venerdì, 14 novembre 2008

Comunicato n° 29 del 14 Novembre 2008


SCIENZA & VITA FA APPELLO ALLE COSCIENZE DI TUTTI:
“NON COOPERATE ALL’UCCISIONE DI ELUANA”

“Ci appelliamo alle coscienze di tutti quelli che nelle prossime ore e nei prossimi giorni si avvicineranno a Eluana Englaro, perché non cooperino alla sua uccisione”. E’ l'appello che l’Associazione Scienza & Vita rivolge a tutti, “al papà Beppino come agli altri familiari, a tutti gli amici ma anche ai medici, ai rappresentanti delle istituzioni dello Stato e delle Regioni. Un invito pressante rivolto a quanti possa essere richiesto di cooperare, a vario titolo, a porre fine all’esistenza terrena di Eluana. Una giovane donna da anni in stato vegetativo persistente, non dunque una malata terminale, che versa in un gravissimo stato di disabilità che necessita solo di un’assistenza elementare nell’idratazione e nell’alimentazione”.
“Non è ancora troppo tardi per fermarsi – ammonisce Scienza & Vita –. Non c’è alcun obbligo di dare attuazione alla sentenza di condanna emanata dal giudice. E’ ancora possibile rispondere al comandamento dell’amore che ama la vita, qualunque vita, anche la più fragile e tormentata. E assecondare quella voce che da secoli viene dal profondo della coscienza di ogni uomo e di ogni donna e che risuona come un comando: non uccidere”.


Associazione Scienza&Vita
Lungotevere dei Vallati 10, 00186 Roma
tel.: 06.6819.2554 fax: 06.6819.5205
e-mail: segreteria@scienzaevita.org

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categoria:famiglia, preghiera, scienza e vita, eluana englaro diritto alla vita
lunedì, 20 ottobre 2008
CHIESA: LE ACLI RICORDANO MONS. SANTO QUADRI

Assistente spirituale delle Acli dal 1955 fino al Concilio Vaticano II. Olivero: «uomo e sacerdote di straordinaria levatura»


Roma, 17 ottobre 2008 - «Instancabile promotore di pastorale sociale nelle Acli e nella Chiesa. Uomo e sacerdote di grande levatura e straordinaria formazione, fu capace di entusiasmare e dare obiettivi ad un'intera generazione». Il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero ricorda con queste parole mons. Santo Quadri, arcivescovo emerito di Modena, morto questa notte all'età di 88 anni a Bergamo, sua città natale, dove si trovava in visita ai suoi familiari.

Mons. Quadri su assistente nazionale delle Associazione cristiane dei lavoratori italiani dal 1955 al 1964, quando divenne vescovo e partecipò al Concilio Vaticano II come perito all'elaborazione della Gaudium et spes. La sua attività di assistente nazionale si caratterizzò per l'attenzione alla spiritualità del lavoro e al percorso di autonomia politica che caratterizzò le Acli negli anni successivi. Sacerdote stimato presso l'episcopato e dagli assistenti locali delle Acli, caratterizzò il suo ministero per l'equilibrio delle posizioni in un mondo in profondo mutamento. Ebbe poi da vescovo e da presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e del lavoro uno sguardo pieno di affetto nelle successive vicende delle Acli, di cui difese sempre la "scomoda" democraticità in anni di scelte difficili e anche dolorose.
sabato, 11 ottobre 2008

Peggiorate all'improvviso le condizioni della donna di 36 anni in coma da quasi 17
Finora vano l'intervento dei medici. Il padre le ha fatto visita in clinica

Eluana Englaro in fin di vita
"Condizioni gravissime"

di PIERO COLAPRICO

Eluana Englaro in fin di vita "Condizioni gravissime"

Eluana Englaro

LECCO - Sono peggiorate all'improvviso e gravemente le condizioni di salute di Eluana Englaro, la donna di 36 anni in stato vegetativo permanente da quasi diciassette anni. L'intervento dei medici, chiamati dalle suore misericordine che accudiscono la paziente, è per ora vano. Qualsiasi operazione sulla donna, date le condizioni critiche, potrebbe essere accanimento terapeutico, perché non porterebbe alcun miglioramento significativo nella non-vita di Eluana.

Un'emorragia interna sta compromettendo la situazione clinica di Eluana, secondo quanto ha confermato il professor Carlo Alberto Defanti, neurologo dell'ospedale Niguarda di Milano e medico curante della donna, ricoverata nella Casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco. Per una strana vicenda del destino, mai nulla di grave le era accaduto in tutti questi anni. Ora la sua vita è appesa a un filo per una causa imprevista, diversa dalla sospensione dell'alimentazione forzata, al centro di una disputa giuridica che dura da una decina d'anni.

Le condizioni di Eluana sono gravissime. Il padre Beppino, che da anni si batte per una "morte dignitosa", si è recato in ospedale. Si è allontanato un'ora ed è poi tornato per stare accanto alla figlia. Secondo Franca Alessio, curatrice speciale della donna per la quale la Corte d'Appello civile di Milano ha autorizzato e poi congelato la richiesta di sospendere il trattamento di idratazione e alimentazione forzata, Eluana è "in fin di vita". "Sono andata a trovarla intorno alle tredici - ha raccontato - e le suore mi hanno detto che le sue condizioni sono gravissime. Ci si aspetta che possa spegnersi nel giro di poco tempo. Siamo in una fase critica. Aspettiamo solo il progredire della situazione" ha detto l'avvocato lasciando la casa di cura. "E' stato concordato con i medici di non fare trasfusioni - ha concluso - e non c'è stato un rifiuto da parte del padre".

"E' chiaro che la ragazza non sta bene, ora vedremo cosa succede" ha detto Vittorio Angiolini, legale della famiglia Englaro. "Che il padre sia andato a trovare Eluana è già accaduto altre volte - ha detto Angiolini - non è che sia qualcosa di eccezionale. Non so bene che cosa sia accaduto: sta male, ora vedremo cosa succederà".

"Di fronte a questo inaspettato e improvviso peggioramento, l'importante è che le decisioni da prendere siano lasciate al tutore. Dunque al papà Beppino" è stato il commento di Mario Riccio, l'anestesista che ha assistito Piergiorgio Welby. Quanto è avvenuto, ha aggiunto, "è un chiaro esempio dell'importanza della figura del fiduciario".

Per l'anestesista, assolto dall'accusa di aver aiutato a morire l'esponente radicale, "la situazione è radicalmente cambiata. Eravamo abituati a considerare statiche le condizioni di Eluana, ma ora il peggioramento conferisce realmente al padre la possibilità di decidere. Perché molti atti medici, altrimenti necessari per mantenere in vita chi viene colpito da emorragia cerebrale, nel caso di Eluana possono configurarsi come accanimento terapeutico".

lunedì, 29 settembre 2008

San Michele Arcangelo

29 settembre

Nel Nuovo Testamento il termine "arcangelo" è attribuito a Michele.
Solo in seguito venne esteso a Gabriele e Raffaele, gli unici tre
arcangeli riconosciuti dalla Chiesa, il cui nome è documentato nella
Bibbia. San Michele, "chi come Dio?", è capo supremo dell'esercito
celeste, degli angeli fedeli a Dio. Antico patrono della Sinagoga oggi
è patrono della Chiesa Universale, che lo ha considerato sempre di
aiuto nella lotta contro le forze del male.

Patronato: Polizia, Radiologi, Droghieri

Etimologia: Michele = chi come Dio?, dall'ebraico

Martirologio Romano: Festa dei santi Michele, Gabriele e Raffaele,
arcangeli. Nel giorno della dedicazione della basilica intitolata a
San Michele anticamente edificata a Roma al sesto miglio della via
Salaria, si celebrano insieme i tre arcangeli, di cui la Sacra
Scrittura rivela le particolari missioni: giorno e notte essi servono
Dio e, contemplando il suo volto, lo glorificano incessantemente.

Il nome dell'arcangelo Michele, che significa "chi è come Dio ?", è
citato cinque volte nella Sacra Scrittura; tre volte nel libro di
Daniele, una volta nel libro di Giuda e nell'Apocalisse di s. Giovanni
Evangelista e in tutte le cinque volte egli è considerato "capo
supremo dell'esercito celeste", cioè degli angeli in guerra contro il
male, che nell'Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi
angeli; esso sconfitto nella lotta, fu scacciato dai cieli e
precipitato sulla terra.
In altre scritture, il dragone è un angelo che aveva voluto farsi
grande quanto Dio e che Dio fece scacciare, facendolo precipitare
dall'alto verso il basso, insieme ai suoi angeli che lo seguivano.
Michele è stato sempre rappresentato e venerato come
l'angelo-guerriero di Dio, rivestito di armatura dorata in perenne
lotta contro il Demonio, che continua nel mondo a spargere il male e
la ribellione contro Dio.
Egli è considerato allo stesso modo nella Chiesa di Cristo, che gli ha
sempre riservato fin dai tempi antichissimi, un culto e devozione
particolare, considerandolo sempre presente nella lotta che si
combatte e si combatterà fino alla fine del mondo, contro le forze del
male che operano nel genere umano.
Dante nella sua 'Divina Commedia' pone il demonio (l'angelo Lucifero)
in fondo all'inferno, conficcato a testa in giù al centro della terra,
che si era ritirata al suo cadere, provocando il grande cratere
dell'inferno dantesco. Dopo l'affermazione del cristianesimo, il culto
per san Michele, che già nel mondo pagano equivaleva ad una divinità,
ebbe in Oriente una diffusione enorme, ne sono testimonianza le
innumerevoli chiese, santuari, monasteri a lui dedicati; nel secolo IX
solo a Costantinopoli, capitale del mondo bizantino, si contavano ben
15 fra santuari e monasteri; più altri 15 nei sobborghi.
Tutto l'Oriente era costellato da famosi santuari, a cui si recavano
migliaia di pellegrini da ogni regione del vasto impero bizantino e
come vi erano tanti luoghi di culto, così anche la sua celebrazione
avveniva in tanti giorni diversi del calendario.
Perfino il grande fiume Nilo fu posto sotto la sua protezione, si
pensi che la chiesa funeraria del Cremlino a Mosca in Russia, è
dedicata a S. Michele. Per dirla in breve non c'è Stato orientale e
nord africano, che non possegga oggetti, stele, documenti, edifici
sacri, che testimoniano la grande venerazione per il santo condottiero
degli angeli, che specie nei primi secoli della Chiesa, gli venne
tributata.
In Occidente si hanno testimonianze di un culto, con le numerosissime
chiese intitolate a volte a S. Angelo, a volte a S. Michele, come pure
località e monti vennero chiamati Monte Sant'Angelo o Monte San
Michele, come il celebre santuario e monastero in Normandia in
Francia, il cui culto fu portato forse dai Celti sulla costa della
Normandia; certo è che esso si diffuse rapidamente nel mondo
Longobardo, nello Stato Carolingio e nell'Impero Romano.
In Italia sano tanti i posti dove sorgevano cappelle, oratori, grotte,
chiese, colline e monti tutti intitolati all'arcangelo Michele, non si
può accennarli tutti, ci fermiamo solo a due: Tancia e il Gargano.
Sul Monte Tancia, nella Sabina, vi era una grotta già usata per un
culto pagano, che verso il VII secolo, fu dedicata dai Longobardi a S.
Michele; in breve fu costruito un santuario che raggiunse gran fama,
parallela a quella del Monte Gargano, che comunque era più antico.
La celebrazione religiosa era all'8 maggio, data praticata poi nella
Sabina, nel Reatino, nel Ducato Romano e ovunque fosse estesa
l'influenza della badia benedettina di Farfa, a cui i Longobardi di
Spoleto, avevano donato quel santuario.
Ma il più celebre santuario italiano dedicato a S. Michele, è quello
in Puglia sul Monte Gargano; esso ha una storia che inizia nel 490,
quando era papa Gelasio I; la leggenda racconta che casualmente un
certo Elvio Emanuele, signore del Monte Gargano (Foggia) aveva
smarrito il più bel toro della sua mandria, ritrovandolo dentro una
caverna inaccessibile.
Visto l'impossibilità di recuperarlo, decise di ucciderlo con una
freccia del suo arco; ma la freccia inspiegabilmente invece di colpire
il toro, girò su sé stessa colpendo il tiratore ad un occhio.
Meravigliato e ferito, il signorotto si recò dal suo vescovo s.
Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto (odierna Manfredonia) e raccontò
il fatto prodigioso.
Il presule indisse tre giorni di preghiere e di penitenza; dopodiché
s. Michele apparve all'ingresso della grotta e rivelò al vescovo: "Io
sono l'arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna
è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. Là
dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli
uomini…Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito. Quindi
dedica la grotta al culto cristiano".
Ma il santo vescovo non diede seguito alla richiesta dell'arcangelo,
perché sul monte persisteva il culto pagano; due anni dopo, nel 492
Siponto era assediata dalle orde del re barbaro Odoacre (434-493);
ormai allo stremo, il vescovo e il popolo si riunirono in preghiera,
durante una tregua, e qui riapparve l'arcangelo al vescovo s. Lorenzo,
promettendo loro la vittoria, infatti durante la battaglia si alzò una
tempesta di sabbia e grandine che si rovesciò sui barbari invasori,
che spaventati fuggirono.
Tutta la città con il vescovo, salì sul monte in processione di
ringraziamento; ma ancora una volta il vescovo non volle entrare nella
grotta. Per questa sua esitazione che non si spiegava, s. Lorenzo
Maiorano si recò a Roma dal papa Gelasio I (490-496), il quale gli
ordinò di entrare nella grotta insieme ai vescovi della Puglia, dopo
un digiuno di penitenza.
Recatosi i tre vescovi alla grotta per la dedicazione, riapparve loro
per la terza volta l'arcangelo, annunziando che la cerimonia non era
più necessaria, perché la consacrazione era già avvenuta con la sua
presenza. La leggenda racconta che quando i vescovi entrarono nella
grotta, trovarono un altare coperto da un panno rosso con sopra una
croce di cristallo e impressa su un masso l'impronta di un piede
infantile, che la tradizione popolare attribuisce a s. Michele.
Il vescovo san Lorenzo fece costruire all'ingresso della grotta, una
chiesa dedicata a s. Michele e inaugurata il 29 settembre 493; la
Sacra Grotta è invece rimasta sempre come un luogo di culto mai
consacrato da vescovi e nei secoli divenne celebre con il titolo di
"Celeste Basilica".
Attorno alla chiesa e alla grotta è cresciuta nel tempo la cittadina
di Monte Sant'Angelo nel Gargano. I Longobardi che avevano fondato nel
secolo VI il Ducato di Benevento, vinsero i feroci nemici delle coste
italiane, i saraceni, proprio nei pressi di Siponto, l'8 maggio 663,
avendo attribuito la vittoria alla protezione celeste di s. Michele,
essi presero a diffondere come prima accennato, il culto per
l'arcangelo in tutta Italia, erigendogli chiese, effigiandolo su
stendardi e monete e instaurando la festa dell'8 maggio dappertutto.
Intanto la Sacra Grotta diventò per tutti i secoli successivi, una
delle mete più frequentate dai pellegrini cristiani, diventando
insieme a Gerusalemme, Roma, Loreto e S. Giacomo di Compostella, i
poli sacri dall'Alto Medioevo in poi.
Sul Gargano giunsero in pellegrinaggio papi, sovrani, futuri santi.
Sul portale dell'atrio superiore della basilica, che non è possibile
descrivere qui, vi è un'iscrizione latina che ammonisce: "che questo è
un luogo impressionante. Qui è la casa di Dio e la porta del Cielo".
Il santuario e la Sacra Grotta sono pieni di opere d'arte, di
devozione e di voto, che testimoniano lo scorrere millenario dei
pellegrini e su tutto campeggia nell'oscurità la statua in marmo
bianco di S. Michele, opera del Sansovino, datata 1507.
L'arcangelo è comparso lungo i secoli altre volte, sia pure non come
sul Gargano, che rimane il centro del suo culto, ed il popolo
cristiano lo celebra ovunque con sagre, fiere, processioni,
pellegrinaggi e non c'è Paese europeo che non abbia un'abbazia,
chiesa, cattedrale, ecc. che lo ricordi alla venerazione dei fedeli.
Apparendo ad una devota portoghese Antonia de Astonac, l'arcangelo
promise la sua continua assistenza, sia in vita che in purgatorio e
inoltre l'accompagnamento alla S. Comunione da parte di un angelo di
ciascuno dei nove cori celesti, se avessero recitato prima della Messa
la corona angelica che gli rivelò.
I cori sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù,
Principati, Arcangeli ed Angeli. La sua festa liturgica principale in
Occidente è iscritta nel Martirologio Romano al 29 settembre e nella
riforma del calendario liturgico del 1970, è accomunato agli altri due
arcangeli più conosciuti, Gabriele e Raffaele nello stesso giorno,
mentre l'altro arcangelo a volte nominato nei sacri testi, Uriele non
gode di un culto proprio.
Per la sua caratteristica di "guerriero celeste" s. Michele è patrono
degli spadaccini, dei maestri d'armi; poi dei doratori, dei
commercianti, di tutti i mestieri che usano la bilancia, i farmacisti,
pasticcieri, droghieri, merciai; fabbricanti di tinozze, inoltre è
patrono dei radiologi e della Polizia.
È patrono principale delle città italiane di Cuneo, Caltanissetta,
Monte Sant'Angelo, Sant'Angelo dei Lombardi, compatrono di Caserta.
Difensore della Chiesa, la sua statua compare sulla sommità di Castel
S. Angelo a Roma, che come è noto era diventata una fortezza in difesa
del Pontefice; protettore del popolo cristiano, così come un tempo lo
era dei pellegrini medievali, che lo invocavano nei santuari ed
oratori a lui dedicati, disseminati lungo le strade che conducevano
alle mete dei pellegrinaggi, per avere protezione contro le malattie,
lo scoraggiamento e le imboscate dei banditi.
Per quanto riguarda la sua raffigurazione nell'arte in generale, è
delle più vaste; ogni scuola pittorica in Oriente e in Occidente, lo
ha quasi sempre raffigurato armato in atto di combattere il demonio.
Sul Monte Athos nel convento di Dionisio del 1547, i tre principale
arcangeli sono così raffigurati, Raffaele in abito ecclesiastico,
Michele da guerriero e Gabriele in pacifica posa e rappresentano i
poteri religioso, militare e civile.

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mercoledì, 27 agosto 2008
eluana1Pregare e far firmare per difendere la vita di Eluana
 
Cari amici,
nel ringraziarVi per la Vostra continua sottoscrizione dell'appello per la difesa del diritto alla vita di Eluana Englaro Vi invitiamo ad aderire con convinzione all'iniziativa promossa dalla Diocesi di Roma per domenica 20 luglio, e che consiste nel pregare "perché il Signore illumini le coscienze sul valore intangibile di ogni vita umana, particolar-mente nelle situazioni estreme di sofferenza e di dolore, come il caso di Eluana Englaro."
 
Con quanti vorranno unirsi spiritualmente a noi proponiamo la recita del S. Rosario per domenica sera alle ore 21.
Associazione Due minuti per la vita
Casella postale 299 - 10121 Torino TO