impressioni soggettive e oggettive, sono fatti apposta per renderci tutti piccoli e deboli e lamentosi e irresoluti. Ma l’amore, non per l’uomo di Feuerbach, non per il metabolismo di Moleschott, non per il proletariato, bensì l’amore per l’amata, per te, fa dell’uomo nuovamente un uomo”.

Una lettera emblematica. Dove si vede che, a rispondere alla domanda più importante della vita, quella che Leopardi formulava così: “e io che sono?”, non era l’ideologia, ma l’amore, il volto di un “tu”. Nella lettera di Marx emergeva la schizofrenia fra il mondo dell’utopia e la realtà dove si muovono creature desiderose di amare e di essere amate, esseri umani capaci di male, incapaci di essere se stessi, ma sorpresi di trovare il proprio io e la propria felicità negli occhi della donna amata.

Don Giussani commentava le parole di Marx così: “come si può reggere una antropologia, come si può immaginare una concezione della storia che non nasca, investa e spieghi ciò che l’uomo fa ogni giorno?”. Infatti non ha retto. E’ crollata. Anche la nuova stagione dell’ideologia, quella scatenata dal ’68, naufragò proprio nell’oceano che separa l’utopia dalla drammaticità della vita quotidiana concreta dove – in attesa dell’utopico paradiso comunista – si cercavano le scorciatoie dei paradisi artificiali delle droghe o si sprofondava nella disperazione, alla ricerca del senso dell’esistenza. Si corse ai ripari teorizzando che anche il “personale” aveva un valore politico (era l’ideologia radicale). Ma si era incapaci di dare risposta davanti alla scoperta del male e anche al male di vivere.

Resta – come epitaffio di quella generazione – una lettera di un militante, pubblicata sul giornale “Lotta Continua” il 30 settembre 1977, all’indomani dell’ennesimo suicidio di un compagno. Diceva: “nel 1968 si affermava che ‘tutto è politica’. Lo si diceva dando alla frase semplicemente il significato opposto a quello che ha ora l’espressione ‘il personale è politico’. Voleva dire che per fare una rivoluzione si doveva rinunciare ai nostri bisogni personali, voleva dire nascondere i nostri sentimenti”.

Una volta allontanatasi la “rapida vittoria” iniziò il dolore di “riscoprire insieme le nostre individualità represse, ritrovare l’umiltà per parlare dei propri problemi” e diventò “facile rendersi conto di essere soli, a volte disperati”. La lettera continuava così: “Questa morte non è il frutto del caso. Egli è morto anche perché siamo stati ‘disumani’, tutti noi, Roberto incluso, vittime di un certo modo di fare politica. Disumano è stato mandare allo sbaraglio i compagni davanti alle fabbriche; è stato il modo in cui si sono trattati i compagni ‘silenziosi’… disumani sono stati i piccoli e grandi leader depositari del sapere e del potere; disumani sono stati i nostri rapporti ai cancelli con gli operai che per noi erano di volta in volta o fonti di notizie o lettori dei nostri volantini o persone cui spiegare la rivoluzione… Fra i tanti motivi che ci spingono a modificare il nostro comportamento politico e personale, c’è anche il desiderio che nessun compagno sia costretto più ad andarsene così; c’è il desiderio che tra la nostra splendida teoria piena di futuri paesi delle meraviglie e la nostra ‘squallida’ pratica quotidiana non si lasci più aperto un varco così grande dove un uomo possa perdersi”.

Vi è stato un poeta comunista, Louis Aragon, per il quale l’incontro (due mesi dopo aver tentato il suicidio, a Venezia) con la donna della sua vita, Elsa Triolet, ha significato uscire dalla disperazione e trovare la ragione dell’impegno politico. Elsa simbolizzava ogni amore, compreso quello per la patria e per gli sfruttati. Ma la più bella delle poesie a lei dedicata s’intitola “Non esistono amori felici”. E basta la prima strofa per capire: “Nulla appartiene all’uomo. Né la sua forza/ Né la sua debolezza, né il suo cuore. E quando crede/ di aprire le braccia, la sua ombra è quella di una croce/ e quando crede di stringere la felicità la stritola./ La sua vita è uno strano e doloroso divorzio./ Non esistono amori felici”.

E’ come se mancasse sempre il centro di gravità, qualcosa che sia capace di dare senso a tutto (senza censurare niente), all’essere padre e al fare politica, all’innamorarsi e all’impegno sociale, alla bellezza della musica, al vivere e al morire, qualcosa che dia valore pure al soffrire, che vinca il male personale e il male del mondo, senza la violenza dell’utopia e senza il cinismo della legge del più forte. Un “centro” che non sia travolto dal tempo che passa. Devo ancora dirvi che c’entra Dio. Ma di cosa abbiamo parlato finora?

Antonio Socci

Da “Libero”, 11 ottobre 2008

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giovedì, 09 ottobre 2008

Il sindaco di Bologna Sergio Cofferati ha ritirato oggi a sorpresa la propria candidatura per le elezioni cofferatipamministrative del 2009. "Una rinuncia -- ha spiegato l'ex segretario della Cgil durante una conferenza stampa --dettata da motivi prettamente privati", e dalla necessità di stare accanto al figlio nato un anno fa e alla compagna che vive a Genova. Cofferati aveva deciso per il bis appena quattro mesi fa, "fidando -- ha spiegato oggi -- sulle possibilità di gestire senza problemi insormontabili la mia famiglia". Nelle settimane successive, però, è arrivata la retromarcia, ufficializzata oggi dopo essere stata comunicata martedì al leader del Pd Walter Veltroni. "Nel corso di un mese e mezzo ho verificato il sacrificio che ricade sulla mia compagna e su mio figlio, un sacrificio enorme e insopportabile specie se proiettato su sei anni", ha spiegato il sindaco.

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sabato, 04 ottobre 2008

Città Solidali, senza futuro. La scelta coraggio del sindaco Giorgiano: “Pagherà l’amministrazione gli stipendi. I lavoratori prima di tutto”.

SAN GIORGIO A CREMANO – Un atto di coraggio dell’Amministrazione Giorgiano che non garantisce futuro occupazionale ai dipendenti della Municipalizzata, ma garantisce comunque il pagamento degli stipendi ai dipendenti di Città Solidali, impegnati comunque nell’esercizio delle loro attività. I lavoratori di Città Solidali riceveranno nei prossimi giorni gli stipendi di agosto e settembre, il cui pagamento era stato messo a rischio a causa di un pignoramento effettuato da Equitalia.

Nelle scorse ore il Consiglio Comunale ha infatti approvato all’unanimità (24 su 24), con il voto favorevole di maggioranza ed opposizione, un atto di indirizzo per la giunta comunale guidata dal sindaco Mimmo Giorgiano, che impegna l’esecutivo a pagare direttamente i 140 dipendenti della società mista per i lavori svolti negli ultimi mesi a favore dei cittadini, in particolar modo di anziani, disabili e bambini. Giorgiano ha convocato la giunta per lunedì mattina con l’impegno di approvare una delibera immediatamente esecutiva che obblighi il dirigente settore Finanze a versare gli stipendi ai lavoratori. La decisione del Consiglio Comunale pone fine ad una annosa querelle che ha portato i dipendenti di Città Solidali e i loro familiari a istituire un presidio permanente presso l’ingresso della casa comunale di piazza Vittorio Emanuele II.  “Compiremo un atto di responsabilità. – afferma il sindaco Giorgiano – Ribadiamo con forza che il nostro primo obiettivo è salvaguardare la stabilità occupazionale ed economica dei dipendenti e delle loro famiglie e con l’atto approvato in Consiglio Comunale, sulla base di un ordine del giorno presentato dalla maggioranza che mi sostiene, abbiamo dato una ulteriore dimostrazione di serietà e di volontà di perseguire il bene comune. Il fatto che l’opposizione abbia appoggiato il nostro documento è un atto di grande rilevanza politica ed istituzionale. Ringrazio i consiglieri che hanno condiviso con me questa scelta difficile ma necessaria.”. Città Solidali al momento è in liquidazione. Il Consiglio Comunale ha inoltre dato mandato al Sindaco di diffidare i liquidatori in modo da indurli ad avviare le procedure fallimentari per la società mista nata nel 1999 e che si occupa di servizi alla persona. Subito dopo la maggioranza, compatta, con 17 voti su 17, ha approvato il conto consuntivo, i debiti fuori bilancio ed il riequilibrio di bilancio dando prova, secondo Giorgiano “di grande maturità e correttezza istituzionale”. Al voto non ha partecipato il partito dei Verdi, il cui capogruppo Luigi Esposito ha deciso di uscire dall’aula dopo aver letto un documento in cui attaccava l’operato dell’Amministrazione Giorgiano.

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domenica, 28 settembre 2008

Da www.repubblica.it

Intervista al sottosegreatrio Roccella dopo il dibattito con il padre di Eluana
"L'alimentazione e l'idratazione non possono considerarsi delle cure"

"Sì al testamento biologico ma la volontà deve essere chiara"

di CATERINA PASOLINI


"Sì al testamento biologico  ma la volontà deve essere chiara"

VIAREGGIO - La libertà di scegliere e rifiutare le cure, sancita dalla costituzione, non signfica il diritto a morire. Non esiste nella nostra legislazione. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare con delega alla salute e parlamentare Pdl di area cattolica, non ha dubbi.

E il testamento biologico?
"C'è bisogno di una legge sulla fine della vita, è giusto che una persona possa esprimere le sue volontà per quando forse non sarà in grado di farlo, ma il consenso o il rifiuto a determinate cure deve essere informato. Deve decidere dopo aver parlato con un esperto in maniera approfondita e comunque il medico secondo me può rifiutarsi, può obiettare alle scelte del paziente perché forse domani ci sarà una cura. E comunque il volere deve essere scritto, non basta il sentito dire".

Eluana non può parlare.
"Ognuno elabora il dolore in modi diverso, non voglio entrare nel dolore dei familiari ma se quella sentenza facesse giurisprudenza, se passasse il principio che un giudice ricostruisce la mia volontà in base agli stili di vita, a quello che ho detto a 13 anni mi inquieterebbe. Altri potrebbero approfittare per interesse e staccare la spina".

Ma la costituzione stabilisce il diritto a rifiutare le cure.
"Sì, idratazione e nutrizione però non sono terapie secondo me, ma accudimento, sostegno vitale e quindi non sono rifiutabili, non si tratta di accanimento terapeutico. Si immagini se passasse questo principio cosa accadrebbe ad esempio alle giovani anoressiche che non voglion mangiare, i malati di Alzhaimer".

Eluana è in coma da anni, una non vita.
"Lo dice lei, si sa cosi poco, le conoscenze mediche cambiano in continuazione. Per questo stiamo facendo una consulta sugli stati vegetativi per poi dare linee guida alle regioni per le cure riabilitative".

Parla per esperienza?
"Ho curato a lungo mia madre che dopo un'operazione è andata in coma, quando ha riaperto gli occhi era come una bambina, non teneva neanche la testa dritta come un neonato. Ha dovuto ricominciare a imparare tutto".

Ma la qualità della vita?
"È un concetto che mi fa orrore, è consumistico. Comunque uno ha il diritto di rifiutare le cure se è lucido, Welby lo ha detto e ripetuto sino alla fine e così è stato ma credo che si abbia il dovere di cercare di trattenere chi se ne vuole andare. E il medico dovrebbe avere il diritto di obiettare alle scelte del malato".

E la sofferenza?
"Ecco, dobbiamo eliminare la sofferenza, non chi soffre e sulle cure paliative in italia siamo ancora indietro".

sabato, 27 settembre 2008

La miseria. La guerra di camorra. Gli immigrati "che rubano il lavoro"
Gli italiani tra Napoli e Caserta si sentono assediati, e scappano: 120.000 "i pendolari della fame"

2008, fuga dalla Campania
Ma lo Stato fa finta di nulla

dal nostro inviato GIAMPAOLO VISETTI


2008, fuga dalla Campania Ma lo Stato fa finta di nulla

Immigrati che vivono in uno stabile fatiscente a Napoli

CASERTA - I nove furgoni bianchi, senza sedili posteriori, accendono le luci alle undici di sera. Gli uomini, accovacciati sulla lamiera, ora ci sono tutti. Nel piazzale, fuori dal casello dell'autostrada a Caserta Nord, le donne finiscono di distribuire nel buio il bagaglio per la settimana. Una sporta verde a testa: birre e sette panini con la pancetta, scottata perché si conservi. Sembra tutto pronto e invece la carovana dei nuovi emigranti aspetta sotto la pioggia calda. Non tutti ottantacinque hanno soldi. I bambini che portano le sigarette li vogliono subito. Poi il primo Ducato, senza che qualcuno saluti, si muove. I poveri che ogni notte partono dalla Campania, a centinaia, leggono i biglietti con l'indirizzo di fabbriche e cantieri del Nord.

Venti euro al giorno, in nero. Meno degli immigrati africani, o dell'Est, che cuciono pellami e stoffe nei capannoni abusivi di Casal di Principe. Se non c'è lavoro, niente. "Salire" però è un lusso. Chi "va via", chi "lavora su", acquista il diritto di credere in un imprevisto. "Il sottoproletariato marginale - dice Giovanni Laino, dell'Associazione Quartieri spagnoli di Napoli - è ormai un destino collettivo. Non ci sono più casi di riscatto: la povertà è diventata patrimonio ed eredità tra generazioni". Il fallimento della politica, locale e nazionale, è questa esplosiva paralisi sociale.

Impensabile, per i nuovi emigranti italiani, pagare un affitto, o spostare la famiglia. Mangiano e dormono nei furgoni. Una settimana di fatica e una giornata di sonno, l'unica a casa, prima di tornare al casello. Gli altri, migliaia, fuggono dalla miseria in treno. I vagoni della notte, senza cuccetta, finiscono di riempirsi a Napoli. I giovani, carichi di valige di plastica e di neonati, raggiungono parenti a Bologna, Padova, o Milano. Oltre i quarant'anni invece sono pendolari. Camerieri, braccianti, autisti, operai, soldati: dall'alba alla notte fino a Roma, Firenze, Bologna, nelle Marche.

Il Meridione, per sopravvivere, dopo mezzo secolo si rimette in marcia. Il "rinascimento campano" è finito. In un anno, dal Sud al Nord, sono emigrati in 120 mila. Cinquantamila solo dalla Campania, più 65 mila emigrati pendolari e 26 mila finiti all'estero. Napoli nel 2007 ha perso il 14 per cento degli abitanti. Nel resto del Paese pochi se ne accorgono. Nessuno ne parla. Ma la massa impressionante dei poveri, in maggioranza invisibili alle statistiche, cresce e fa paura. "Più dei rifiuti - dice il sociologo Giovanni Sgritta - più dei tifosi violenti, dei rom o degli immigrati".

Chi resta non ha alternative. Concetta, a Giugliano, alleva sei figli in una stanza di dodici metri quadrati, senza pavimento e priva di intonaco. Ha ventidue anni ed è riuscita a finire le elementari. Quando tutti sono a letto, per qualche ora, fa entrare chi la paga. Antonio, in giugno, ha perduto la pizzeria di Mondragone. Strozzato dal mutuo, non ha pagato le rate all'usuraio cui lo ha indirizzato la sua banca. "Era un amico - dice - per punirmi mi ha fatto violentare la moglie, di cinquant'anni".

È in questo deserto che lo Stato consegna la Campania al "Sistema". La camorra si nutre di vuoto. Ad Acerra, per dare una lezione ai bambini che non volevano diventare "pali", in una notte ha fatto segare panchine, alberi e lampioni. A Benevento ferma i vecchi che rubano scatolette al supermercato. O pagano la metà, o il cibo viene sequestrato. "Ormai - dice Gaetano Romano, direttore della Caritas campana - solo la criminalità ha soldi da investire e lavoro da offrire. La regione si trasforma in una holding camorristica. Migliaia di genitori, in questi giorni, hanno potuto comprare i libri di scuola grazie agli spacciatori. Per la prima volta la stanchezza dei poveri, la rabbia degli immigrati e la concentrazione dei criminali, generano una spinta inarginabile. Così, Napoli e la Campania, precipitano nell'abisso del razzismo".

Non è, purtroppo, un'emergenza. Lo è però la novità generata: i poveri del Sud, in crescita vertiginosa, in Italia non sono più un argomento pubblico e nessuno si muove davanti allo scoppio della loro disperazione. Decenni di allarmi, ingigantiti per battere cassa: e ora che la marea sale davvero, marcita nel razzismo, nessuno che ci badi. "I poveri sono anonimi e faticosi - dice padre Antonio Valletti nel centro Hurtado di Scampia - e ci fanno vergognare. Per il Paese non sono più una voce di spesa. Riconoscerli imporrebbe un intervento. Alla pubblicità, signora dell'opinione pubblica, non piacciono: in tivù, non esistono. Così la politica non ha interesse ad allargare lo spazio dei loro diritti. Dobbiamo prendere atto che siamo l'Africa dell'Europa: con più violenza e meno dignità".

I numeri confermano. La Campania è ormai la regione europea con la concentrazione più alta di famiglie povere, di disoccupati, di donne che non lavorano e di minorenni in miseria. Poco meno di 2 milioni in regione, 240 mila solo a Napoli. Quasi uno su tre non ha il necessario per sopravvivere. Due su dieci non mangiano più di tre volte alla settimana. Otto su dieci non possono pagare l'affitto. I disoccupati sfiorano il 40 per cento. Tra chi lavora, due su dieci guadagna meno di mille euro al mese, uno su dieci meno di 500. Oltre la metà dei residenti accumula almeno 200 euro di debiti al mese. Il pil pro capite è di 16 mila euro all'anno, contro i 33 mila della Lombardia. Un contratto su due è a termine. La dispersione scolastica è del 45 per cento.

Tra le 80 regioni europee più arretrate, occupa la posizione numero 68. I poveri, nel Meridione, sono ormai poco meno di 6 milioni. "L'agghiacciante verità taciuta - dice Luigi Tamburro, presidente del banco alimentare di Caserta, il più grande d'Italia - è che migliaia di persone e di bambini ormai fanno la fame. La società della competitività, fondata sul consumo, ha esaurito il proprio serbatoio di umanità. Siamo soli davanti ad una tragedia italiana di cui si ignora la pericolosità". Centinaia di dibattiti, politici, storici e letterari: retorica sulla "questione meridionale", nessun aiuto concreto. L'Italia, con la Grecia, è l'unica nazione europea a non avere un piano di lotta contro la povertà. L'unica ad aver cancellato ogni sostegno.

Finiti i soldi anche per l'assegno, 350 euro al mese, della Regione Campania. Il rapporto annuale della Commissione contro l'esclusione sociale, è ignorato.
Il nuovo governo non l'ha mai nemmeno riunita. Per questo nel giorno di San Gennaro, patrono di Napoli, la mensa di piazza del Carmine scoppia. In fila, tra anziani e immigrati, anche genitori e figli. Parlano della strage degli africani, nella notte, a Castelvolturno. Condannano la rivolta degli immigrati contro gli omicidi. "Questa volta - dice Gaetano, disoccupato con due bambine in braccio - i Casalesi hanno fatto bene. I negri andavano puniti: rubano i lavori e noi finiamo a mangiare dai preti".

Una guerra nuova: non solo tra i poveri, ma tra questi e la criminalità che, sconfitto lo Stato, deve difendersi dalla rivolta dei propri sicari, o di nuovi concorrenti. "La Campania - dice Alex Zanotelli, missionario alla Sanità - non è più un serbatoio significativo di schiavi per il Nord. Il Paese ha scelto: musulmani e neri, per pagare ancora meno la mano d'opera clandestina e ammorbidire l'islam. Lo scontro esplode qui: italiani poveri contro stranieri poveri. Vincono i secondi, perché la Campania ormai è la piattaforma logistica per le scorie non smaltibili dell'Europa. Solo un africano accetta di vivere in una discarica e riconosce l'affare spietato tra politica e criminalità, il patto massone per la "somalizzazione" del Sud. Lo Stato ci mette terra, uomini e miseria, la camorra soldi e controllo. Non si capisce che siamo prossimi all'esplosione. Chi può scappa: nelle strade si agita una massa di disperati che non ha più nulla da perdere".

Dopo trent'anni di rifiuti tossici che hanno distrutto l'agricoltura, qui si aspettavano i soldati per bonificare i terreni. Invece i militari arrivano per presidiare nuove discariche e nuovi inceneritori. "L'immagine-simbolo - dice Maurizio Braucci, tra gli sceneggiatori di "Gomorra" - è quella di Ponticelli. Una folla di poveri, stracciati e sporchi, nascosti dietro montagne di immondizia, che prende a sassate famiglie di zingari in fuga. È il simbolo della Campania, ma pure del Paese che ha scelto la militarizzazione sociale. Indifferenti all'evidenza dello scandalo: perché i mediatori della miseria vivono di paura, perché chi ha voce e potere appartiene al sistema che trasforma l'emergenza cronica in povertà".

Eppure l'Italia in recessione, che nega o minimizza, con questa miseria che straripa deve fare i conti. L'abisso non è più costruito di casi estremi, ma di normalità. Lucia, a Sant'Angelo dei Lombardi, ritira ogni mese una pensione di 580 euro. Ne spende 360 d'affitto e 100 per aiutare il figlio disoccupato. "Per cibo, bollette, medicine e vestiti - dice - mi restano 4 euro al giorno". Ad Aversa decine di bambini vanno a scuola lunedì, mercoledì e venerdì. Martedì, giovedì e sabato lavorano per la criminalità: 50 euro al giorno, per pagarsi vitto e alloggio in famiglia.

"Il Paese - dice don Luigi Merola, ex parroco a Forcella, costretto a lasciare per le minacce di morte e oggi sotto scorta - alla povertà si è arreso. Taglia i fondi all'istruzione, finge che l'occupazione sia una questione del mercato, condanna i poveri alla delinquenza. L'accelerazione della deriva di Campania e Meridione nella miseria, sotto gli occhi di tutti, è spaventosa. Se non diventa il problema centrale del Paese, il federalismo si tradurrà in una scissione nordista di fatto. L'unico esercito che al Sud faceva paura era quello degli insegnanti: toglierli significa ammettere di mirare al consenso attraverso il controllo della camorra".

La gente, resa apatica da una storia di prepotenze e umiliazioni, è scossa da una paura nuova. "Anche la solidarietà - dice la sociologa Enrica Morlicchio - è allo stremo. Città e paesi sono in mano agli usurai, che riciclano denaro sporco ricattando i poveri. Le case della Campania sono depositi di armi e droga: unica fonte di sostentamento anche per le famiglie oneste".

Nei salotti ci si consola ricordando la miseria del dopoguerra. Ma lo spettro ormai ha un profilo preciso: "l'assalto ai forni", la rivolta dei poveri contro lo Stato assente che li ignora. "Il governo - dice Antonio Mattone della comunità di Sant'Egidio - non lotta più contro la povertà, ma contro i poveri. La violenza di quest'anno a Napoli, contro le discariche, contro i rom e contro gli immigrati, è stata premiata. La lezione è semplice: se è filmata dalle tivù, in base alle opportunità elettorali, la violenza della piazza decide. Un cortocircuito civile che in Campania può travolgere tutti. I poveri ormai sono la maggioranza, non rispondono più a nessuno, cominciano a unirsi. Il Sud in miseria, fondato su emigranti, immigrati e criminali, sta spazzando via la politica ostaggio della finanza: l'Italia rischia di smarrire la fiducia non nella ripresa, ma nella democrazia".

Come Marina. Da trent'anni vive in un sottoscala a Villa Literno grazie ai 600 euro concessi alla figlia colpita da un'encefalite. È mezzogiorno e il figlio più grande, disoccupato, dorme davanti al focolare spento. L'altra figlia, separata, oggi non ha cibo per i tre bambini. Questa notte l'hanno presa mentre stava per tuffarsi dal balcone nel vicolo. "Se l'assisto - dice - non posso lavorare. Se lavoro, perdo il diritto al suo assegno".

Una frattura storica, la rottura del vincolo tra miserabile, favore e potere. Migliaia di fantasmi, in Campania, si chiedono cosa significhi, se ancora abbia una valore, essere liberi. "La scure che sta tagliando il Paese - dice Marco Rossi Doria, maestro di strada - è la fine dell'interesse della politica per chi ha bisogno di giustizia. La vigliaccheria dell'italietta, la rimozione collettiva della povertà, consente alle istituzioni di confrontarsi esclusivamente con l'economia. I tagli alla scuola, che ricacciano i bambini del Sud nelle strade, sono il simbolo di una condanna definitiva alle mafie. Questo accanimento particolare contro i poveri, con l'arma dell'istruzione negata nel nome del rigore, è il via libera pubblico alla criminalità".

Nessuno, in Campania, invoca il fallito assistenzialismo clientelare del passato. In una terra divisa tra fuga e guerra, non ci si vergogna però più di lanciare un "allarme nazionale sui poveri". "Ogni settimana - dice il sociologo Enrico Rebeggiani - se ne vanno centinaia di donne sole. Non era mai accaduto. La regione, come il resto del Sud, si svuota di giovani intraprendenti. La politica è ridotta a reclutamento dei leader prepotenti delle moltiplicate ribellioni possibili: solitamente accade quando i regimi autoritari sono al tramonto".

Per questo, affrontare il cambiamento con l'emergenza che mobilita esercito, polizia e ronde, alimenta la ritirata. "Il Paese - dice Andrea Morniroli della cooperativa Dedalus - deve riconoscere una responsabilità nuova verso i poveri. Sacrificare la Campania e il Meridione alla paranoia della sinistra contro Berlusconi, non legittima solo la corruzione del potere: distrae una coscienza civile e trascina l'Italia dalla povertà regionale alla cultura nazionale dell'arretratezza armata". In via S. Maria Ante Saecula 109, rione Sanità a Napoli la casa grigia di Totò, chiusa e quasi introvabile, è abbandonata. Sembra crollare. Nel "basso" hanno aperto un'officina abusiva. Il Comune aveva promesso al mondo un museo. È stata venduta a un anonimo privato. Un vigile tira un lenzuolo blu, steso ad asciugare dalla casa di fronte. Copre anche la targa, sporca e illeggibile. Forse vuol cancellare chi, anticipando una tragedia, faceva ridere. Ed è stato confuso con un comico.

(27 settembre 2008)

lunedì, 15 settembre 2008

908_wolfgang-amadeus-mozart_1_redL'altra sera sono stato ospite dell'Amministrazione Comunale di Portici al Mozart Box per vedere la Festa di Piedigrotta di Nello Mascia ed uno spettacolo pirotecnico. Devo dire la verità: l'organizzazione, l'allestimento, l'ideazione, tutto stupendo. Mi sono divertito molto ed ho incassato una bella lezione.

Ho scoperto, nell'occasione, che la manifestazione è curata da Giulio Baffi, che fino all'anno scorso curava il Sorriso del Vulcano. L'anno scorso il Sorriso del Vulcano fu finanziato dalla Regione Campania, il Mozart Box no. Quest'anno, trasmigrato Baffi, è accaduto il contrario. Se ricordate, il sindaco Giorgiano, qualche mese fa, attaccò duramente il presidente della Giunta Regionale della Campania Antonio Bassolino per questa scelta.

A questo punto credo che sia chiaro che se si vuole organizzare una bella rassegna ed ottenere i soldi della Regione Campania sia meglio chiamare Baffi. Ma, soprattutto, sono convinto che se si vuole ottenere i soldi della Regione Campania per organizzare una bella rassegna è OBBLIGATORIO chiamare Baffi...

domenica, 14 settembre 2008

alitaliaAerei fermi negli hangar, clienti che da domani non sapranno a che santo votarsi dopo aver prenotato mesi fa i propri biglietti, sindacati arroccati sulle proprie posizioni, cordate di imprenditori che non mollano, lavoratori che rischiano di andare in mezzo alla strada. Insomma, ormai Alitalia è allo sfascio. La CAI ha già fatto sapere che, rilevando la società, cancellerà moltissime rotte e licenzierà migliaia di piloti, hostess e steward. Il malato è in fin di vita. C'era il tempo per recuperarlo per tempo, con danni limitati. Qualche mese fa era vicino l'accordo con Air France, un colosso del settore, che avrebbe anche evitato la ricaduta sui contribuenti italiani di un mare di debiti. Quella strada non fu percorsa dal Governo Berlusconi in nome della pretesa che Alitalia rimanesse italiana. E così, ecco la frittata.

Io credo che è giusto che Alitalia, come qualsiasi altra società privata farebbe a questo punto, sia lasciata fallire. I lavoratori saranno in parte assorbiti dalle aziende che prenderanno gli hub e le rotte da coprire nel nostro Paese e da esso agli scali internazionali. Soprattutto non sarà l'intera popolazione italiana a pagare per gli sbagli altrui.

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lunedì, 08 settembre 2008

Benedetto XVI ha celebrato messa e Angelus di fronte a centomila fedeli
In prima fila il premier Berlusconi con il sottosegretario Gianni Letta

Il Papa a Cagliari: in Italia serve
nuova generazione politica cattolica


Il Papa a Cagliari: in Italia serve nuova generazione politica cattolica

CAGLIARI - In Italia serve una "nuova generazione" di politici cattolici, che abbiano "rigore morale" e "competenza". Lo ha affermato Benedetto XVI, durante la messa celebrata oggi a Cagliari, sul sagrato del santuario di Nostra Signora di Bonaria. Ad ascoltarlo centomila fedeli e, in prima fila, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il governatore della Sardegna, Renato Soru, e il sottosegretario Gianni Letta.

Nell'omelia il Papa ha esortato la Chiesa e i cattolici a tornare a "essere capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell'economia, della politica" che, ha sottolineato, "necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile".

Il Papa ha anche esortato i cristiani a "far sì che Cristo sia incontrato dai giovani, portatori per loro natura di nuovo slancio, ma spesso vittime del nichilismo diffuso, assetati di verità e di ideali proprio quando sembra negarli". Di giovani e ai giovani Ratzinger tornerà a parlare oggi pomeriggio, nell'incontro in programma in piazza Yenne.

I fedeli sardi hanno rivolto una calorosissima accoglienza a Benedetto XVI che dall'aeroporto di Elmas ha raggiunto il santuario di Nostra Signora di Bonaria in papamobile attraversando tra due ali di folla il centro della città e il lungomare. Grandi manifestazioni di affetto lo hanno accompagnato lungo tutto il percorso.

Papa Ratzinger è arrivato alle 9.30 con un aereo dell'Aeronautica Militare, a bordo del quale ha viaggiato anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che resterà accanto al Papa per l'intera giornata. A bordo pista, con il premier c'erano l'arcivescovo di Cagliari Giuseppe Mani, l'ambasciatore presso la Santa Sede Antonio Zanardi Landi, il presidente della Regione Renato Soru e il sindaco di Cagliari Emilio Floris. Tre bambine, Chiara, Valeria e Giorgia, hanno consegnato al Pontefice un bouquet di fiori avendone in cambio un grande sorriso e una carezza.

Da www.repubblica.it

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venerdì, 15 agosto 2008

Dal blog di Simone C. Tolomelli, http://www.sasakifujika.net/

Due ragazze peruviane, catechiste (dovesse servire per muovere maggiore indignazione ci mettiamo pure questo), ballerine, studentesse universitarie a Roma sono state scambiate per prostitute ed una di loro ha passato la famosa “notte in guardina”. Succede che per aspettare l’altra si fosse seduta sui gradini di una chiesa, si ferma una volante e le dice: “ma che fai? ma ti devi mettere proprio qui? guarda che questa è una chiesa non ti puoi mettere a lavorare qui”; lei resta allibita, alcuni passanti assistono alla scena e consigliano di andare a denunciare la cosa. Entrambe, sono state trattate decisamente male da due agenti di Polizia. Si recano in commissariato e trovano lo stesso agente che le aveva pesantemente insultate, ne prende una per il braccio (quella senza documenti) e la porta al centro immigrazione, la chiude lì e ne uscirà il mattino dopo alle 10.30. Insomma, le danno della mignotta, la trattano di merda in mezzo ad una piazza pubblica che addirittura i passanti le danno manforte, vuole denunciare l’accaduto e la infilano in mezzo alle mignotte (quelle vere), spacciatori e ladri. Adesso noi possiamo trovare un sacco di motivazioni, indubbiamente. Possiamo dire che con quella gonna così corta lo stupro un po’ se lo cercava. Oppure possiamo dire che l’agente di Polizia stava scherzando e che un po’ la cosa fa sorridere. Eppure, vi giuro, nonostante voi pensiate a cose da film hollywoodiano e masse oceaniche in fuga per l’Europa, e cani che ti mordono al solo passare, insomma sebbene pensiate che sia fatto così, ebbene no: il razzismo è molto più semplice. C’hai la faccia da peruviana? Sei una zoccola. In prigione, senza passare dal via. Ora, io vorrei dirvi che Famiglia Cristiana nel suo essere l’unica -unica- voce che parla apertamente di fascimo, in realtà la sta facendo più brutta di quella che è. Io vorrei nel profondo pensare che se non stiamo attenti allora. Io vorrei pure arrivare a dire che questo paese sta “prendendo una brutta piega” e che dobbiamo correre ai ripari perché se no altrimenti. Ma la realtà è che è troppo tardi. E che voi siete al mare e sia io, per quello che vale e vale poco, che Famiglia Cristiana, parliamo al vento.

mercoledì, 13 agosto 2008

La ginnastica, le uscite in carrozzina. E una valigia pronta

Lecco, una giornata nella stanza di Eluana - Dodici ore con il sondino per nutrirsi, 12 per dissetarsi

 

Eluana in una foto d'archivio
Eluana in una foto d'archivio

 LECCO — Eluana non dorme, ha gli occhi aperti. La tendina rossa che la separa dal corridoio si sposta, papà Beppino entra. Lo fa almeno una volta al giorno. Un bacetto. Il solito saluto, quello degli ultimi 16 anni. Che non cambia la realtà. «Bacio la figlia che ricordo, quella che si vede nelle foto». Casa di cura Lecco. Secondo piano, a destra, poi subito a sinistra. Suor Rosangela aggiusta il copriletto, glielo tira fin sopra la vita. Tapparelle abbassate, penombra. Fa caldo nella stanza, un corridoio, bagnetto, poi lo spazio per il letto, un comodino, sopra un bicchiere con qualche fiore rosso. Due orsacchiotti bianchi sulla testiera, ricordo di cugini gemelli. Foto e poster sulle pareti azzurre: mare e cavalli di un passato lontano, passioni e affetti in decine di immagini sotto vetro, che forse non guarda più nessuno.

Eluana spiritosa in hula hop; sorridente al timone di una barca; tenera con le scarpe del padre; bellissima in una recita scolastica. Infanzia felice, adolescenza impetuosa. La maturità, invece, è tutta lì, quello che si vede su un letto d’ospedale. Trentasette anni, la pelle da bambina. Eluana è dimagrita. Le braccia lungo il corpo, rilassate in un pigiama bianco, leggero; il volto è adagiato sulla guancia sinistra; dal naso spunta il sondino che la nutre, quello che, se la Cassazione rigetterà il ricorso della Procura generale, cesserà di funzionare. L’ultimo appiglio a una vita apparente, «che lei non avrebbe mai scelto». Lo ripete papà Englaro, con un ritornello che suona ormai come un disco rotto: «Era un purosangue della libertà, a dieci anni mi disse "che cosa c’entri tu con la mia vita?"». Sono le 16. Eluana sta mangiando. Il «cibo» scorre da una sacca su una piantana alla destra del letto, attraversa il sondino, le riempie lo stomaco. Un pranzo che dura 12 ore: tanto ci vuole per sfamarla.

E quando smette, alle 5 del mattino, arriva l’acqua. Stessa operazione, per altre 12 ore. Giornata intensa per suor Rosangela. Ora c’è da staccare il sondino «per mobilizzarla», un po’ di stretching a gambe e braccia, poi qualche colpo di mano a torace e schiena, per liberarle i bronchi; infine le gira il corpo, di fianco, prima a destra, dopo a sinistra. E ancora il sondino. In attesa della notte, dell’alba, del risveglio. Domani come sempre. Con i ritmi del convento. Alle 5 le pulizie quotidiane, alle 8 la ginnastica, alle 9 in pantaloncini e polo per la passeggiata in carrozzina. In giardino, tra i fiori. Ma non nelle ultime settimane, con le telecamere puntate dappertutto. Allora meglio un giro in corridoio, la sosta nello studio medico, mentre si fa cambiare l’aria alla cameretta. La routine di Eluana. Tra le visite di papà Beppino, e i battibecchi con Rosangela, la suora misericordina che l’accudisce. Un duello, ad armi pari. Ma dopo 14 anni insieme al secondo piano, forse, qualcosa è cambiato. «Nonostante tutto, Englaro non è un mostro. Ma dico che non si può far morire così una persona: è disumano. Io dico di aspettare, Eluana non vivrà altri 14 anni».

Quel decreto, l’ha letto bene. Non condivide la decisione, ma il resto non lo mette in dubbio: «C’è scritto quello che vedo ogni giorno: in 14 anni lei non è mai cambiata. Non ho mai incrociato il suo sguardo, non mi ha mai guardata». Il 9 luglio, giorno della sentenza, ha preso un treno ed è corsa in clinica. «Credevo che sarebbe andata via subito, così le ho preparato le valigie». I suoi oggetti personali: pigiami e camicie da notte, magliette e pantaloni per la ginnastica, tute e pile quando fa freddo. Anche una felpa rosa che le dona tanto. «Troppi vestiti. Lo dico sempre a sua madre di non comprare altro». La valigia è pronta. Il conto alla rovescia è già scattato. Anche se all’hospice fiorentino sembra essere tutto congelato, qui a Lecco l’ansia è forte. Ma c’è anche la speranza che il decreto venga sospeso: «Se dovesse andare altrimenti, comunque non faremo le barricate. Sapevamo fin dall’inizio che Eluana non sarebbe rimasta qui. Lei non appartiene a noi, ma a suoi genitori». «Non appartiene a nessuno» l’ha corretta una volta Englaro. Discussioni tra le mura dell’istituto, fuori il clamore. Che a volte arriva anche al secondo piano. Fino a pochi giorni fa, c’era ancora chi veniva a depositare bottigliette d’acqua davanti all’ingresso con manifesti contro l’eutanasia: poi suor Rosangela si è svegliata di notte e li ha strappati, la mattina ha cacciato quelli che li distribuivano: «Mi sono sentita dire che sono la suora dell’eutanasia, io ho risposto: «Ma non vi vergognate voi a manifestare qui?"». La tendina rossa si chiude. Ora Eluana deve dormire.

Grazia Maria Mottola
13 agosto 2008

lunedì, 11 agosto 2008

pistole_fumantiStasera, non avendo altro di meglio da fare nella canicola estiva, me ne sono andato a Ponticelli a fare un giro tra le bancarelle sistemate in occasione della festa della Madonna della Neve.

Con mia grande sorpresa ho subito notato una grande quantità di bambini e ragazzini intenti a "spararsi" con pistole giocattolo. Camminando per corso Ponticelli ho poi notato due bancarelle che vendevano pistole giocattolo ai prezzi ridicoli di tre e cinque euro. Diversi papò stavano scegliendo le pistole più belle da regalare ai figli. Qualche bambino imparava ad infilare il caricatore nella pistola e si metteva in posizione per sparare. Uno poteva avere sei o sette anni, ma si posizionava proprio come un killer professionista... Inutile dire che sono rimasto esterrefatto anche perchè la polizia municipale si trovava a qualche decina di metri (e a non più di mezzo metro da un africano che vendeva cd contraffatti in piena tranquillità...)

Ponticelli è, notoriamente, uno dei quartieri con il maggior tasso criminale della città di Napoli. Però hai voglia di parlare di legalità e di rivoluzione delle coscienze finchè avremo padri scellerati che comprano pistole giocattolo ai figli, venditori ancora più scellerati che le vendono, deplorevoli vigili urbani che non intervengono nemmeno a ricoprirli d'oro.

Qualche anno fa un deputato propose il divieto di vendita di pistole giocattolo. La proposta non è mai avanzata in Parlamento. Non sarebbe stato la soluzione a tutti i mali, ma almeno un inizio. Chissà, magari qualche esponente delle Camere potrebbe riprendere l'idea. Magari a settembre ne parlo ad Andrea Sarubbi...

mercoledì, 06 agosto 2008

Sono io!!!Questo blog in media ha 30-40 visitatori al giorno, che da metà luglio, causa ferie, sono scesi ad una ventina. Tra ieri e la mattina di oggi ce ne sono stati circa cento. Suppongo che molti siano stati inviati a leggere quello che scrivo da qualcuno che voleva alzare un polverone sui miei ragionamenti fatti sul litigio tra un consigliere comunale ed Enzo. (a proposito: oggi ho ricevuto una bella telefonata dal Sindaco di Portici). Spero che ritornino per discutere con me dei casi della piccola Sara di Sant'Anastasia o di Eluana Englaro, che il padre vorrebbe uccidere. Purtroppo credo che non accadrà. E questo è assai, assai triste.

martedì, 05 agosto 2008

Oggi è stata una bellissima giornata. Una giornata di lavoro ma non solo. Mi sono ammazzato di fatica, è vero, in un ufficio bello vuoto, ma ho avuto delle grandi soddisfazioni.

 

L’assessore ed il dirigente alle politiche sociali del Comune di San Giorgio a Cremano hanno chiesto al Sindaco Giorgiano che io potessi dare una mano per organizzare le attività estive per minori a rischio ed anziani in città. In pratica ci sto lavorando da quasi un mese ed oggi abbiamo visto i primi frutti.

 

Cinquanta bambini e ragazzi sono partiti alla volta del Magic World di Licola. Per loro acqua, tuffi e divertimento. Appartengono a famiglie economicamente disagiate e socialmente difficili. Sarebbero rimasti a casa, forse non avrebbero fatto un bagno per tutta l’estate. Il Comune ha dato loro questa opportunità, divertirsi, stare con gli altri e non sborsare neppure un centesimo. Splendido. “Che bello, da tanti anni non si organizzavano campi per minori” mi ha detto una madre, piena di gratitudine. Una gratitudine rivolta a me, ma che è destinata tutta al sindaco e all’assessore Luciana Cautela. magic world_1

 

E’ stato pubblicato oggi l’avviso pubblico che offre ad altri 150 bambini la possibilità di partecipare gratuitamente ai campi estivi in villa Bruno intitolati “Bambinincittà” già da lunedì prossimo e ad andare al Magic World l’ultima settimana di agosto. Ho predisposto una campagna di comunicazione alla grande (ogni altra informazione su www.e-cremano.it) e spero che arrivino tante richieste.

 

Infine gli anziani: nei prossimi giorni, grazie ai Fatebenefratelli, distribuiremo 420 biglietti per alcuni spettacoli a fine agosto. Inoltre stiamo lottando contro il tempo per varare un cartellone aggiuntivo, con poca spesa, a cavallo della festa dell’Assunta. Speriamo di riuscirci!

 

Insomma, sono tornato ad immergermi nelle politiche sociali, che è il mio habitat naturale. Giornate piene, intense. Non solo qualche ora da dedicare ai più bisognosi dopo aver scritto un comunicato o aver realizzato la rassegna stampa. Alla fine non c’è soddisfazione più grande di mettersi al servizio di chi è più debole. Come diceva santa Bernadette Soubirous “aiutare gli altri è un privilegio così grande che non merita nessun’altra ricompensa”.

 

Eppure oggi c’è chi ha tentato di rovinarmi la giornata. Non c’è riuscito, povero lui. Messaggi anonimi sul blog, telefonate, minacce, urla. Che è successo? A tutti i costi qualcuno, non ho capito chi, ha cercato di estrapolare dal contesto alcuni miei pensieri pubblicati su questo blog per mettermi in cattiva luce con Enzo Cuomo. Già, parliamo della vicenda Cuomo-Farroni. Qualcuno è stato più garbato, come il segretario cittadino del PD Giovanni Iacone, che mi ha chiamato per spiegarmi il suo punto di vista sulla vicenda. E’ stato civile e pacato come al suo solito ed anche se mi  è dispiace che si ricordi il mio numero cellulare solo per “cazziarmi” ho compreso pienamente il suo punto di vista e l’ho accolto. Altri invece, si sono divertiti a minacciarmi dicendo “che avrebbero informato della vicenda il Sindaco Giorgiano” (che niente c’entra, ma su qualcosa pure si dovevano appigliare…cosa c'entri poi il mio incarico professionale con il Comune di San Giorgio con le mie opinioni personali non l'ho ancora finito: forse hanno cancellato dalla Costituzione la libertà di espressione?). A chi mi ha offeso sul blog (poveretti, come li compatisco…) posso annunciare che domani pomeriggio saranno denunciati alla polizia postale, così imparano l’educazione.  

 

cuomo--140x180Ad Enzo Cuomo, a cui hanno fatto leggere solo quello che era più comodo, posso ribadire solamente quello che ho già scritto: cioè che di quanto accaduto tra lui e Farroni chi ha letto i giornali ha capito solo che c’è stato un litigio, ma nessuno ha capito perché. En passant si è capito che c’entrano i parcheggi: chi ha letto i giornali non ha capito perché. Mi sono stupito della sua veemente reazione contro Fernando così come mi sono stupito del comportamento di Fernando. Ho auspicato che venisse reso noto cosa c’era VERAMENTE dietro il litigio ed oggi sono riuscito a saperlo (e c’era bisogno di fare tutto questo casino??? Non bastava dire ai giornali che il Sindaco Cuomo si è molto offeso - a ragione- per delle becere illazioni personali sul suo conto???). Mi è dispiaciuto vedere nel PD porticese un livello così altro di conflittualità Altro non ho scritto e non ho detto.

 

Al di là di alcune divergenze, provo un grande affetto per Enzo Cuomo, che ho contributo a far eleggere nel 2004. Ad Enzo ho offerto più volte la mia collaborazione, da persona vicina al PD quale sono (e non l’ho mai negato). L’ultima volta gliel’ho ribadito durante un viaggio da Roma a Portici fatto insieme un paio di mesi fa. Credo che stia combattendo delle buone battaglie nell’interesse della città. Sta portando a Portici un fiume di finanziamenti sovraordinati. Senza dubbio molte delle sue politiche incideranno nella vita dei porticeli nei prossimi anni. Non tutto è eccellente, ma nell’amministrare una città complessa come Portici ci può stare.

 

Enzo non ha bisogno di servi sciocchi che per fare vedere quanto sono bravi a difenderlo lo facciano arrabbiare strumentalizzando quanto scritto su un blog letto, sì e no, da una trentina di visitatori al giorno. Mi dicono che oggi i miei post sono stati argomento di discussione al Comune di via Campitelli. Quanta tristezza, vuol dire che il livello di certe discussioni è proprio basso!

 

Eppure, se è necessario un gesto di buona volontà (me l’ha chiesto qualche amico ed io per gli amici faccio ogni cosa), allora quel famoso post lo cancello, comprese le minacce anonime ed offensive nei miei confronti (la denuncia farà comunque il suo seguito)… sicuro che queste al sindaco Cuomo nessuno le ha fatte leggere J    

martedì, 05 agosto 2008

Cari visitatori del mio blog, ci sono cose che non è giusto restino nell’oscurità e che devono essere portate alla luce… Così, dopo quindici giorni un utente anonimo decide di intervenire sulla vicenda Cuomo-Farroni (nonostante qualche castroneria e minacce simil-mafiose) e se lui vuole tornare sulla vicenda, chi sono io per impedirglielo? Ma vediamo cosa mi scrive…

 

Caro Michele....
Alcune considerazioni.
1) Come fa a parlare di stile chi in home page si definisce capo Ufficio Stampa di un Comune e poi insulta il sindaco di un'altra città e l'intera classe dirigente? Ti hanno chiesto di candidarti e tu lo spiattelli sul web e rispondi con il turploquio? e lo stile dov'è? A proposito, è questa la posizione ufficiale del Comune di San Giorgio, che tu rappresenti, sul livello di stile del Comune di Portici?
2) Gli atti dei parcheggi sono pubblici come tutti gli altri... se poi hai qualcosa da denunciare, fallo nelle sedi competenti...
3) Il sindaco Cuomo non è mai stato vicino a Montemarano, anche perchè non ha mai voluto fare il primario...
4) Portici e San Giorgio sono città che dovrebbero camminare insieme, ma i tuoi commenti, in qualità di autorevole esponente del Comune, rischiano seriamente di compromettere i rapporti: sii cauto!

 

Partiamo dall’inizio: nessuno si permetta di chiamarmi “caro” se non firma con il proprio nome. E’ questione di serietà e di buona educazione. Grazie.

 

Insisto: i miei amici Enzo Cuomo (a cui ho fatto una campagna elettorale e che conosco da quando ero rappresentante d’Istituto al liceo Quinto Orazio Flacco) e Fernando Farroni (mio compagno di scuola allo stesso liceo!) non ci hanno fatto bella figura. Fernando ha sbagliato a prendere a calci la porta del Sindaco (si chiamasse Enzo Cuomo o Gennaro Esposito), Enzo ha sbagliato a sfruttare questa occasione per un attacco di carattere personale basato sul fatto che Fernando ha un lavoro ottimamente retribuito e di prestigio in Regione. 

 

Gli atti dei parcheggi: non parlo di cose che non conosco. Non l'ho fatto prima, non lo farò adesso Qualcuno ha la coda di paglia? Fernando Farroni ha presentato una interrogazione su quel tema. Visto le voci che circolano in città sarei curioso anche io, da cittadino e dirigente del terzo settore locale (e quindi soggetto politico del mio territorio), di saperne di più visto che i giornali hanno lasciato cadere la questione. Amico anonimo, visto che sembra che tu sappia molto, illumini noi poveri mortali?

 

Meno male che Cuomo non ha mai voluto fare il primario!!! Visto che non è un medico ma un funzionario amministrativo sarebbe stata una cosa molto, molto grave… J

Ma poi, anonimo, tu chi sei? Il difensore di Enzo Cuomo? Il cavaliere mascherato che difende gli oppressi? Enzo è un politico di razza, uno dei migliori che abbia mai incontrato. Credimi, non ha bisogno di aiutini così pasticciati ed imbarazzati… Soprattutto perchè difendi Enzo Cuomo se il sottoscritto si è limitato a fare considerazioni di carattere generale e non lo ha attaccato? E poi perchè avrei dovuto attaccare il mio sindaco, appartenente al mio partito, a pochi mesi dal voto per delle comunali che ci devono vedere uniti? Mistero...

 

Ringrazio per la qualifica di “autorevole esponente del Comune di San Giorgio” ma, come qualsiasi persona che abbia un rudimento di diritto sa perfettamente, la rappresentanza è in capo esclusivamente alla parte politica. Io sono solo un semplice cittadino che vuole esprimere la propri opinione, ed un giornalista a cui piace che si faccia chiarezza sui temi che interessano alla gente. E non accetto che qualcuno mi metta un bavaglio. Soprattutto uno che non ha nemmeno le palle di firmarsi.   

P.s. Non mi riconosco nella politica della rissa. Con un PD con un così basso livello di democrazia e un clima così burrascoso confermo che non mi candiderò alle comunali, nonostante le pressanti richieste di tanti amici, che non finirò mai di ringraziare per la fiducia costantemente accordatami.

lunedì, 04 agosto 2008

Nella calura estiva di questi torridi giorni d’estate una notizia è rimbalzata su tutti i giornali ed ha particolarmente colpito la mia attenzione per come anche i colleghi della stampa hanno deciso di schierarsi, dando enorme risalto alla vicenda. Ecco qui di che parliamo:

 

(ANSA) - NAPOLI, 1 AGO - Partirà alle 20 la fiaccolata di solidarietà a Sant'Anastasia (Napoli) a favore della famiglia Miranda, per la vicenda di Sara. Sara e' la bimba marocchina affidata dalla madre alla famiglia napoletana per sette anni e ora in una casa famiglia. Tutto il paese si e' mobilitato a favore della famiglia Miranda che lotta per riavere la piccola che ora la madre naturale reclama. 'Per noi - spiegano i Miranda - e' importante sentire la vicinanza e la solidarietà del paese'.

corteo

 

Ricapitoliamo. Una bambina marocchina viene data in AFFIDAMENTO ad una famiglia italiana. Un tacito affidamento, senza carte scritte. La madre biologica, che probabilmente oggi ha migliorato la sua condizione psicologica, sociale ed economica, chiede che la bambina torni a stare con lei. La famiglia Miranda che fa? Decide che la bambina è ormai è loro, che in sette anni l’hanno “usucapita” e che è come se fosse loro figlia. Chi è questa donna che si permette ora di chiamarsi madre e che vuole portarla via? Così i Miranda chiedono il sostegno di Sant’Anastasia. E Sant’Anastasia scende in piazza per una fiaccolata. Duemila persone, forse di più. I compagni di classe di Sara. Le maestre. I consiglieri comunali. Tutti d’accordo, nessuna voce contraria: Sara deve rimanere a Sant’Anastasia.

 

Mi chiedo: che sarebbe successo se fosse stata una madre di Sant’Anastasia ad aver lasciato sua figlia in mano ad una famiglia marocchina sette anni fa. Ora non solo avremmo le piazze piene di gente che si chiederebbe come osa una famiglia di extracomunitari pretendere di tenere con sé una bambina italiana (con una chiara vena razzista) ma i fiumi di inchiostro si spenderebbero a favore della madre. In questa storia, cioè, non conta ciò che è giusto o che è sbagliato. Conta solo dove vive e chi è la persona che esige un diritto.

 

Un diritto assolutamente campato in aria. Perché la famiglia Miranda non ha adottato Sara. Ne è solo l’affidataria e pure senza alcuna carta scritta. Ha cioè accettato di tenere Sara con sé finchè i problemi della sua famiglia di origine non fossero stati risolti, cosa che è effettivamente avvenuta. I Mirando oggi esprimono una volontà che è del tutto umana e comprensibile, ma giuridicamente immeritevole di qualsiasi tutela. Mi viene in mente il caso di quella famiglia italiana che rapì (chiamiamo le cose con il proprio nome) una bambina bielorussa che era stata da loro a passare le vacanze estive. Anche allora i media italiani si schierarono dalla parte di chi diritti non ne aveva manco in lontananza.

 

C’è un’altra riflessione da fare: chi prende un bambino in affidamento sa da subito che il bambino non è “suo”. Che potrà essergli tolto in qualsiasi momento. Che è chiamato a dare amore senza poter chiedere nulla in cambio. Viene spiegato subito, si fanno dei corsi ad hoc, gli assistenti sociali ed i magistrati tutelari sono chiamati a farlo ben presente alle famiglie. Il fatto che qualcuno, con il passare degli anni, se lo sia scordi, è veramente odioso.


Sara al momento vive in una casa famiglia. Mi auguro che presto possa riabbracciare quella madre naturale che, lo dimostrano le vicende di questi giorni, l’ha sempre amata senza poterla tenere affianco. E che con lei possa iniziare una nuova vita.  

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categoria:politica, giornalismo, immigrazione, razzismo, ansa, affidamento, il mondo alla rovescia
giovedì, 31 luglio 2008

La Procura generale chiede di bloccare la sentenza sullo stop all'alimentazione forzata

Eluana, sì della Camera al conflitto
di attribuzione.

E la Procura fa ricorso

Passa la mozione che solleva il caso davanti alla Consulta. Il Pd non partecipa, Udc con la maggioranza

 

ROMA - La Procura Generale di Milano ha deciso di ricorrere in Cassazione contro il decreto della Corte d'Appello Civile sul caso di Eluana Englaro e ha chiesto di sospendere il provvedimento emesso che, altrimenti, sarebbe esecutivo in qualsiasi momento. Secondo la motivazione che accompagna la decisione, non è stata accertata con sufficiente oggettività l'irreversibilità dello stato vegetativo permanente della ragazza, che vive in coma vegetativo da 16 anni. Per questo la Procura generale si oppone alla sentenza pronunciata dalla corte d'Appello civile di Milano, e confermata in Cassazione, secondo la quale il padre della giovane, Beppino Englaro, può chiedere ai medici di interrompere il trattamento che tiene in vita Eluana. Il sostituto pg, Maria Antonietta Pezza, in accordo con il procuratore generale di Milano, Mario Blandini, ha così firmato e depositato il ricorso contro la decisione dei giudici. Un ricorso sofferto, sul quale - per quel che si sa - gran parte della Procura non era d'accordo. Il sostituto pg ha presentato anche un'istanza di sospensione del decreto di tre settimane fa, per bloccarne l'esecutività. Sulla richiesta di sospensiva sarà di nuovo la Corte d'Appello a doversi pronunciare.

Beppino Englaro, padre di Eluana (Ansa)
Beppino Englaro, padre di Eluana (Ansa)

SI' DELLA CAMERA A CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE - Nel frattempo, sempre sul caso Eluana, la Camera ha approvato la mozione per sollevare un conflitto d'attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale in merito alla vicenda. E' atteso per venerdì, invece il voto del Senato. Hanno votato a favore solo deputati del Pdl, della Lega e dell'Udc; contro hanno votato quelli dell'Idv. I deputati del Pd non hanno preso parte alla votazione.

LEGALE FAMIGLIA, «ANDIAMO AVANTI, NESSUNA SOSPENSIONE» - «Per noi la situazione oggi è uguale a ieri, e identica a tre settimane fa: la Corte d'Appello di Milano, come poi confermato dalla Cassazione, ha autorizzato il signor Englaro a porre fine alle sofferenze della figlia, ed è quello che farà quando lo riterrà opportuno, nè prima nè dopo». Così il legale della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini, commentando il voto della Camera. E sulla decisione della Procura, è intervenuta invece la curatrice di Eluana, Franca Alessio: «Sono motivazioni sconcertanti. Già la Corte d'Appello - ha ricordato Alessio - nel suo decreto ha ritenuto che l'irreversibilità dello stato di Eluana fosse un fatto passato in giudicato. Durante un'udienza fui io stessa a proporre che il dottor Riccardo Massei o il dottor Carlo Alberto Defanti venissero a testimoniare sull'irreversibilità dello stato vegetativo, ma nessuno lo ritenne opportuno». «L'irreversibilità - ha aggiunto la curatrice speciale - non è più discutibile: lo riconoscono tutti, persino i medici della clinica dove Eluana è ospitata». Esprimendo il suo sconcerto per la decisione della Procura generale di Milano, Franca Alessio ha voluto comunque ribadire la scelta della riservatezza adottata dalla famiglia di Eluana. «Questa è e resta una questione privata - ha detto - e riguarda solo il caso specifico di Eluana Englaro. Siamo contrari a qualunque strumentalizzazione in senso differente».

LA LOGGIA, «PARLAMENTO HA DIRITTO DI LEGIFERARE» - A proposito del voto della Camera, invece, molte sono state le reazioni politiche. Per Enrico La Loggia, vice Presidente del Gruppo del Pdl a Montecitorio, «la decisione ha una valenza prettamente tecnica. Si tratta di stabilire, come da noi sostenuto, che il diritto di legiferare su questa, come su qualunque altra materia, appartiene al Parlamento, come prevede l'articolo 70 della Costituzione».

DI PIETRO, «STO CON I GIUDICI» - Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, difende la decisione della magistratura. «Se al Parlamento non va bene questa legge si assuma la responsabilità di cambiarla e non percorra la strada pilatesca e da don Abbondio di attaccare un magistrato che ha applicato una legge che già c'è», spiega Di Pietro.

QUAGLIARIELLO, «PDL NON METTE TESTA SOTTO SABBIA» - Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato, ha espresso grande soddisfazione per il voto favorevole della Camera a elevare il conflitto di attribuzione. Secondo Quagliariello il voto dimostra che il Pdl «non mette la testa sotto la sabbia» quando si tratta di affrontare tematiche che riguardano «il confine tra la vita e la morte, che si affacciano prepotentemente nella dimensione pubblica al punto da condizionare la stessa convivenza civile».

SORO, «CI VUOLE UNA LEGGE» - Il capogruppo democratico Antonello Soro ribadisce che «il Parlamentao non può lamentare la mancanza della normativa ma deve invece fare una legge che disciplini la parte finale della vita». «È del tutto privo di fondamento invece - aggiunge Soro - prendersela con i singoli magistrati che segnalano la mancanza della legge e operano in questo contesto». Il capogruppo democratico nega che ci sia una «spaccatura» nel Pd sul tema: «nessuna divisione chiediamo una legge e abbiamo già comunicato al presidente Fini di inserirla nella programmazione autunnale». Un intervento legislativo, secondo Soro, «consentirebbe di riaffermare con forza nel nostro ordinamento il divieto di ogni forma di eutanasia e di accanimento terapeutico, realizzando nel contempo l'alleanza terapeutica tra medico e paziente e l'equa distribuzione delle cure palliative».

BINETTI, BOBBA E CARRA, «SOFFERTA MEDIAZIONE, MA PD UNITO»- «Oggi il Pd con una sofferta mediazione ha offerto una importante manifestazione di unità e di compattezza non partecipando al voto sul conflitto di attribuzione». Lo affermano i deputati del Pd Binetti, Bobba, Carra, Calgaro, Lusetti, Mosella, Ria, Sarubbi. E aggiungono: «Vogliamo che Eluana viva, riconoscendo anche alla sua esistenza attuale il diritto a vivere e riaffermando che nessuno può assumersi la tragica responsabilità di togliere la vita ad un'altra persona».

venerdì, 25 luglio 2008

Il sindaco di San Giorgio a Cremano Mimmo Giorgiano miglioreMimmo Giorgiano ha presentato un esposto al locale commissariato della Polizia di Stato, riportando di essere stato aggredito verbalmente dal marito di una ex dipendente della Mita.

 

La vicenda è accaduta poco dopo le 13 di oggi sullo scalone principale del Palazzo di Città, in piazza Vittorio Emanuele II. Con Giorgiano si trovava il vicesindaco Giorgio Zinno: entrambi si stavano recando ad una riunione per discutere del futuro dei dipendenti delle società miste Mita e Città Solidali, entrambe in liquidazione. L’aggressore ha avvicinato il Sindaco e gli si è rivolto con toni particolarmente veementi, proferendo frasi irriguardose nei confronti nei suoi confronti. Le urla hanno richiamato l’attenzione di numerosi dipendenti comunali, che sono accorsi sul luogo. L’uomo è stato poi calmato sia dal primo cittadino che da sua moglie, che nel 2005 venne licenziata dalla Mita in seguito ad una segnalazione della Prefettura che indicava lei ed altri tre lavoratori come persone collegate al clan camorristico degli Abate nonostante non risultassero a loro carico delle condanne per reati legati alla mafia.

 

La Polizia di Stato ha quindi comunicato al Sindaco di aver diffidato l’uomo dal dimostrare comportamenti aggressivi nei confronti del primo cittadino in futuro e di aver disposto il rafforzamento le misure di sicurezza per il Sindaco ed i suoi collaboratori più stretti.

 

“In questi giorni la mia Amministrazione sta affrontando lo spinoso problema delle decine di lavoratori delle società miste Mita e Città Solidali che rischiano il proprio posto di lavoro. – dichiara Mimmo Giorgiano – Si tratta di problemi che abbiamo ereditato e ce ne stiamo occupando con serietà e rispetto delle esigenze dei lavoratori, che in questa storia rappresentano la parte debole. Proprio oggi stavo lavorando ad un dossier da presentare al Prefetto per trovare una soluzione alla vertenza dei quattro dipendenti licenziati tre anni fa da Mita e fatti come quello di stamattina dimostrano che è necessario che ognuno faccia la sua parte per svelenire il clima, perché quanto più difficili sono i problemi a cui dobbiamo trovare soluzioni, tanto maggiore deve essere la serenità con cui lavorare. Invito tutti i lavoratori alla calma e ribadisco la mia promessa: il Sindaco farà tutto quanto in suo potere per salvaguardare il futuro dei lavoratori.” 

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categoria:politica, mimmo giorgiano
venerdì, 25 luglio 2008

Robin Tax Inasprimento del prelievo fiscale per petrolieri, banche e assicurazioni. Per le società energetiche viene innalzata dal 27,5% al 33% l'aliquota Ires. Per banche e assicurazioni il maggior prelievo sarà ottenuto con un allargamento della base imponibile. L'Autorità per l'Energia dovrà vigilare per impedire che il maggior prelievo pesi sui clienti.

Iva alberghi Piena detraibilità dell'Iva su alberghi e ristoranti in cambio di una limitazione della deduzione di queste componenti di costo ai fini delle imposte dirette.

5 Per mille La dotazione finanziaria 2008 a beneficio di ricerca e volontariato aumenta di 20 milioni e viene estesa al 2009. Tax credit cinemaRipristinato il credito d'imposta per favorire gli investimenti nel settore cinematografico.
Tassa sugli assegni E’ abolita la tassa di 1,5 euro per gli assegni non contenenti la clausola 'non trasferibile'. Inoltre, viene elevato da 12.500 euro (dagli attuali 5.000 euro) il tetto per poter effettuare pagamenti contanti o con assegni.
TREMONTI
Redditi on line Sanatoria per l'Agenzia delle Entrate sulla vicenda dei redditi ondine. Si prevede la possibilità di consultare anche su internet gli elenchi dal 2005 a oggi. Studi settoreIn funzione dell'attuazione del federalismo fiscale dal primo gennaio 2009 gli studi di settore verranno elaborati anche su base regionale o comunale, sentite le associazioni professionali e di categoria.
Professionisti E’ stato soppresso l'obbligo per i lavoratori autonomi e i professionisti di tenere un conto corrente bancario o postale per l'esercizio dell'attività. AssicurazioniIl prelievo applicabile alle riserve matematiche dei rami vita salirà dallo 0,3 allo 0,35% (+0,050). Per il solo 2008 l'aliquota salirà allo 0,39%.
Stock Options Accanto al nuovo regime fiscale viene introdotta l'esclusione dei redditi derivanti da stock options dalla base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali e assistenziali.
Fondi comuni Aumenta dal 12,5% al 20% l'imposta sostitutiva per i redditi derivanti da cessione o rimborso di quote di fondi immobiliari familiari chiusi.
Agenzie fiscali Sono previsti una serie di tagli alle risorse per le agenzie fiscali. RiscossioneSi estende agli enti locali che svolgono attività di riscossione delle imposte la possibilità di accesso alla banca dati dell'Agenzia delle entrate. Si estende agli associati in partecipazione lo scambio di dati tra Agenzia delle entrate e Inps in funzione antievasione.
Il pagamento di somme dovute all'Erario con assegni scoperti o non pagabili sarà considerato omesso. Identica sorte per i pagamenti con carta di credito se il gestore della carta non garantirà sulla relativa provvista finanziaria.
Famiglie social card Nasce la carta sociale per i meno abbienti. Verrà alimentata da un Fondo in cui confluiranno le maggiori imposte che pagheranno le banche. La social card interesserà circa 1,2 milioni di italiani e varrà 400 euro. Servirà per ottenere un sconto del 10% sui prodotti alimentari e sulle bollette.
Piano casa Arriva un piano per affrontare l'emergenza abitativa per i più poveri. Il progetto prevede nuove case per famiglie a basso reddito, giovani coppie, anziani in condizioni svantaggiate, studenti fuori sede e persone sottoposte a procedure esecutive di rilascio. Gli aiuti saranno estesi anche agli immigrati regolari a basso reddito. Saltano i 550 milioni per l'edilizia pubblica previsti da un decreto del 2007.
Sanità E’ prevista la razionalizzazione dei posti letto negli ospedali e lo spostamento delle prestazioni in ambulatorio, il taglio del 20% sugli stipendi dei dirigenti sanitari, più verifiche sulle esenzioni sanitarie e maggiori controlli sulle prestazioni liberamente rese da erogatori privati. Ticket Via libera alla cancellazione nel periodo 2009-2011 del ticket sanitario da 10 euro su diagnostica e specialistica. Per l'abolizione il governo mette sul piatto 400 milioni, mentre i restanti 434 milioni dovranno metterli le Regioni attraverso tagli, risparmi ed efficienze. Sicurezza Per la sicurezza il governo stanzia 300 milioni nel 2009. Del totale, 100 milioni verranno destinati al potenziamento della sicurezza urbana e la tutela dell'ordine pubblico.
Enti locali I tagli complessivi per Regioni, Comuni e Province al 2011 sono di oltre 9 miliardi, di cui circa 4 a carico delle Regioni.
Regioni Scatta una riduzione degli oneri degli organismi politici e degli apparati amministrativi regionali (soprattutto tagli a compensi, indennità e al numero dei componenti degli organi rappresentativi), e la soppressione di enti inutili, la fusione delle società partecipate, il ridimensionamento delle strutture organizzative.
Patto di stabilità Sanzioni per chi sfora e meccanismi premiali per gli enti virtuosi. Stretta sull'uso dei derivati da parte degli enti locali e stop ai prestiti senza rimborso contestuale di interessi e capitale.
Assunzioni In attesa di un Dpcm che stabilisca i criteri di virtuosità di Regioni ed enti locali, sono sospese le assunzioni da parte degli enti locali non sottoposti al patto di stabilità interno. Fanno eccezione i comuni con meno di 10 dipendenti a tempo pieno.
Sindaci Arriva un taglio del 30% agli stipendi dei sindaci dei comuni non virtuosi. Comunità montaneTaglio di 90 milioni di euro per il triennio 2009-2011 (30 milioni per ciascun anno) per le comunità montane.
Fondo unico regionale Viene istituito il Fondo unico regionale, in cui saranno raccolti tutti i trasferimenti dello Stato alle Regioni, per agevolare la successiva trasformazione dei trasferimenti in compartecipazioni o quote di tributi erariali in vista del federalismo fiscale.
Il Fondo sarà istituito al ministero dell'Economia e sarà operativo dal 2010.
Roma Capitale Misure urgenti per il comune di Roma, tra cui un prestito straordinario di 500 milioni per sostenere il risanamento dei conti comunali. Corte dei contiSalta l'articolo 61 che estendeva le possibilità di controllo della Corte nei confronti delle amministrazioni regionali.
Statali Saltano 400 milioni di euro da un Fondo del Tesoro dedicato a vari capitoli fra cui il rinnovo dei contratti degli statali. Il governo assicura che queste risorse non erano destinate ai contratti.
Consulenze Per la pubblica amministrazione arriva un taglio del 50% sulle spese per convegni, consulenze, pubblicità e spese di rappresentanza.
Ministeri Dai ministeri arriva il contributo più rilevante ai tagli di bilancio. Dai vari dicasteri il governo prevede di ottenere nel 2011 quasi 15 miliardi di risparmi.
Carta Dal primo gennaio 2009 per ridurre l'utilizzo della carta la PaImpronta digitale Dal 2010 raddoppia la durata della carta d'identità (da 5 a 10 anni) e diventa obbligatoria per tutti l'impronta digitale. Riforma Arriva una riforma sperimentale per un anno della manovra. Nel 2009 la Finanziaria dovrà contenere esclusivamente disposizioni attinenti al suo contenuto tipico, senza norme a sostegno dell'economia o di carattere ordinamentale, microsettoriale e localistico.
Taglia leggi L'abrogazione di circa 3.500 leggi scatterà dopo 180 giorni dall'entrata in vigore del decreto. Più tempo, da 60 a 90 giorni, per sopprimere gli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti. Trasporto Vengono stanziati 116 milioni per il 2008 e il 2009 per finanziare le misure dell'accordo tra le categorie e il governo. Inoltre, l'Osservatorio sulle attività di autotrasporto dovrà determinare mensilmente il costo medio del carburante per chilometro di percorrenza.
Lavoro Torna per le imprese l'obbligo della comunicazione preventiva di assunzione. ContrattiVengono introdotte ragioni oggettive per la stipula del contratto a termine. Novità anche sul fronte delle sanzioni: in caso di violazione delle disposizioni sul termine e sulla proroga, non scatterà il passaggio al contratto a tempo indeterminato, ma ci sarà un indennizzo di importo compreso tra un minimo di 2,5 a un massimo di sei mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto.
Cumulo Dal primo gennaio 2009 vengono aboliti i limiti al cumulo tra pensione e redditi di lavoro.
Finmeccanica In caso di aumenti di capitale da parte di Finmeccanica la quota percentuale detenuta dalla Stato non potrà andare sotto il 30%.
Cassa depositi e prestiti La gestione separata della Cdp potrà essere autorizzata a istituire un Fondo ad hoc con il quale partecipare a fondi per lo sviluppo.
Servizi locali Arriva l'attesa riforma del settore. La gestione dei servizi locali dovrà essere conferita in via ordinaria a imprenditori o società individuati attraverso gare pubbliche. Previsto il ricorso a società miste pubblico-private.
Benzinai Sì alla liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti, che prevede meno vincoli per installare una nuova stazione di servizio.
Scuola Si prevede una riduzione dei docenti da 868.542 dell'anno 2008-2009 a 781.201 nel 2011-2012 (taglio del 234,7% delle cattedre della scuola primaria e il 29,5% delle superiori). Obbligo L'obbligo scolastico si assolve anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale. E-book Dal prossimo anno sarà possibile scaricare i libri di testo scolastici da internet. Università Le università pubbliche possono trasformarsi in Fondazioni di diritto privato.
Fondo infrastrutture Nasce un Fondo per il finanziamento di interventi di potenziamento della rete infrastrutturale nazionale, comprese le reti di tlc ed energetiche.
Tav Viene abrogata la revoca delle concessioni per l'Alta velocità ferroviaria con i general contractor. Inail Soppressa l'autorizzazione all'Inail di procedere, in forma diretta, alla realizzazione di investimenti per infrastrutture di interesse regionale. Imprese in un giorno Attraverso una semplificazione delle procedure burocratiche sarà possibile avviare un'impresa in un giorno.
Class Action L'entrata in vigore è stata prorogata al primo gennaio 2009. Mister prezzi Vengono ridefiniti i poteri del Garante sui Prezzi. Inoltre, il ministero dello Sviluppo economico pubblicherà quadri di confronto dei prezzi dei principali beni di consumo durevoli, soprattutto prodotti alimentari ed energetici. Banca larga Arrivano 800 milioni per il periodo 2007-2013. FasViene fissata la percentuale, almeno l'85%, delle risorse del Fas (Fondo aree sottoutilizzate) e del Pon (Piano operativo naizonale) che dovranno andare alle regioni del Mezzogiorno.
Banca del Mezzogiorno Viene istituita la Banca del Mezzogiorno. Per far ripartire il progetto vengono stanziati 5 milioni nel 2008. Nucleare L'Autorità per l'energia svolgerà l'attività consultiva di segnalazione al governo sulla realizzazione di impianti di produzione di energia nucleare. La promozione della ricerca sul nucleare di quarta generazione rientrerà tra gli obiettivi della Strategia energetica nazionale che il governo metterà a punto entro sei mesi.
Immobili Prorogato fino a fine 2008 il termine entro cui individuare gli immobili da dismettere che dovranno essere consegnati all'Agenzia del Demanio. Parte dei proventi delle dismissioni andranno alla Difesa. Festa del 4 novembre Stanziati 3 milioni di euro alla Difesa per la festa del 4 novembre. Bambin Gesù Modificata la procedura per l'assegnazione di risorse all'ospedale 'Bambino Gesù'. Non si prevede più il coinvolgimento della Regione Lazio. Comitato Paralimpico Aumenta il contributo di 3 milioni per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010. Radio Radicale Ripristinati i fondi previsti per legge per le radio che abbiano svolto attività di interesse generale.
Api Torna il contributo per le api. Saranno stanziati 40 milioni nel biennio 2008-2009 (20 milioni per ciascun anno).

 

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categoria:politica, governo
mercoledì, 16 luglio 2008

Che dire? Tra Fernando Farroni (che di certo esagerato) ed Enzo Cuomo che, poco cavallerescamente, sfrutta un impeto di rabbia di Fernando per togliersi dei sassolini dalle scarpe ed attaccarlo a livello personale,  il livello di stile al Comune di Portici è ai minimi storici. E tra un anno si torna alle urne... Qualcuno mi ha anche chiesto di candidarmi alle Comunali... Col cavolo!!!!

Da www.metropolisweb.it
Portici: consigliere prende a calci la porta del sindaco, denunciato
PORTICI (Napoli) - Un calcio alla porta blindata dell´ufficio del sindaco, l´intervento dei vigili urbani e una denuncia per danneggiamento di beni pubblici con l´aggravante della qualità di consigliere comunale. E´ accaduto ieri sera in pochi minuti a Portici, nella sede del Municipio in via Campitelli. Secondo quanto si è appreso, intorno alle 21.30 subito dopo la seduta di consiglio comunale svoltasi regolarmente, un consigliere del Pd, identificato in Ferdinando Farroni, avrebbe sferrato un calcio alla porta blindata dell´ufficio del sindaco Vincenzo Cuomo (nella foto), danneggiandola in più punti.

I vigili urbani presenti hanno cercato di riportare la calma,
intervenendo a tutela del primo cittadino che - al momento del
fatto - era all´interno del suo ufficio, e identificando il consigliere che poi è andato via. Sul posto si sono radunati anche altri consiglieri comunali ´increduli´ per l´accaduto.
Sull´episodio interviene oggi il sindaco di Portici.

"Quanto accaduto ieri sera suscita indignazione, sconcerto, grande preoccupazione - fa sapere Cuomo in una nota scritta - . Il gesto compiuto dal Farroni, evidentemente, rappresenta il segnale di come una vita di privilegi, garantita da opportunità di impiego che a tantissimi ragazzi volenterosi sono purtroppo
precluse, possa provocare, nell´animo di un giovane, la perdita del contatto con la realtà e l´assoluta mancanza di rispetto di ogni forma di correttezza istituzionale. Il gesto, già gravissimo di per sé, e che costituisce un reato da perseguire d´ufficio, di sferrare calci alla porta d´ingresso dell´ufficio del sindaco, diventa ancora più sconcertante se compiuto da un consigliere comunale, da un rappresentante delle istituzioni, che dovrebbe essere esempio di serenità e correttezza".

Nella nota Cuomo poi aggiunge: "Il Comune, doverosamente, metterà in campo ogni azione per tutelare la dignità delle istituzioni. Personalmente, in qualità di sindaco, esprimo una grande amarezza e un profondo rammarico nel vedere un giovane consigliere comunale macchiare la sua carriera istituzionale
anche per i suggerimenti di quei cattivi maestri che dovrebbero quanto meno avere la dignità e il coraggio di assumersi la loro parte di responsabilità per quanto accaduto".

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categoria:politica, partito democratico, portici, vincenzo cuomo
mercoledì, 09 luglio 2008

velardi--180x230I Consiglieri Regionali della Campania ormai sono il gruppo di politici più dequalificato che esista. Abbiamo un presidente regionale indagato per reati gravissimi, una presidente del Consiglio che si è fatta diverse settimane di arresti domiciliari, un presidente della commissione Affari Istituzionali (!!!) con obbligo di dimora che ha anche avuto la faccia tosta di richiedere che le riunioni della commissione si tenessero nella sua città senza provare un minimo di vergogna, un consigliere regionale arrestato per legami con la camorra... La lista continua, ma per decenza mi fermo qui.

Che hanno fatto di nuovo i membri della Banda Bassotti campana (salvando la buona pace di qualche galantuomo)? Se la prendono con l'assessore al Turismo Velardi che ha ben pensato di fargli fare una pessima figura raccontando una sua audizione in commissione sul Corriere del Mezzogiorno. Ecco il testo, illuminante:

Caro direttore,
lunedì pomeriggio sono stato convocato dalla III commissione consiliare della Regione per discutere la legge sul turismo, lì giacente da più di due anni. Ho accettato l'invito, rinviando la presentazione di un mio disegno di legge in giunta. Ecco la cronaca della riunione: la sua veridicità potrà essere confermata dal verbale steso da un diligente funzionario che mi sedeva a fianco (e che provvederà — immagino — a tradurre in italiano il dibattito, prevalentemente svoltosi nell'amatissima lingua indigena). Dopo brevi e coloriti scambi di idee tra i consiglieri su come procedere, il presidente della commissione mi ha dato la parola. Io mi sono scusato per una precedente assenza, ho rassicurato tutti sul doveroso «rispetto per il lavoro della commissione e del consiglio», e ho avviato una riflessione sulla legge in discussione, mettendo in rilievo aspetti meritevoli — secondo me — di correzioni: il ruolo dei privati (da allargare), la governance (da restringere), l'esigenza di approvare un testo agile e snello, invece che una legge omnicomprensiva (il cosiddetto testo unico). Mentre mi accingevo a esprimere un concetto più generale («vorrei fare una considerazione più politica che tecnica, se mi consentite...»), un veemente commissario mi ha interrotto («ma che sta dicendo, ma come si permette...»), così ho rinunciato all'alato pensiero che volevo esprimere.
Ma ho dovuto rinunciare anche al resto. Perché da quel momento si è avviata (tra loro) una discussione che provo a sintetizzare, se ci riesco. Prima posizione, radicale: Velardi deve ritirare le due delibere approvate in giunta (sulle guide turistiche e sulle aziende di cura e soggiorno), e poi si potrà parlare del resto, cioè dell'ordine del giorno. Seconda posizione, radicale con variante meteorologica: l'assessore deve «congelare» le delibere per migliorare — appunto — il clima. Terza scuola di pensiero: Velardi non sa di che parla, perché discute la proposta di legge originaria, non quella elaborata in commissione. Di fronte alle mie flebili proteste («Come avrei potuto, se non ce l'ho?»), appare in scena un testo, che leggo e mi dichiaro pronto a discutere. Ma la quarta scuola di pensiero prevede che di questo si parli in una sottocommissione, da mettere subito all'opera con il mio staff tecnico, peraltro nel frattempo malamente offeso («sei uno staffiere, non uno staffista!»).
Siamo così agli ultimi atti. Io mi dico disponibile ad affrontare le asperità della sottocommissione. Si formano piccoli capannelli laterali e trasversali. Un commissario mi chiede di Scabec, grandi eventi, misure 4.5, ma non mi è consentito di rispondere. Qualcuno si alza per andare a fumare. Fino a che torna in scena il veemente consigliere, che dichiara, con un libretto in mano: «Basta così, ai sensi dell'articolo 59 dello statuto chiederò che l'aula discuta la proposta di legge originaria », annullando così due anni e passa di operoso lavoro. Il presidente della commissione dichiara chiusa la seduta. Si ricomincia da capo, ma non si sa quando, dove, come, in un clima di totale confusione, di assenza di indirizzi e strategie. Quale era l'alato concetto generale che stavo per esprimere quando è cominciata la bagarre? «Signori, guardate, bisogna stare molto attenti. La politica è ridotta davvero male. Cerchiamo di dare all'opinione pubblica qualche segnale positivo...».
Claudio Velardi
Assessore regionale al Turismo e ai Beni culturali
consiglio_regionale
Che il livello medio dei consiglieri regionali sia infimo, lo posso confermare personalmente avendo lavorato (a nero, pagato due spiccioli due) lì per quattro anni e mezzo. E qui la "Casta regionale" invece di fare ammenda, una buona volta, cosa decide di fare? Di attaccare Velardi che avrebbe gravemente offeso il suo onore. Insomma, il solito schifo. Ma in realtà la colpa non è loro. E' nostra che eleggiamo una classe politica arrogante, incompetente, talora criminale. Destra o sinistra non fa differenza, come non la faranno le possibili dimissioni di Bassolino: scommettiamo che un'ampia parte di quest'allegra tribù continuerà ad occupare gli stessi scranni che occupa oggi?
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categoria:politica, antonio bassolino, consiglio regionale
domenica, 29 giugno 2008
foto-nicolaisLuigi Nicolais è il nuovo segretario del Partito Democratico per la provincia di Napoli. Ha prevalso per una manciata di voti su un altro degnissimo candidato, Andrea Cozzolino, grazie soprattutto al passaggio dalla sua parte della corrente che fa capo a Pasquale Sommese e Bruno Cesario. Considero Nicolais un'ottima persona ed un politico con un alto senso delle Istituzioni. Mi fa piacere ricordare che il suo ultimo convegno da ministro è stato a Portici, organizzato da me a villa Savonarola, sul tema del turismo sociale. Ed ora che farà Nicolais? Do per certo che la battaglia per conquistare la Regione è svanita a vantaggio di Vincenzo De Luca, che ha stretto un patto di ferro con il suo ex arcinemico Antonio Bassolino. Credo che sarebbe un ottimo Sindaco di Napoli. E' un obiettivo alla sua portata. E sarebbe la persona giusta per risollevare una città che la Jervolino, mi duole dirlo, non è riuscita ad amministrare in maniera adeguata.
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categoria:politica, partito democratico, luigi nicolais
sabato, 28 giugno 2008

In politica mi definisco un cattolico democratico legato alla Dottrina Sociale della Chiesa ed attualmente, in mancanza di alternative valide, sono vicino al PD anche se senza troppa convinzione. In questi giorni a Napoli c'è un vero e proprio bailamme su chi dovrà essere eletto segretario provinciale. Se si leggono i nomi fatti sulla stampa una cosa salta subito all'occhio: tutti i candidati possibili sono ex diessini. E la vecchia componente della Margherita che fine ha fatto? Chiariampdlogo2oci: a me piacciono moltissimo i due contendenti principali, due politici di razza come Luigi Nicolais ed Andrea Cozzolino eppure sento che loro due non mi rappresenteranno mai pienamente. Possibile che questo PD ormai sia un DS n.2? Se non si invertirà la rotta ho paura che molti, troppi cattolici e moderati lasceranno la nave (in balia delle onde, a quel punto) per veleggiare verso altri lidi.

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categoria:politica, dottrina sociale della chiesa, partito democratico, luigi nicolais